La Cattedrale di Modena, la Ghirlandina e Piazza Grande

Cattedrale di Modena, UNESCO

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Nel corso dell’XI secolo un nuovo stile architettonico ha fatto il giro d’Europa. L’architettura romanica con i suoi archi a tutto sesto, i muri spessi e le sue piccole finestre ha conquistato rapidamente l’intero continente sviluppando significative varianti locali. L’Italia in particolare si è aperta a queste nuove influenze che sono state favorevolmente accolte in Emilia Romagna. Tra gli edifici romanici più importanti c’è San Geminiano, la Cattedrale di Modena. Con i suoi 88 metri di campanile (la Torre Ghirlandina) e la vicina Piazza Grande, è l’orgoglio e il vanto dei modenesi, motivo per cui c’è stata una comprensibile esultanza quando l’intero complesso è stato dichiarato Sito del Patrimonio Mondiale UNESCO nel 1997. Oggi, la Piazza con i suoi edifici romanici è la principale attrazione turistica di Modena. Saremo felici di mostrarti perché dovrai visitare presto questa bellissima città dell’Emilia Romagna.

Un’incursione nella storia di Modena

Il rinnovamento romanico dall’XI secolo in poi è stato solo uno dei vertici della storia profondamente emozionante di Modena. Sai che in realtà la città ha delle radici etrusche? Originariamente, Modena era chiamata Mutina prima che fosse conquistata dai Boi e prima che finisse in mani romane nel 222 a.C. In questo periodo la città romana si occupava di importanti attività di esportazione di vino e di ceramica, che sono decadute dopo i saccheggi di Attila e l’invasione longobarda. Ci è voluto fino alla fine del IX secolo prima che si iniziasse di nuovo la ricostruzione e la fortificazione.

Nel corso dei secoli successivi i governanti di Modena cambiarono diverse volte. La città era proprietà di un margravio quando iniziò la costruzione della cattedrale, poi diventò un libero comune che alla fine cadde e fu accresciuto dagli Este. Seguirono l’occupazione francese e il dominio austriaco dalla fine del XVIII secolo in poi. Infine, finalmente Modena diventò parte del nuovo stato italiano. L’ultimo discendente della casata Asburgo-d’Este morì nel 1886.

La Cattedrale di Modena

Naturalmente, i disordini politici hanno lasciato il segno sul paesaggio urbano. Probabilmente non sarai sorpreso del fatto che il Duomo di San Geminiano per molto tempo non è stata la sola chiesa in quest’area. In realtà, qui c’erano ben due chiese entrambe costruite intorno al V secolo, prima che la città venisse distrutta in seguito alla caduta di Roma. Sono state abbandonate, distutte e lasciate in rovina. Un’altra chiesa è stata fondata alla metà dell’XI seclo, poco dopo aver fortificato la città, ma ben presto è risultata troppo piccola. Inoltre, fu scoperta la tomba di San Geminiano, il patrono della città, che comprensibilmente necessitava di una posizione di rilievo. Rapidamente è stato sviluppato il progetto per una nuova cattedrale, delle cui sorti si sono occupati gli abitanti di Modena indipendenti dal potere imperiale ed ecclesiastico. La Cattedrale di Modena è diventata un simbolo di libertà ed autonomia, il libero comune sopra citato è sorto solo qualche decennio più tardi.

Alla fine, nel 1099, quando è iniziata la costruzione della cattedrale odierna, sotto la direzione dell’architetto Lanfranco, la margravia Matilda di Toscana, una delle donne più influenti del suo tempo, sostenne la città ponendo la prima pietra. Papa Lucio III consacrò la cattedrale romanica il 12 luglio 1184, ma ci volle un po’ di tempo prima che la costruzione fosse completata; nel 1322 per essere precisi. Ciò che rende particolare il Duomo con il suo campanile indipendente e la torre Ghirlandina, è il sapiente mix di stili di periodi differenti. Il romanico ovviamente domina, mentre gli elementi gotici e rinascimentali creano un aspetto particolarmente vivace.

Da lontano, puoi ammirare il marmo bianco scintillante delle pareti esterne che si alterna alle pietre grigie e rossastre, probabilmente resti delle chiese preesistenti. Ovviamente, troverai i caratteristici elementi romanici ovunque tra cui gli archi ciechi e una serie di loggette. Il rosone gotico di straordinaria bellezza testimonia la lunga storia costruttiva della cattedrale, durata circa 250 anni. Decorano la facciata numerosi bassorilievi realizzati dallo scultore Wiligelmo, contemporaneo di Lanfranco. Se osservi da vicino, puoi ammirare scene bibliche nonché raffigurazioni di profeti e patriarchi. Sono altrettano eccezionali, i rilievi della leggenda di Re Artù sulla Porta della Pescheria, il meraviglioso portico settentrionale della cattedrale.

È alquanto sorprendente invece che l’interno non abbia la classica pianta a croce. Non troverai un transetto, ma tre enormi navate. La cripta con il sarcofago contenente i resti di San Geminiano si trova nella parte inferiore dell’abside. L’abside centrale è stato fortemente modificato nel XVIII secolo e rivestito di marmi preziosi. Allo stesso tempo, le volte modificate sono state abbellite con decorazioni in stucco. È altrettanto sorprendente il parapetto in marmo, di Anselmo da Campione, con una raffigurazione della Passione di Cristo.

La Torre Ghirlandina

Cattedrale di Modena

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Tuttavia, la Cattedrale di Modena sarebbe stupenda a metà senza il suo campanile. La Torre Ghirlandina è la torre campanaria simbolo della città, visibile da lontano e un importante punto di riferimento. Originariamente chiamata Torre di San Geminiano, dal 1179 poggia su una base quadrangolare e si eleva su cinque piani. La rivalità con Bologna portò progressivamente ad ampliamenti ed aggiunte. Seguì ben presto la guglia ottagonale di Arrigo da Campione, che è anche l’autore del pulpito della cattedrale con le sculture in terracotta. Era decorato con due ghirlande in marmo, da cui il nome Torre Ghirlandina. Un’occhiata all’interno del campanile ti conduce alla Sala della Secchia con affreschi del XV secolo. Non perdere i capitelli scolpiti della Sala dei Torresani al quinto piano. Le cinque campane in Do maggiore risalgono al Rinascimento.

Altre attrazioni in Piazza Grande

La cattedrale con il suo campanile domina sicuramente la splendida Piazza Grande, che è il luogo dove il potere religioso e laico di Modena si incontrano. Ecco alcune delle altre cose da scoprire:

  • Il Palazzo Comunale: diversi edifici medievali sono stati collegati per formare il Palazzo Comunale nel XVII secolo. Il Palazzo Comunale attuale si trova dietro l’imponente facciata caratterizzata da maestose arcate. Inoltre, diverse sale di valore storico sono aperte ai visitatori. La Sala del Fuoco e la Sala del Vecchio sono tappezzate di stupendi dipinti e, quindi, sono assolutamente da non perdere.
  • Il Palazzo dell’Arcivescovado: questo grazioso palazzo con tanti piccoli particolari sulla facciata è nascosto diagonalmente di fronte alla cattedrale. Dietro le sue porte, troverai una piccola ma sorprendente cappella barocca.
  • La Preda Ringadora: nel Medioevo, personalità importanti, oratori e studiosi hanno parlato sopra questa grande pietra di fronte al Palazzo Comunale. Successivamente, è stata utilizzata come luogo di riposo per le guardie cittadine. Infine, dal XV secolo in poi la pietra è stata trasformata in una gogna per i debitori e i truffatori.
  • La Bonissima: il significato esatto di questa leggendaria statua medievale è sconosciuto. Da secoli la Bonissima osserva il via vai sulla Piazza. Dal 2010 ogni ottobre viene organizzato, in suo onore, un festival culinario di più giorni.

 

Attraversa attentamente Piazza Grande, la bellissima Torre Ghirlandina sempre sott’occhio, attratta dalla cattedrale come per magia. Questo singolare e straordinario Sito del Patrimonio Mondiale UNESCO nel cuore di Modena continua a stupire. Stai già aspettando con impazienza le tue prossime vacanze in Emilia Romagna?

Le antiche foreste di faggi primordiali in Italia

Le antiche foreste di faggi primordiali in Italia

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La maggior parte dei Siti Patrimonio Mondiale UNESCO è limitata ad una singola zona o regione e raramente ne oltrepassa i confini. Tuttavia, ci sono alcune eccezioni abbastanza gigantesche. Una di esse può essere riassunta sotto il lungo nome di “Antiche foreste di faggi primordiali dei Carpazi e di altre regioni d’Europa”. Pur essendo limitata a diverse aree in Germania, Slovacchia e Ucraina fino alla sua espansione nel 2017, questo sito ora comprende anche varie zone di: Albania, Austria, Belgio, Bulgaria, Croazia, Romania, Slovenia, Spagna e ovviamente dell’Italia. Sei meravigliose regioni e una superficie totale di 2.127 ettari si estende avvolgendo le aree del continente. Sei pronto per questa singolare esperienza naturale?

Perché le antiche foreste di faggi primitive meritano protezione

Ma come mai “alcune foreste” sono entrate nel prestigioso elenco dei Siti del Patrimonio Mondiale UNESCO? Beh, ora le antiche foreste primitive di faggi non sono niente di tutto ciò. A testimonianza dell’ultima era glaciale, coprono l’Europa centrale. Tuttavia, il loro numero e l’area complessiva si è decisamente ridotta nel corso dei secoli con la crescita della popolazione e dell’industrializzazione. Il faggio europeo di per sé è incredibilmente adattabile ed ha anche abbondantemente superato i cambiamenti ambientali. Allo stesso tempo la loro espansione corre parallela alla storia dell’insediamento umano. Infatti, l’uso del faggio dal Medioevo in poi e la concomitante riduzione delle antiche faggete riveste una grande importanza negli studi culturali.

Le antiche foreste di faggi primordiali in Italia, UNESCO

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Le faggete protette si trovano in luoghi a malapena soggetti alla presenza umana e sono diffuse in varie zone climatiche dall’arco alpino al Mediterraneo. I sei luoghi delle antiche foreste di faggi primitivi in Italia sono diffuse tra la costa occidentale e orientale in alcune delle zone più suggestive del paese, raccontando alla perfezione l’adattabilità di quest’albero unico. Vorresti saperne di più sulle diverse caratteristiche di questo Sito italiano del Patrimonio Mondiale? È ora di fare un piccolo viaggio.

Il Parco Nazionale di Abruzzo, Lazio e Molise

Uno dei più grandi parchi nazionali del paese ospita anche l’area protetta della faggeta italiana più estesa. Un’area sorprendente di 936 ettari è diffusa tra i boschi Coppo del Morto, Selva Moricento, Val Fondillo, Valle Cervara e Coppo del Principe. I faggi di Valle Cervara ad un’altitudine di 1850 m arrivano fino a 560 anni e sono i più antichi in Europa e persino dell’intero emisfero settentrionale! Numerosi corsi d’acqua attraversano la Val Fondillo animando ancora di più questo habitat già unico di per sé. Specie rare, come la salamandra pezzata, sono originarie di questa foresta umida. Le altre foreste di faggi nel Parco Nazionale di Abruzzo, Lazio e Molise ospitano anche una straordinaria varietà di fiori e specie faunistiche. Lupi e orsi bruni si sono stabiliti qui così come il luì piccolo insieme a caratteristici pantani e funghi.

Il Parco Nazionale del Pollino

Al contrario, le antiche foreste di faggi di Cozzo Ferriero in Rotonda sono un qualcosa di più piccolo e curato. I 96 ettari in provincia di Potenza, in Basilicata al confine con la Calabria, sono leggermente più giovani – circa 500 anni – e costituiscono anche il nucleo di faggete più a sud d’Europa. Gli imponenti alberi giganti ad un’altezza di 1750 m forniscono agli scienziati interessanti informazioni sugli effetti e sull’impatto dei cambiamenti climatici sugli alberi. Le escursioni guidate e i tour in montagna in piccoli gruppi su ripidi sentieri ti avvicinano a questa pace naturale: certamente la sicurezza e l’esperienza in montagna sono fondamentali.

Il Parco Nazionale del Gargano

Il grande parco in Puglia è in realtà più noto per le sue vaste foreste di pini. Tuttavia, i nostri faggi dominano il paesaggio della Foresta Umbra, che si può tradurre in maniera approssimativa come “foresta nera” o “foreste ombrose”. L’area può essere suddivisa in quattro diverse zone. D e C ti invitano a fare straordinarie passeggiate mentre B è l’area di conservazione effettiva. Tuttavia, a tutti gli escursionisti e ai turisti è proibito di entrare nella zona A. L’agrifoglio di Vico del Gargano davanti al monastero francescano, è tra i resti boschivi di Nemus Garganicum, una delle più grandi foreste di latifoglie dell’Europa centrale, e riveste un significato particolare in quanto è avvolto in numerose leggende.

Il Monte Cimino

Trovate appena 60 ettari di faggeta sui 1053 m del Monte Cimino, la parte più piccola di una bassa catena montuosa in provincia di Viterbo, nel Lazio. Qui ti imbatterai in autentici sopravvissuti. Nel corso dei secoli molte faggete sono state gradualmente trasformate in foreste di larici (alcune parti addirittura fin dall’età del Bronzo) utilizzando un abbattimento definito e selettivo. Le restanti faggete sono state poste velocemente sotto tutela ambientale. Oggi, sono accessibili solo parzialmente tramite passeggiate e sentieri escursionistici, ma sono in una zona di particolare importanza storica che devi assolutamente visitare.

Il Parco Naturale Regionale Bracciano – Martignano

La faggeta situata alla minore altitudine del Sito italiano del Patrimonio Mondiale è nei pressi di Oriolo Romano. La collocazione relativamente piatta di Monte Raschio a 542 m è spettacolare di per sé. Probabilmente ti chiederai, perché le faggete riescono ancora a crescere e prosperare nel Parco Regionale Naturale di Bracciano – Martignano nel suggestivo Lazio. Strati di terra vulcanica al di sopra della media permettono a questi giganti di prosperare e offrono un’ombra meravigliosa durante le piacevoli passeggiate.

Il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi

La tua ultima tappa è l’Emilia Romagna, dove ti recherai a Sasso Fratini, un’area protetta fondata nel lontano 1959 e difficile da raggiungere. Le pareti rocciose scoscese ne hanno impedito la deforestazione mentre le vie di accesso sono molto scarse. Questo ha permesso agli antichi faggi di crescere e prosperare magnificamente. Molti di essi hanno oltre 500 anni. Tuttavia, l’accesso a questa riserva naturale è severamente proibito. Troverai comunque molti sentieri per passeggiate ed escursioni per tutto il Parco Nazionale delle foreste Casentinesi, che tra l’altro si estende in Toscana, conducendoti vicinissimo ai meravigliosi alberi giganti. Sarai certamente capace di vederne alcuni.

Sei pronto per il tuo viaggio verso i maestosi siti naturali d’Italia? Anche se potresti non essere sempre in grado di raggiungere le antiche foreste di faggi primitive – per una buona ragione, come sicuramente comprenderai – ci sono comunque molte alternative ed opportunità per vivere ed esplorare in pace e tranquillità i parchi e le aree protette. Ci sono solo pochissimi luoghi in cui la storia naturale è tangibile come qui. Manteniamoli insieme protetti e in vita.

Villa d’Este a Tivoli

Villa d’Este a Tivoli

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Quando si tratta del periodo rinascimentale, probabilmente si pensa ai capolavori architettonici, alla riscoperta degli antichi ideali greci e rinascimentali uniti alle conoscenze contemporanee del XV e XVI secolo. In realtà, il Rinascimento ha rivoluzionato molti aspetti tra cui l’arte della progettazione dei giardini. Il classico giardino all’italiana, solitamente progettato e realizzato insieme ad una villa, ha avuto un boom eccezionale. Solo pochi altri luoghi sono così monumentali e variegati come Villa d’Este nei pressi di Roma. Sia la villa che i giardini sono stati dichiarati Sito del Patrimonio Mondiale UNESCO nel 2001, ma un’importante nomina nel XVI secolo ha quasi impedito la sua costruzione.

Da candidato papale a maestro della progettazione dei giardini

Il Cardinale Ippolito II d’Este è stato il candidato francese in diversi conclavi tra cui l’elezione del 1549 e del 1550 e alla fine ha ceduto il posto a Papa Giulio III. Diventato Governatore di Tivoli, Ippolito trasformò un antico monastero benedettino in un palazzo a partire dal 1550. L’idea di costruire il giardino sulla collina sotto l’edificio monumentale è stata sviluppata abbastanza velocemente, ma ci sono voluti altri dieci anni per la sua realizzazione. Pirro Ligorio, un pittore e architetto napoletano, realizzò un meraviglioso disegno mentre l’architetto di corte Alberto Galvani si occupò di trasformare radicalmente l’intera vallata.

I lavori erano quasi terminati quando Ippolito morì nel 1572. Tuttavia, il progetto non era ancora completato. Il suo successore, il Cardinale Alessandro d’Este apportò sostanziali modifiche alla concezione di giardino, ristrutturando edifici e fontane. Il luogo è notevolmente peggiorato negli anni seguenti sotto la dinastia degli Asburgo. È stato soltanto nel 1851 che Gustav-Adolf Prinz zu Hohenlohe-Schillingfürst rimise in uso e ristrutturò completamente questa magnifica proprietà. Il compositore Franz Liszt diventò un habitué e tenne qui uno dei suoi ultimi concerti nel 1879. Villa d’Este fu restaurata accuratamente ancora una volta in seguito ai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale. Da allora i lavori di manutenzione sono stati realizzati quasi continuamente. Non sorprenderti se durante la tua visita vedrai cartelli e tornelli.

La villa

Villa d’Este a Tivoli, UNESCO

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Prima di concentrarci sugli splendidi giardini, diamo un’occhiata alla villa, troppo spesso ignorata e trascurata. L’ingresso di oggi vicino a Santa Maria Maggiore è stato appena utilizzato al tempo di Ippolito. Invece, gli ospiti e i visitatori salivano al giardino scalinata per scalinata per guardarlo da lontano. Oltrepassato l’atrio con raffigurazioni del Vecchio Testamento e una sala con scene della vita di Re Salomone, si raggiunge l’ampio cortile con la fontana di Venere. Superato il salone, dove Ippolito doveva ricevere gente, si entra negli appartamenti del Cardinale. La sua camera da letto regala un meraviglioso panorama su tutto il giardino. Passeggiando lentamente attraverso il piano terra, ci si imbatte in innumerevoli sale riccamente decorate. Mosaici e dipinti murari dei più famosi artisti rinascimentali adornano queste sale sorprendenti e sfarzose. Ogni sala ha il proprio tema, come l’antica Grecia, alcuni personaggi biblici o scene di caccia.

I giardini

È tempo di andare all’attrazione principale, e che attrazione! Più di 500 fontane, ninfei, grotte e giochi d’acqua sono diffusi per i giardini di Villa d’Este. Essi utilizzano la pendenza incorporandosi perfettamente e in maniera più attraente nelle due zone principali. L’area principale del giardino, relativamente piatta, probabilmente nel XVI secolo aveva anche due labirinti. Ora è composta da numerosi piccoli giardini collegati da accessi a forma di balconi. Diversi scivoli, terrazze e gradini circondano il giardino posto in collina rendendo accessibile il pendio tramite un corridoio a volta con scorciatoie in corrispondenza delle fontane. E sotto tutto questo c’è un altro emozionante percorso incrociato con tre laghetti pieni di pesci, meravigliosi panorami e terrazze ancora più affascinanti.

Le fontane

Innumerevoli fontane fiancheggiano gli impressionanti giardini. C’è una quantità quasi incredibile di giardini ideati e da scoprire che vanno dalle Cento Fontane, un insieme di cento fontane lungo un unico viale, alle diverse fontane con raffigurazioni di animali, storiche, mitologiche e religiose. Per te, abbiamo preparato una selezione delle nostre preferite.

  • La Fontana dell’organo: la Fontana dell’organo è tra le più famose fontane del suo genere ed è stata riprodotta numerose volte in tutta Europa. È stato il primo organo d’acqua di tutti i tempi, ha stupito gli ospiti creando enormi turbamenti. I delicati meccanismi sono stati restaurati nel corso degli anni e sono stati resi di nuovo funzionanti nel 2003. L’organo d’acqua sicuramente ti stupirà, dalla sua monumentale architettura agli innumerevoli piccoli particolari e alle statue nascoste.
  • La Fontana di Proserpina: le statue di quattro Imperatori Romani – Giulio Cesare, Augusto, Traiano e Adriano – probabilmente all’inizio fiancheggiavano questa Fontana piccola ed ordinata. L’arco trionfale con le colonne tortili quasi simili a quelle della Cattedrale di San Pietro a Roma sono la testimonianza del progetto. Sfortunatamente, la statua dell’omonima Proserpina è andata perduta nel tempo
  • La Fontana della civetta: l’ideazione piuttosto formale della Fontana della civetta utilizza un simbolismo diverso. Decorazioni a mosaico attentamente posizionate, numerose figure più piccole e lo stemma degli Este sollevato da due angeli conferiscono alla fontana un aspetto di rappresentanza. Il meccanismo che riproduce il canto degli uccelli è stato ricostruito e installato in tempi recenti.
  • La Fontana dell’ovato: questa installazione ovale è stata una delle prime fontane ad essere completata. Il progetto del teatro d’acqua di Pirro Ligorio ha dato vita ad una montagna artificiale. La gente si incontrava nella Grotta di Venere sperando di poter passare più velocemente le calde giornate estive.
  • La Fontana dei draghi: per la Fontana dei draghi, Ligorio è stato ispirato dal mito di Ercole. Le statue raffigurano la raccolta dei pomi aurei nel Giardino delle Esperidi. Ladone, il drago guardiano dei pomi, è in un certo senso il personaggio principale della fontana dei draghi. A proposito, è possibile trovare altre raffigurazioni di Ercole e Ladone negli innumerevoli affreschi all’interno della villa.
  • La Fontana della Rometta: un modello in miniatura dell’antica Roma a forma di Fontana evidenzia uno dei luoghi più importanti del giardino. La Fontana di Rometta simboleggia il corso del Fiume Tevere dalla sorgente sugli Appennini fino all’approvvigionamento idrico della città. La montagna artificiale è stata aggiunta successivamente.
  • La Fontana di Nettuno: la più recente Fontana di Villa d’Este è stata realizzata soltanto nel XX secolo al posto di una cascata danneggiata. Attilio Rossi, intorno al 1930, ha trasformato i resti in una grandiosa fontana con alti ugelli. Ha riutilizzato la statua di Nettuno, pensata inizialmente per una diversa fontana incompleta, come pezzo centrale della Fontana di Nettuno.
  • Le cento Fontane: un viale con centinaia di fontane più piccole, Cento Fontane, si estende tra la Fontana dell’Ovato e la Fontana di Rometta. Anche se le decorazioni più ricche si sono rovinate o sono state ricoperte di muschio, è ancora possibile vedere le diverse maschere di pietra e le cascate che lambiscono quella che è probabilmente la passeggiata più bella del giardino.

 

Se ti piace camminare un po’, Villa d’Este con i suoi bellissimi giardini mozzafiato merita sempre una visita. È un’ottima meta durante la tua vacanza a Roma, dato che è ad est, a meno di un’ora dalla capitale italiana. Lasciati incantare da questo capolavoro rinascimentale – un’autentica esperienza sia dentro che fuori.

La Costiera Amalfitana

Costiera Amalfitana, UNESCO

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La straordinaria bellezza della regione Campania da vita a diversi incantevoli borghi, città e paesaggi: sicuramente conosci già Napoli, Pompei e il Vesuvio, solo per citarne alcuni. Questo elenco deve includere assolutamente anche la Costiera Amalfitana. La fascia costiera del Golfo di Salerno fa parte della penisola di Sorrento ed è composta da 13 comuni incantevoli: alcuni bucolici e tranquilli, alcuni abbastanza vivaci, con l’aggiunta di splendidi scenari naturali tra alte scogliere e il blu intenso del mare. Un’area sorprendente di 11.321 ettari è stata dichiarata Sito del Patrimonio Mondiale UNESCO nel 1997. Unisciti a noi per un piccolo viaggio verso la costa!

La natura e l’economia

La commissione UNESCO ha dichiarato la Costiera Amalfitana un luogo di straordinaria bellezza e ricchezza naturale che si unisce in maniera affascinante alle varie e impressionanti bellezze architettoniche e artistiche dei singoli comuni. La regione costiera era già fiorente nel periodo medievale, e lo puoi notare molto spesso nei borghi. Tuttavia, lo spazio vitale è piuttosto limitato a causa della posizione costiera particolarmente scoscesa, per non parlare dello spazio fortemente ridotto della produzione agricola.

Di conseguenza, molti borghi e città della Costiera Amalfitana si concentrano principalmente sul turismo, di gran lunga la maggiore componente economica della regione. Tesori artistici impressionanti, pace bucolica, lunghi sentieri escursionistici e meravigliosi panorami rendono reale la tua vacanza da sogno. Ma non è tutto. I limoni sono coltivati su terrazze affacciate sul mare, le loro bucce vengono utilizzate per produrre un eccellente Limoncello: un assaggio è sicuramente un’alternativa. Inoltre, la zona costiera offre anche vini pregiati. Vini rossi, vini bianchi e rosé presentano una grande varietà di gusti diversi con molti aromi sorprendenti.

I Comuni della Costiera Amalfitana

Costiera Amalfitana

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Una sola strada attraversa tutta la Costiera Amalfitana. La strada statale 163, forse meglio conosciuta come Amalfitana, corre per 50 km da Meta di Sorrento a Vietri sul Mare. Mentre il panorama della costa in forte pendenza è davvero mozzafiato, guidare sulla strada stretta, a due corsie, con pareti a strapiombo può essere da brividi. I grandi autobus possono viaggiare sulla Amalfitana soltanto con uno speciale permesso, i camper sono autorizzati alla guida solo di notte. E non abbiamo nemmeno imboccato lo stretto tornante che svolta verso Ravello.

Per ora, fai un respiro profondo, perché ti vogliamo presentare i 13 comuni della Costiera Amalfitana cominciando con le tre città e i borghi più importanti.

Amalfi

Per prima cosa ti suggeriamo Amalfi, il luogo che dà il nome alla zona. La piccola località è stata probabilmente fondata dai soldati dell’Imperatore Costantino intorno al 320 d.C. e presto diventò una potenza commerciale marittima, prima che gli attacchi pisani e un grave terremoto la condusse alla sottomissione politica ed economica.

Ora Amalfi, che si estende su ripide colline, è apprezzata come meta turistica gettonata e patria di un eccellente Limoncello, che puoi provare ed assaporare in diversi caffè, bar e ristoranti. Per di più, c’è un sacco di arte e cultura da scoprire in questa città. La Cattedrale in Piazza Duomo affonda le sue radici nell’XI secolo ed è stata inizialmente trasformata in stile arabo-normanno, più tardi in quello barocco. Questo magnifico edificio, con mosaici colorati sulla facciata e un interno a tre navate con i resti di S. Andrea apostolo, è il punto di riferimento della città. Inoltre, consigliamo un breve salto al Museo Civico nel Palazzo Comunale e al Museo della Navigazione nel vecchio cantiere navale. Entrambi ti mostreranno l’avvincente storia di Amalfi.

Positano

Il turismo occupa un posto centrale anche nel vicino borgo di Positano. Le camminate per i vicoli ripidi e le numerose scale diventano parte della tua routine quotidiana. Qui puoi accamparti e nuotare nelle acque limpide o prendere un po’ di sole. Ricorda, chi dorme non piglia pesci, e Positano è una località balneare molto famosa. Durante le tue passeggiate in un’area che era abitata fin dall’antichità – gli scavi hanno portato alla luce resti di una villa romana – incontrerai persone spensierate vestite in stile Positano. Questo stile piuttosto rustico presenta colori, tagli creativi e un sacco di pizzi. Negli ultimi anni è anche diventato un piccolo grande successo di esportazione. Diverse chiese, tra cui Santa Maria Assunta con la Madonna nera e Santa Caterina, e la roccia della Montagna Forata con i suoi tanti buchi accompagnano le tue passeggiate rilassanti.

Ravello

Molti secoli fa le famiglie romane patrizie si sono rifugiate presumibilmente sulle colline tra le valli Regina e Dragone per scappare dai barbari fondando una piccola tenuta. In realtà, Ravello ha attratto la ricca classe borghese che lasciò un segno decisivo in questo luogo. Durante il tuo tour vedrai numerose splendide ville ben conservate. La trecentesca Villa Rufolo è forse la principale attrazione. Questo imponente complesso di edifici ricreativi ora è utilizzato soprattutto per fare da cornice a mostre temporanee. Il suo magnifico giardino con tanti piccoli edifici offre uno spazio di benvenuto e un panorama spettacolare. Qui, Richard Wagner ha trovato l’ispirazione per il suo Parsifal. Le ville, le chiese e i santuari ti permettono di scoprire qualcosa di ancora più spettacolare e mistico ad ogni angolo di Ravello.

Gli altri comuni a colpo d’occhio

Oltre questi tre luoghi della Costiera Amalfitana, altri dieci comuni ti aspettano lungo la costa. Qui, tutti sono più tranquilli, a volte un po’ sonnolenti, ma comunque belli. Il tuo viaggio attraverso il Patrimonio Mondiale UNESCO della regione ti conduce a:

  • Vietri sul Mare: dal medioevo le ceramiche colorate vengono realizzate in questo piccolo borgo. Devi assolutamente visitare il museo delle ceramiche!
  • Cetara: una torre gigantesca sorveglia il tranquillo borgo con circa 2.000 abitanti che si occupano di pesca e agricoltura.
  • Maiori: la storia di Maiori si estende per molti secoli ed è evidente ad ogni angolo. Attendi con impazienza di vedere lo splendido Palazzo Mezzacapo, Santa Maria a Mare che sorge su una roccia e Santa Maria Olearia, il monastero benedettino fondato nel 973.
  • Tramonti: nel convento Conservatorio di San Giuseppe e Teresa, le suore producono il Concerto, delizioso liquore erboristico. La cappella rupestre, che si trova nella roccia, merita anch’essa una visita.
  • Minori: quella che era una volta una meta di vacanza famosa tra l’aristocrazia romana resta un piccolo ma grazioso borgo turistico con una stupenda villa romana e l’imponente Basilica di Santa Trofimena.
  • Scala: l’antica sede vescovile della repubblica marinara di Amalfi ti stupisce con la sua imponente Cattedrale del XII secolo. Il suo attuale aspetto barocco crea un incantevole contrasto di stili.
  • Atrani: i ricchi mercanti della repubblica marinara avevano costruito le loro ville ad Atrani. Le attuali chiese barocche San Salvatore de’ Bireto e Santa Maria Maddalena erano i loro luoghi di culto.
  • Conca dei Marini: gli etruschi fondarono uno dei più incantevoli borghi in Italia. Nel pittoresco comune con meno di 700 abitanti la vita è squisitamente rilassata.
  • Furore: questo piccolo comune sulla costa ha il suo fiordo con una spiaggia mozzafiato. Anche Furore è tra i borghi più belli d’Italia.
  • Praiano: numerosi hotel e tante chiese monumentali rappresentano i due lati di Praiano. Scopri gli splendidi dipinti rinascimentali all’interno di San Luca Evangelista.

 

Sia che tu stia visitando la Costiera Amalfitana, affrontando uno dei numerosi sentieri o scendendo ad una spiaggia dopo una breve passeggiata, la Costiera merita sempre un viaggio. Il meraviglioso insieme di attività frenetiche, di infrastrutture turistiche e l’idillio naturale della campagna fanno sì che i tuoi sogni si trasformino in realtà in uno dei più bei Siti del Patrimonio Mondiale UNESCO in Italia. È ora di prepararti per il tuo tour della Campania!

La città di Vicenza e le Ville palladiane in Veneto

Il più importante architetto rinascimentale del Nord Italia è nato a Padova il 30 novembre 1508. Andrea di Pietro della Gondola, meglio noto come Palladio, è stato il primo architetto a tempo pieno della sua epoca. Influenzato dal periodo romano e da altri architetti rinascimentali, Palladio ha rivolto il suo lavoro sia alla teoria che alla pratica. A partire dal 1540, ha lasciato un’impronta decisiva a Vicenza ed è diventato il più importante architetto della città, dopo aver inizialmente lavorato solo su poche ville nei dintorni. 23 dei suoi edifici nel centro storico e altre 24 ville venete sono state dichiarate Sito del Patrimonio Mondiale UNESCO nel 1994 e nel 1996. È ora di fare un piccolo tuffo nel passato dell’architettura.

A proposito di Andrea Palladio

Le Ville palladiane in Veneto, UNESCO

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Prima di intraprendere un tour nel centro storico di Vicenza, perché non imparare qualcosa su Andrea Palladio? Essendo figlio di un mugnaio, era tutto fuorché destinato ad una grande carriera architettonica. Lo scultore Vincenzo Grandi, il padrino del Palladio, ha finanziato i suoi studi come muratore e scultore. Ha incontrato Giorgio Trissino nel 1536. Il poeta e filosofo, 30 anni più grande di lui, ha notato subito le sue qualità, e lo ha sostenuto dandogli il nome di Palladio. Trissino ha finanziato un viaggio molto importante a Roma permettendo al capomastro e futuro architetto di studiare da vicino gli edifici romani.

Ci è voluto fino al 1549 affinché Palladio potesse svolgere un ruolo chiave a Vicenza, quando la sua proposta di ricostruire il Palazzo della Ragione vinse un concorso. Un’ascesa rapidissima, perseguita senza troppa determinazione, ha condotto Palladio a Venezia. Le sue opere illustrate sull’architettura romana e rinascimentale lo hanno messo sullo stesso piano di studiosi come Leon Battista Alberti e avrebbero fortemente influenzato e ispirato giovani architetti per decenni e secoli a venire. Palladio è morto il 19 agosto 1580, quattro anni prima che il Teatro Olimpico, il suo ultimo edificio, fosse completato.

Il centro storico di Vicenza

La città di Vicenza, UNESCO

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Puoi trovare edifici che sono quantomeno attribuiti ad Andrea Palladio in quasi ogni angolo del centro storico di Vicenza. L’operoso architetto rinascimentale si è lasciato alle spalle un patrimonio architettonico considerevole; gli edifici che sono stati pietre miliari del loro tempo ora accompagnano il tuo tour cittadino. Qui ci sono tre capolavori che devi assolutamente visitare.

La Basilica Palladiana

Dopo che la parte principale del Palazzo della Ragione crollò parzialmente alla fine del XV secolo, ci sono voluti oltre 50 anni perché fosse attuato un nuovo progetto. Palladio, allora un perfetto sconosciuto, ottenne il contratto, ma la costruzione fu terminata soltanto 34 anni dopo. La Basilica Palladiana, così come la conosciamo, ha ricevuto un aspetto totalmente nuovo e autorevole grazie ai marmi bianchi, al motivo ad arco trionfale e alle finestre a serliana. Il progetto e lo schema quasi identici per i due piani erano inconsueti per l’epoca, soprattutto per gli edifici pubblici. Un’occhiata al tetto permette di scoprire la grande sala del consiglio circondata da statue allegoriche. Ora la basilica ospita diversi negozi al piano terra, mentre il primo piano è utilizzato prevalentemente per mostre che si alternano.

Palazzo Chiericati

L’odierna Piazza Matteotti è stata spesso inondata. Palladio ha protetto Palazzo Chiericati elevandolo grazie all’utilizzo del crepidoma, un’antica sottostruttura gradinata dei templi greci. L’architetto è stato incaricato di progettare il palazzo del Conte Girolamo Chiericati perché aveva già realizzato la sua imponente basilica. Infatti, non sarai sorpreso che la monumentale facciata rinascimentale del palazzo con tre logge, colonne doriche e ioniche e uno schema simmetrico attorno alla corte sembri qualcosa di familiare, ma un po’ diversa. Grandiosi dipinti e affreschi sul soffitto accompagnano il tuo tour attraverso l’attuale Museo Civico che ospita l’arte regionale.

Il Teatro Olimpico

La fine dell’antichità classica portò alla scomparsa definitiva dell’edificio teatrale indipendente dall’architettura europea. L’Accademia Olimpica di Vicenza, co-fondata da Palladio, mostra interesse per l’arte scenica portando l’architetto a progettare questa reinterpretazione del teatro romano poco prima della sua morte. Infine, la costruzione è stata supervisionata e completata da suo figlio Silla e Vincenzo Scamozzi. La classica struttura con posti a sedere, palcoscenico e palchetti è stata adottata abbastanza liberamente. La sorprendente porta centrale, l’imponente colonnato e le statue che ricordano i fondatori dell’Accademia, che sono state aggiunte più tardi, conferiscono al teatro un aspetto monumentale. Il Teatro Olimpico è stato inaugurato dallo spettacolo dell’Edipo Re di Sofocle.

Altri edifici rilevanti nel centro storico della città

Sì, vi segnaliamo soltanto tre edifici dei 23 presenti nel centro storico di Vicenza di cui è stato responsabile il leggendario architetto. Vorresti vedere ancora di più del Palladio? Ecco alcuni suggerimenti extra per il tuo tour:

  • Il Palazzo del Capitaniato: questo palazzo, noto anche come Loggia Bernarda, ora ospita il consiglio comunale. La facciata decorata con stucchi e la combinazione di colori non convenzionali sono delle autentiche attrazioni.
  • L’arco delle Scalette: questo arco monumentale si eleva all’ingresso sud orientale del centro storico. 192 piccoli gradini conducono al santuario di Monte Berico. La possente architettura con le imponenti statue è migliore di quanto si possa immaginare.
  • Il Palazzo Iseppo Porto: un’altra opera giovanile di Palladio è stata progettata per l’influente famiglia Porto. La facciata, piuttosto estesa, divisa in tre parti con bugnato, piano rialzato e piano nobile ha un’aria quasi informale e stupisce grazie alle sue proporzioni armoniche.

 

Le ville di Palladio

Mentre il Sito del Patrimonio Mondiale UNESCO inizialmente prevedeva solo edifici del centro storico, è stato ampliato soltanto due anni più tardi includendo altre 24 ville dell’intera regione Veneto. Andrebbe oltre la finalità di questo articolo elencare tutte questi magnifici edifici. Ecco una selezione di attrazioni per il tuo prossimo viaggio in Veneto:

  • La Rotonda: questa villa è situata su una collina nella periferia di Vicenza ed è stata costruita per un influente referendario apostolico di Papa Pio IV. Palladio trovò ispirazione nel Tempio di Venere, nel Tempio di Romolo e nel Pantheon a Roma. L’imponente cupola e l’armoniosa simmetria ti toglieranno il fiato.
  • La Malcontenta: Mira alla foce del Canale Brenta è la sede della caratteristica villa dei fratelli Foscari, collegata a Venezia tramite un corso d’acqua. Mentre l’esterno è abbastanza semplice con motivi a stucco sulla facciata realizzata con conci in pietra, gli affreschi all’interno sono sorprendenti almeno il doppio.
  • Villa Thiene: un altro edificio a due piani, che originariamente doveva essere più grande ed imponente, si trova vicino Vicenza a Quinto Vicentino. Solo alcune parti del progetto di Palladio sono stati realizzate dando alla villa un aspetto leggermente eterogeneo. Tuttavia, questo aspetto quasi inquietante – sia all’esterno che all’interno – la rende ancora più affascinante.

 

Ovviamente, questo è solo un piccolo assaggio dello splendore e della varietà architettonica di Vicenza e dei suoi dintorni. Nel centro storico e anche oltre, lo stile di Andrea Palladio è onnipresente testimoniando il suo particolare ruolo di architetto e capomastro nel Rinascimento del nord Italia. Torna indietro nel tempo e goditi questo viaggio sicuramente indimenticabile!

Il centro storico di Siena

Il centro storico di Siena

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Firenze o Siena? Non sono solo i turisti a chiederselo, poiché tra le due città della Toscana, per diversi secoli, c’è stata vivacità artistica e rivalità politica. Tuttavia, per quanto riguarda l’architettura ci sono delle evidenti differenze. Mentre Firenze è il modello del fascino rinascimentale, Siena è quasi del tutto caratterizzata dagli elementi medievali dall’architettura gotica italiana. È la città di una delle università più antiche del paese, di una delle razze di cavalli più famose al mondo e un Sito del Patrimonio Mondiale UNESCO particolarmente bello. Il centro storico ha ricevuto questo riconoscimento nel 1995 e cattura ancora l’immaginazione dei visitatori da tutto il mondo. Ti stai chiedendo perché? Vuoi conoscere le attrazioni senesi da non perdere? Abbiamo la risposta a questo e a molto altro.

Siena, un tempo e ora

La storia di Siena potrebbe iniziare già dal medioevo, mentre la città affonda le sue radici molto più lontano. Probabilmente è stata fondata dagli Etruschi, che la chiamavano “Saena”, prima di diventare una colonia romana e infine iniziare la sua lunga e costante ascesa sotto i Longobardi. Nel medioevo l’estensione della sua influenza e del suo territorio si è conclusa in un conflitto di lunga data tra Siena e Firenze in molti campi, causando continui disordini e piccoli scontri seguiti da periodi di pace.

La Repubblica di Siena durerà per ben 400 anni: un periodo segnato da continui scontri politici interni e diverse guerre contro Napoli e il Papato, tra gli altri. La Peste Nera del 1348 e gli scarsi investimenti finanziari hanno contribuito solo a creare disordini, ma è stato nel 1555 che Siena si è dovuta arrendere ad un’alleanza tra la Spagna e il Ducato di Firenze. Tutto il territorio è diventato parte del Granducato di Toscana perdendo il suo potere politico. Tuttavia, nemmeno guerre e bombardamenti potrebbero danneggiare la grandezza e lo splendore architettonico di Siena.

Benvenuti nel centro storico

170 ettari di territorio del Patrimonio Mondiale e altri 9907 ettari di zona di rispetto. Il centro storico di Siena è piuttosto vasto. Raggiungere lo status del Patrimonio Mondiale 13 anni dopo Firenze ha soltanto accresciuto la rivalità tra le due città, ma entrambe meritano questo alto riconoscimento. Passeggiando per il centro storico di Siena, ne sarai sopraffatto. L’UNESCO la considera il modello di città medievale. Il paesaggio gotico urbano di Siena realizzato tra il XII e il XV secolo è stato ben preservato, mentre artisti e architetti della città influenzeranno i contemporanei di tutto il mondo. Ad ogni angolo del centro storico, puoi ammirare e vivere questo particolare fascino gotico. Ecco alcuni dei nostri angoli preferiti.

Piazza del Campo e il Palio

Il centro storico di Siena, UNESCO

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Il tuo tour inizia in Piazza del Campo, la piazza centrale e più importante di Siena. La sua forma a campana, la leggera pendenza e l’assenza di qualsiasi chiesa ed edificio religioso rendono unica la piazza; un centro esclusivamente politico tra le colline della città. Innumerevoli turisti gironzolano dove si tenevano mercati e fiere frequentando uno dei numerosi bar o si riversano nei labirintici vicoletti. Fonte Gaia (la fontana del mondo) al limite nord occidentale della piazza sottolinea decenni di costanti sforzi per assicurare una fornitura d’acqua stabile alla città. Alla fine, per farcela è stata necessaria una tubazione lunga 25 metri. Le statuette, che sono state sostituite da copie, evidenziano un decisivo passo in avanti nello sviluppo della scultura del primo Rinascimento.

Un’altra cosa che rende famosa Piazza del Campo in tutto il mondo è una particolare corsa di cavalli. Il Palio si tiene due volte l’anno – il 2 luglio (Palio di Provenzano) e il 16 agosto (Palio dell’Assunta) – e partecipano alla corsa le 17 contrade o rioni di Siena, tutte contraddistinte con i colorati stemmi storici. I cavalli vengono cavalcati senza sella e corrono attorno alla piazza per tre volte in meno di due minuti. Nella contrada che vince, di solito i festeggiamenti durano per settimane.

Il Palazzo Pubblico

L’antica sede del governo di Siena, il Palazzo Pubblico, è stato costruito nel 1297 per sottolineare il ruolo di centro del potere politico di Piazza del Campo. L’imponente facciata, parte in pietra e parte in mattoni, è stata ampliata e nel corso dei secoli sono stati aggiunti dei piani. Tuttavia, la vera attrazione è la torre del palazzo, la Torre del Mangia costruita dal 1325 al 1344. Doveva essere particolarmente alta per elevarsi al di sopra della città nell’avvallamento tra le colline, ed è diventata proprio così.

All’interno del palazzo splendide sale dal meraviglioso aspetto ti stupiranno. La grande Sala del Consiglio (Sala del Mappamondo) deve il suo originale nome ad una mappa del mondo di Ambrogio Lorenzetti, sfortunatamente perduta. Gli affreschi di Martini famosi in tutto il mondo rappresentano la Madonna in trono e il Condottiere Guidoriccio da Fogliano. La Sala dei Nove (Sala della Pace) presenta una maestosa ed allegorica serie di affreschi di Lorenzetti largamente considerata un’opera fondamentale dell’arte europea grazie alle rivoluzionarie rappresentazioni dello spazio e della natura del primo Umanesimo.

La Cattedrale di Siena

Uno dei capolavori chiave dell’architettura gotica italiana era in realtà una basilica romanica. Gran parte della navata è stata conservata ed è stata realizzata una volta gotica con un nuovo transetto aggiunto nel 1260. Giovanni Pisano ha adottato in questa chiesa perlopiù le caratteristiche dell’architettura gotica nordeuropea – la prima in Italia – aggiungendo, al suo programma iniziale, elementi architettonici del gotico francese. Sfortunatamente, la facciata originaria è andata perduta dopo essere stata adattata all’architettura barocca e successivamente è stata riportata allo stile gotico. Quindi, possiamo solo immaginare come poteva essere Santa Maria Assunta. Un altro edificio, più grande doveva essere unito alla cattedrale per superare Firenze, ma la Peste Nera, la crisi economica e dei problemi statici hanno bloccato questi tentativi lasciando tracce nella facciata incompiuta e nella navata laterale settentrionale.

La cattedrale è molto nota per il suo pavimento a mosaico. I pannelli in marmo servono da sfondo ad oltre 50 immagini che coprono l’intero pavimento e presentano incantevoli scene bibliche, allegorie e raffigurazioni dei profeti. Altre cose da non perdere sono la volta riccamente decorata della Biblioteca Piccolomini e la fonte battesimale del battistero con il suo fascino prerinascimentale.

San Domenico

San Domenico, una delle quattro basiliche di Siena, si trova al limite del centro storico, ma ancora all’interno delle mura (solo dal 1430). I Domenicani, quando hanno iniziato la costruzione nel 1226 hanno mantenuto l’essenzialità lasciando la facciata dell’edificio in mattoni, piuttosto semplice e funzionale. Tuttavia, le cappelle sono molto più maestose. Ne troverai soltanto sei nel transetto e sono tutte finemente decorate. Non perderti la Cappella di Santa Caterina magistralmente realizzata e decorata da Niccolò Bensi, gli affreschi che coprono la cripta con scene della crocifissione e il chiostro.

Questa è solo una piccola selezione delle innumerevoli attrazioni che troverai nel centro storico di Siena. Potremmo continuare così a lungo: se hai del tempo a disposizione, devi visitare Santa Maria dei Servi, San Francesco e il Museo dell’Opera del Duomo, solo per citare alcune delle cose da non perdere. Non preoccuparti del tempo che hai a disposizione per il tuo viaggio in Toscana, Siena merita sempre una visita!

La Villa Romana del Casale a Piazza Armerina

Villa Romana del Casale

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A partire dal periodo romano, i cittadini facoltosi, di tanto in tanto, si ritiravano in campagna per rilassarsi e lasciarsi alle spalle la vita movimentata della città trasformando la villa urbana, una residenza stagionale e di lusso fuori dalle mura cittadine, in una proprietà indispensabile già prima del periodo pre-cristiano. La Villa Romana del Casale, situata a Piazza Armerina in Sicilia, è uno degli edifici meglio conservati del periodo tardo imperiale, famosa per le sue affascinanti soluzioni architettoniche e per gli splendidi pavimenti a mosaico. Questo monumento romano in Sicilia è stato anche dichiarato Sito del Patrimonio Mondiale UNESCO nel 1997 e deve assolutamente far parte del tuo itinerario di viaggio.

Che cosa sappiamo della storia della villa

Inizialmente, il periodo dell’Impero Romano si è rivelato difficile per la Sicilia. Il lavoro degli schiavi nei latifondi ha ridotto le proprietà all’abbandono ed ha portato un notevole declino della vita cittadina. La crescente importanza delle province della Tripolitania e dell’Africa come produttrici di grano ha dato un notevole impulso alla Sicilia all’inizio del IV secolo trasformandola nel principale centro di commercio tra i due continenti. La nuova ricchezza permise a determinate classi di vivere in campagna dove le magnifiche ville venivano ora costruite dai coloni.

Sfortunatamente, non sappiamo a chi appartenesse all’inizio la Villa Romana del Casale. Mentre originariamente si è creduto che fosse la residenza imperiale di Massimiano o di suo figlio Massenzio, altre teorie hanno parlato di un governatore o di un console. Anche il periodo esatto della fondazione è poco chiaro. Gli esperti la collocano tra il 310 e il 325 a.C. Tuttavia, i mosaici risalgono probabilmente alla seconda metà del quarto secolo. Ciò nonostante, i ricercatori sono ora quasi certi che la Villa Romana del Casale era originariamente di proprietà privata.

La riscoperta e gli scavi

Come tanti altri edifici romani, la Villa Romana del Casale all’inizio si è persa nel caos della storia. È stata abitata durante il regno bizantino in Sicilia e successivamente, qui è stata fondata una colonia araba che, a sua volta, è stata distrutta dai Normanni nel XII secolo. Le rovine della villa sono state scoperte soltanto nel 1761 e all’inizio si pensava che fossero i resti del periodo arabo sopra citato.

Quando Robert Fagan ha ottenuto di realizzare i suoi scavi, che poi in corso d’opera, sono stati leggermente spostati da Luigi Pappalardo nel 1881, è diventata presto chiara la vera natura di questo tesoro architettonico di inestimabile valore. Altri tre scavi nel corso del XX secolo hanno riportato alla luce tutto il complesso. La villa intera è stata scavata nel 1954, gli ultimi scavi sono stati effettuati nel 1985. Nemmeno piccole frane ed episodi di vandalismo hanno potuto danneggiare l’intera villa con i suoi splendidi mosaici.

Alla scoperta della Villa Romana del Casale

Villa Romana del Casale, UNESCO

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La villa urbana è particolarmente conosciuta per i suoi pavimenti a mosaico ottimamente conservati. Nel XII secolo, una frana si è dimostrata un colpo di fortuna in quanto ha coperto i mosaici prevenendo danni atmosferici, saccheggi e distruzione. Dopo gli scavi iniziali, i mosaici sono stati persino sepolti di nuovo al fine di proteggerli da qualsiasi pericolo esterno. Gli anni successivi hanno visto la costruzione di un edificio simile ad una villa con funzione di tettoia per tutti i mosaici. Oggi, dalle passarelle sulle antiche mura si può dare un’occhiata alle splendide sale a mosaico.

I mosaici sono sicuramente la principale attrazione della Villa Romana del Casale, tuttavia, in questo complesso c’è molto altro da vedere e scoprire. Devi assolutamente dare un’occhiata ai seguenti luoghi:

  • L’area di ingresso e il vestibolo: la possente porta con tre archi ti conduce al cortile e al vestibolo. La scena all’ingresso, in parte conservata, rappresenta l’attesa di un ospite importante.
  • Il peristilio rettangolare: le caratteristiche colonne corinzie del primo peristilio conducono al pavimento a mosaico con teste animali che cambiano l’orientamento in due punti, quasi ad evidenziare i percorsi che attraversano la villa.
  • Le sale del peristilio: un gran numero di sale di servizio, appartamenti privati e camere ti aspettano attorno al peristilio rettangolare. La Sala delle Stagioni è decorata con raffigurazioni corrispondenti, altre parti mostrano grandi mosaici venatori.
  • La basilica: quattro gradini ti conducono in una grande sala con un’abside fiancheggiata da due colonne. Considerando le vistose decorazioni del pavimento in marmo e porfido si pensa che gli ospiti venissero ricevuti qui, ma non si sa esattamente se la basilica abbia avuto una funzione religiosa.
  • Gli appartamenti privati: scopri una serie di appartamenti privati attorno alla basilica nella parte orientale della villa. La parte più piccola probabilmente apparteneva alla proprietaria o a suo figlio, la parte più estesa invece era l’alloggio del padrone di casa. Ancora una volta, resterai stupito dai grandi mosaici che raffigurano scene di caccia e diverse divinità.
  • Il peristilio ellittico: entra nel complesso con le colonne, tre absidi e una fontana attraversando il peristilio rettangolare o il corridoio della Grande Caccia. Il medaglione con il busto maschile – probabilmente la personificazione dell’autunno – è simile al mosaico del mausoleo di Santa Costanza realizzato pochi anni più tardi.
  • Le terme: l’ingresso della villa conduce direttamente al complesso con le terme che, così, avrebbe potuto essere accessibile dagli ospiti che non venivano condotti negli appartamenti privati. Tuttavia, c’era un ingresso separato per gli inquilini. La piscina, la sala per la ginnastica e gli spogliatoi mostrano decorazioni marine. Un altro mosaico potrebbe rappresentare la proprietaria con due bambini e due servi.

 

Il corridoio della Grande Caccia

Oltre a queste zone e stanze affascinanti, c’è anche un corridoio davvero particolare. Il corridoio della Grande Caccia, lungo poco meno di 66 metri, serviva per collegare la parte privata della villa a quella pubblica. La sua leggera altezza e il portico conducono dal centro al peristilio enfatizzando l’importanza di questo meraviglioso corridoio con i suoi imponenti pavimenti a mosaico.

In realtà, la Grande Caccia rappresenta principalmente scene non violente di cattura di animali per i giochi a Roma, con armi che avevano come solo scopo l’autodifesa. Possono essere identificate sette diverse scene, realizzate da almeno due differenti gruppi di mosaicisti. Si inizia con la cattura degli animali in diverse parti delle Province dell’Africa prima di spostarsi in Egitto e in India. Si possono vedere anche le scene del trasporto e del carico, così come l’uccisione di un leone che sta attaccando. Le espressioni dei personaggi e la diversità stilistica segnano il graduale passaggio dall’arte romana a quella bizantina. Considerando i mosaici della sala con il peristilio, il corridoio della Grande Caccia potrebbe suggerire che questa proprietà possa essere stata una residenza di caccia.

Questa singolare villa urbana in provincia di Enna trasmette interessanti conoscenze sulla storia tardo antica di Roma, sull’espansione commerciale della Sicilia e sulla vita delle classi benestanti nel IV secolo. Resterai certamente affascinato dalla varietà dei mosaici, dai corridoi e dagli edifici minuziosamente restaurati: durante la tua prossima vacanza non perdere la visita alla Villa Romana del Casale!

Crespi d’Adda, Sito del Patrimonio Mondiale UNESCO

Crespi d’Adda, Sito del Patrimonio Mondiale UNESCO

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Nel XIX secolo il boom industriale ha raggiunto anche l’Italia. Da nord a sud molte fabbriche sono state costruite rivoluzionando la vita di borghi e città con i loro metodi di produzione e le relative infrastrutture. Il produttore di tessuti Cristoforo Benigno Crespi era alla ricerca di un nuovo stabilimento che ha trasformato in Crespi d’Adda. Questo villaggio tessile operaio in Lombardia è ampiamente considerato il fiore all’occhiello dell’architettura industriale e, nel 1995, è stato dichiarato Sito del Patrimonio Mondiale UNESCO. Tuttavia, Crespi d’Adda è finita in un limbo, nel 2004, quando la fabbrica è stata chiusa lasciando il suo futuro in bilico.

Crespi, la famiglia di tintori

Crespi è stato un grande nome dell’industria tessile italiana del XVIII e XIX secolo. La famiglia di tintori ha rafforzato la sua egemonia nel corso dei decenni espandendosi ampiamente ed aggiungendo nuove linee di produzione. La produzione di articoli di cotone è diventata una miniera d’oro per la famiglia Crespi, che necessitava di una nuova fabbrica. Cristoforo Benigno Crespi, nato nel 1833 a Busto Arsizio (circa 35 km a sud di Milano), si è messo alla ricerca di un sito adeguato.

Crespi ha acquistato un terreno a 100 km circa, ad est della sua città natale ed ha iniziato la costruzione della suddetta fabbrica. Dal 1878 in poi, data la sua posizione piuttosto periferica, è stato necessario realizzare degli edifici aggiuntivi che portassero rapidamente allo sviluppo di una intera città industriale con alloggi e infrastrutture per gli operai. Silvio Crespi, suo figlio ed erede ha rilevato l’azienda nel 1906 espandendola ulteriormente. Il giovane Crespi era considerato uno dei più influenti uomini del suo tempo: dalla firma del Trattato di Versailles ha lasciato la sua azienda soltanto nel 1929 a causa della Grande Depressione e della dura politica fiscale fascista. La fabbrica avrebbe continuato ad operare fino al nuovo millennio.

Un borgo disegnato a tavolino

Cristoforo Benigno Crespi ha riportato dall’Inghilterra i più nuovi metodi di produzione nel suo cotonificio. Aveva bisogno di molta energia idroelettrica, ed è per questo che ha comprato un campo verde sull’Isola Bergamasca, un terreno racchiuso tra i fiumi Adda e Brembo. Per suo volere, qualche anno dopo è stato infine costruito un impianto idroelettrico a Trezzo, pochi chilometri a monte.

La fabbrica è stata messa in funzione già dall’inizio del 1875, e ben presto il potente industriale si è reso conto che la posizione periferica era tutto fuorché ideale, sia per i lavoratori che per sé stesso. Nel più breve tempo possibile dovevano essere realizzati alloggi e infrastrutture: Crespi doveva costruire un piccolo borgo accanto al cotonificio. Condomini con più appartamenti, un ospedale, una chiesa e un cimitero, una scuola (il cui programma includeva “la lavorazione del cotone”), un teatro e un lavatoio sono stati costruiti a tempo di record.

Sembra incredibile, vero? Infatti, e se vi dicessimo che Crespi d’Adda è diventato il primo borgo italiano ad avere una moderna illuminazione stradale? Crespi, fino alla fine del XIX secolo, per il suo borgo ha utilizzato il modello di illuminazione di Edison diffondendo la luce lungo le strade. Questo luccichio notturno aumentava sia la produttività dei lavoratori, sia la qualità della vita nel complesso. Suo figlio ha guidato Crespi d’Adda sempre più in alto.

L’evoluzione del borgo modello di Silvio Crespi

Silvio, il figlio di Cristoforo, ha viaggiato molto prima di rilevare la compagnia. Uno di questi viaggi lo ha portato nella città britannica di Oldham, un altro punto di riferimento dell’industria tessile del XIX secolo. Qui ha acquisito preziose conoscenze sulle tecniche manufatturiere all’avanguardia e i nuovi metodi di divisione del lavoro. Inoltre, si è lasciato ispirare dal fascino della città, introducendo le sue intuizioni nelle successive espansioni di Crespi d’Adda.

Silvio Crespi considerava la discordia e il malcontento, tra le maggiori minacce potenziali per la città aziendale ereditata. Così, nel 1892 ha eliminato a poco a poco i condomini con più appartamenti ed ha iniziato a costruire nuovi alloggi per i lavoratori. Al loro posto, Crespi d’Adda è stata dotata di case unifamiliari con giardini allo scopo di stabilire una maggiore armonia ed equilibrio. In realtà ha funzionato, poiché non ci sono stati né scioperi né disordini sociali per tutti i 50 anni di gestione della famiglia Crespi.

Una visita guidata a Crespi d’Adda

Oggi, quando si giunge a Crespi d’Adda, si arriva in un luogo in cui il tempo sembra essersi fermato. Il borgo è cambiato pochissimo dagli anni ’20. I successivi proprietari hanno venduto molte case ai (primi) lavoratori e la fabbrica ha chiuso nel 2004. Soltanto 450 persone circa, molti dei quali sono proprietari di case, vivono ancora in quella che un tempo era una fiorente città industriale.

Crespi d’Adda è lontana dall’essere una città fantasma, infatti diverse persone ancora ci abitano. La vita del borgo è dinamica, motivo per cui dovresti rispettare le abitudini del posto durante la tua visita. Consigliamo un tour guidato, perché la guida sa quali sono i luoghi e gli edifici che puoi visitare. Le affascinanti vicende riguardo l’incredibile storia di questo borgo modello saranno parte integrante della tua visita.

Le strade perfettamente dritte, le case allineate con cura, ognuna con la stessa recinzione bassa e un giardino, le alte ciminiere della fabbrica: non c’è da stupirsi che Crespi d’Adda sia considerata la città industriale ideale. Più a sud si trovano le ville degli impiegati e dei dirigenti, l’antico lavatoio, che da allora è stato trasformato in una piscina coperta, la piccola chiesa rinascimentale (una copia esatta della chiesa nella città natale di Crespi, a Busto Arsizio) e l’ampio cimitero dei lavoratori con il mausoleo di famiglia. Attraversare questo borgo è allo stesso tempo irreale, affascinante, bello e alquanto impressionante. Resta da vedere per quanto tempo sarà possibile farlo.

Il futuro di Crespi d’Adda

Lo status di Sito del Patrimonio Mondiale è attualmente in discussione. L’UNESCO chiede di mantenere lo status quo di un borgo industriale modello e preferirebbe nuovi proprietari di fabbrica o la creazione di istituzioni di cultura e ricerca. Anche se queste idee fossero realistiche c’è un’altra questione. Crespi d’Adda attrae molto interesse da potenziali investitori, ma essi vorrebbero costruire nel vecchio stabilimento grandi complessi alberghieri.

L’imprenditore Antonio Percassi intende mettere le mani su Crespi d’Adda dal 2013. L’ex giocatore e presidente della squadra di calcio Atalanta Bergamo ha lavorato a stretto contatto con Benetton per alcuni decenni, fondato diverse società di cosmetici e costruito un grande centro commerciale nella zona. Percassi ora vorrebbe trasformare il borgo nella sede del suo impero aziendale e della fondazione di famiglia. Tuttavia, questo programma ha trovato scarsa approvazione e il progetto è attualmente sospeso per mancanza di permessi. Dall’estate del 2018, i politici locali e l’imprenditore hanno cercato di trovare un nuovo accordo, finora con scarsi risultati.

Resta da vedere cosa succederà a Crespi d’Adda, ma questo ideale di città aziendale certamente merita una visita. Sarai sorpreso dall’unicità della struttura progettuale, visiterai graziose stradine e godrai al tempo stesso del notevole e singolare contrasto tra le case pulite dei lavoratori, le grandi ville e l’imponente architettura industriale. Divertiti durante il tuo tour!

Le Strade Nuove e il Sistema dei Palazzi dei Rolli a Genova

Le Strade Nuove a Genova, UNESCO

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La Repubblica di Genova ha raggiunto il suo apice nel XVI e XVII secolo. Le principali famiglie patrizie hanno favorito le relazioni commerciali raggiungendo una ricchezza senza precedenti a vantaggio dell’intera zona. Per promuovere questo benessere, la nobiltà e l’aristocrazia hanno fondato Le Strade Nuove con un sistema di straordinari palazzi nobiliari e tante case aristocratiche costruite attorno ad esse, i cosiddetti Palazzi dei Rolli. Questi capolavori architettonici in stile rinascimentale e barocco continuano ad incantare ancora oggi e, nel 2006, sono stati innalzati allo status di Patrimonio Mondiale UNESCO.

Un progetto di viabilità rivoluzionario

Intorno alla metà del XVI secolo la Repubblica di Genova ha vissuto un vero boom. Per conferire un volto rappresentativo, alla sua presenza internazionale, è stata promossa la costruzione di edifici per ospitare visite di stato. Le Strade Nuove sono diventate il distretto più ricco della città e il luogo di residenza delle famiglie più importanti. Gli elementi architettonici del periodo rinascimentale e barocco sono stati scelti per i singoli palazzi. Essi hanno conferito – e conferiscono – un aspetto coerente ma diversificato per i singoli edifici che sembrano collegati architettonicamente uno all’altro nonostante le variazioni e le differenze stilistiche. Per quanto strano e contraddittorio possa sembrare, tutto ciò funziona davvero bene.

Ma perché gli edifici di questo rivoluzionario progetto stradale – l’UNESCO li definisce l’inizio più riuscito dell’architettura moderna urbana in Europa – in realtà sono chiamati Palazzi dei Rolli? “I rolli” erano elenchi ufficiali di edifici per l’organizzazione di ricevimenti per le suddette visite di stato. Compilati per la prima volta nel 1576, i palazzi furono raggruppati in diversi “bussoli”, che possono essere paragonati alle attuali stelle per classificare il settore degli hotel. Maggiore è la magnificenza di un palazzo, più alta è la sua classificazione nei bussoli.

3 strade, 42 palazzi, un Sito del Patrimonio Mondiale

Sistema dei Palazzi dei Rolli a Genova, UNESCO

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Il Sito del Patrimonio Mondiale odierno non include tutti i palazzi delle Strade Nuove, comprendenti gran parte di Via Giuseppe Garibaldi, Via Balbi e Via Cairoli. In realtà, “solo” 42 dei 163 Palazzi dei Rolli sono stati inseriti nell’elenco, la maggior parte risalenti al tardo XVI e all’inizio del XVII secolo. Essi rappresentano una straordinaria varietà architettonica di un progetto collettivo. Ora, molti di essi sono edifici pubblici e musei mentre altri restano residenze private.

Elencare e descrivere tutti i 42 palazzi sarebbe un po’ troppo. Alla fine, ti interessano solo le principali attrazioni di queste meravigliose strade, giusto? Per te, abbiamo messo insieme alcuni dei nostri edifici preferiti e da non perdere.

I Musei della Strada Nuova

Mentre passeggerai in Via Garibaldi, diversi meravigliosi palazzi ti aspettano, tre dei quali ospitano incantevoli gallerie d’arte. I cosiddetti Musei della Strada Nuova ti invitano per un viaggio indietro nel tempo facendoti immergere nell’affascinante storia della Repubblica di Genova, mostrando l’arte della scuola pittorica genovese così come i più famosi pittori europei dal XII al XVIII secolo. Non perdere l’occasione di visitare questi luoghi pressoché magici!

Palazzo Rosso

Eccone uno strano: questo palazzo costruito nel 1675 non era uno dei 163 Palazzi dei Rolli originali, eppure è diventato Sito del Patrimonio Mondiale. Comprenderai immediatamente questa decisione guardando l’imponente facciata rossa con uno scalone in marmo. Una delle più importanti gallerie d’arte di Genova è nascosta dietro di essa. Le opere di Giovanni Francesco Barbieri, Albrecht Dürer, Guido Reni, Antoon van Dyck e Paolo Caliari rivestono le sale più sfarzose. Sfortunatamente, alcuni dei pavimenti a mosaico originali e gli affreschi alle pareti sono stati distrutti durante un bombardamento aereo nella Seconda Guerra Mondiale, che però non ha influito nemmeno un po’ sulla magnificenza e sullo splendore di questo palazzo.

Palazzo Bianco

Originariamente chiamato Palazzo Luca Grimaldi dal nome del suo costruttore, questo palazzo, lasciato in eredità alla città nel 1899, è oggi una sede degna per alcuni dei più significativi pittori genovesi del XVII e XVIII secolo, come Giovanni Benedetto Castiglione, Alessandro Magnasco e Bernardo Strozzi. Altre pietre miliari della pittura europea dal XII al XVII secolo sono pervenute da diverse collezioni private per essere esposte qui. Ammira le famose opere di Rubens e van Dyck, Caravaggio, Paolo Veronese, Hans Memling, Filippino Lippi e molti altri.

Palazzo Doria Tursi

Il palazzo più imponente in Via Garibaldi è stato costruito su tre lotti di terreno nel 1565 e ampliato con altre due logge nel 1597. L’unicità di questo edificio ha persino portato ad attribuzioni errate a Michelangelo, ad esempio dal famoso autore francese Alexandre Dumas (“I tre moschettieri”, “Il conte di Montecristo”). Oltre alle sale per le assemblee del sindaco, all’interno di questo palazzo troverai una prosecuzione della galleria d’arte di Palazzo Bianco con oggetti preziosi come il leggendario violino di Paganini, e inoltre, monete, pesi e misure risalenti alla Repubblica di Genova.

Altri palazzi da vedere

Altri 39 Palazzi dei Rolli dell’UNESCO lungo le tre vie ti attendono, oltre ai tre palazzi museo in Via Garibaldi. Da dove iniziare, dove andare? I tuoi esperti ZAINOO hanno qualche suggerimento a portata di mano:

  • Palazzo Reale: 400 anni di storia movimentata sono nascosti dietro le mura di Palazzo Stefano Balbi, come è anche conosciuto questo meraviglioso edificio. Originariamente costruito per la famiglia Balbi nel 1618, è stato venduto alla Casa Reale dei Savoia nel 1823 per poi diventare proprietà della Repubblica Italiana nel 1919. Un museo con 23 stanze espositive è nascosto dietro la luminosa facciata. Ci sono molte cose da vedere, dal monumentale atrio con eleganti decorazioni in stucco del XVIII secolo al giardino pensile, fino alla sala del trono e al piano nobile.
  • Palazzo Doria-Spinola: la sede odierna della prefettura e della Provincia di Genova può essere ricondotta ad Antonio Doria, cugino del leggendario ammiraglio Andrea Doria. Piuttosto poco appariscente dall’esterno, un tour del palazzo senza fretta rivela tesori affascinanti. Ti stupiranno le decorazioni con delle scene di battaglie tra mostri marini e della guerra di Troia.
  • Palazzo Durazzo-Pallavicini: il giardino pensile, il loggiato e lo scalone mozzafiato sono tre buone ragioni per visitare questo palazzo. Palazzo Durazzo-Pallavicini ti conduce direttamente nella stupefacente galleria d’arte di Palazzo Bianco.
  • Palazzo Angelo Giovanni Spinola: dal nome del suo costruttore, ambasciatore in Spagna della Repubblica di Genova, dal 1919, questo palazzo è stato proprietà di diverse banche. Gli affreschi dei fratelli Calvi abbelliscono la facciata raffigurando componenti della famiglia Spinola nelle tradizionali vesti di condottieri romani. Lo scalone fiancheggiato da grottesche ti conduce al piano superiore, sempre riccamente decorato con affreschi. Andrea Semino, Bernardo Castello e Lazzaro Tavarone, che probabilmente hanno contribuito agli affreschi della facciata, sono gli artisti che si sono immortalati qui.

 

Siamo riusciti ad esaminare superficialmente solo sette dei 42 Palazzi dei Rolli lungo Le Strade Nuove. Inutile dire che per te c’è molto da scoprire e da vedere, senza nemmeno iniziare a parlare dei palazzi che non sono stati inclusi nell’elenco UNESCO. È ora di dare il via all’organizzazione della tua vacanza a Genova!

Le Dolomiti: Patrimonio Naturale Mondiale

Le Dolomiti, UNESCO

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La magnifica bellezza italiana è difficile da spiegare a parole. Oltre alle conquiste culturali, artistiche e architettoniche, l’Italia è un paese straordinario con una grande ed incredibile diversità da nord a sud. Imponenti catene montuose, ampie vallate, incantevoli corsi d’acqua e splendide rive sono meravigliosamente affascinanti sia per la gente del posto che per i turisti da tutto il mondo. Alcune di queste bellezze paesaggistiche hanno addirittura raggiunto lo status di Sito del Patrimonio Naturale Mondiale UNESCO. Le nove aree delle Dolomiti e le loro 18 cime si estendono su tre regioni e cinque province. Sei pronto per un lungo tour nelle Alpi calcaree meridionali? Allaccia le cinture!

Paesaggi montani di eccezionale bellezza naturale

Le Dolomiti

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La commissione del Patrimonio Naturale ha usato queste eleganti parole per descrivere una zona veramente unica del Nord Italia che si estende su un’area di 141.910 ettari e altri 90.000 ettari di riserva. Le Dolomiti sono sicuramente meritevoli di protezione: certo una valutazione non rivoluzionaria poiché le nove aree avevano già raggiunto lo status di parco naturale, parco nazionale o Natura 2000 prima della dichiarazione di Patrimonio Naturale del 26 giugno 2009. La Fondazione Dolomiti UNESCO gestisce tutti gli interessi dell’area protetta.

Inoltre, non tutte le aree suggerite sono state inserite nel prestigioso elenco dell’UNESCO, che sicuramente già conoscerai da altri siti. Il gruppo del Sassolungo, il gruppo del Bosconero e il gruppo del Sella sono rimasti esclusi, ma sono in corso gli sforzi per cambiare. Per ora, diamo un’occhiata alle nove aree attualmente incluse tra le regioni del Friuli-Venezia Giulia, del Trentino-Alto Adige e del Veneto.

Pelmo e Croda da Lago

Il nostro tour inizia nel cuore della regione. La catena montuosa Pelmo-Croda da Lago nella provincia di Belluno è dominata dal Monte Pelmo (3.168 m). È anche conosciuto come “Caregon del Padreterno”, il “Trono di Dio”, per la sua forma insolita. Secondo la leggenda, dopo aver creato le Dolomiti, Dio si è seduto sul Monte Pelmo per riposare ed ammirare la sua opera. Altre innumerevoli vette, come il Pelmetto poco al di sotto dei 3.000 m o l’omonima Croda da Lago (2.701 m), fanno parte di questa imponente catena montuosa.

La Marmolada

Sei pronto ad incontrare la Regina delle Dolomiti? Situata tra Belluno e Trento, è la montagna più alta di questo sito UNESCO (Punta Penia raggiunge i 3.343 m). Torrenti impetuosi scorrono attorno alla Marmolada. Questa catena montuosa con contrasti sorprendenti ha un inizio piuttosto pianeggiante e collinare. Apparentemente dal nulla, enormi pareti rocciose si innalzano sopra i prati e le foreste, incorniciate da gole e aree sciistiche. Non perdere l’occasione di visitare gli straordinari Serrai di Sottoguda, una gola libera dalle auto e una bellezza naturale incredibilmente pura che d’inverno offre riparo agli scalatori.

Pale di San Martino, San Lucano, Dolomiti Bellunesi, Vette Feltrine

Il secondo gruppo montuoso più grande del sito UNESCO si estende anch’esso tra le province di Trento e Belluno comprendendo un parco naturale e un parco nazionale. È un’area con grandi diversità, dal sud aspro con le sue vallate ruvide al nord caratterizzato da molti prati e pascoli. Solo pochi anni fa, il Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi ha visto anche il ritorno degli orsi e dei lupi, mentre il legno del Parco Naturale Paneveggio-Pale San Martino è stato usato da Antonio Stradivari per i suoi famosi violini.

Le Dolomiti Friulane e d’Oltre Piave

Gli escursionisti adorano questa zona piuttosto omogenea tra Udine, Pordenone e Belluno. Racchiusa dal fiume Piave – da cui il nome – e diverse vallate, le montagne hanno un’altezza relativamente moderata con la Cima Preti che è l’unica a superare i 2.700 m. La natura stessa è rimasta quasi del tutto incontaminata nel corso dei decenni mostrando ancora la sua energia primordiale, un particolare inaspettato combinato con splendidi panorami. Di conseguenza, non ci sono strade nel Parco delle Dolomiti Friulane. Non sarai sorpreso di scoprire che la rara specie dell’aquila reale qui si sente a casa.

Le Dolomiti settentrionali

Una notevole zona di 53.586 ettari tra Bolzano e Belluno costituisce la più grande area di questo Sito del Patrimonio Naturale. Goditi queste note catene montuose come le vette delle Tofane con il loro straordinario paesaggio roccioso o le Dolomiti del Cadore con il Sorapiss. Grazie al suo ricco patrimonio paesaggistico, geologico e di storia naturale, le Dolomiti settentrionali comprendono ben tre aree protette. Tra queste il Parco Naturale delle Tre Cime racchiude quello che è probabilmente il massiccio montuoso più famoso delle Dolomiti. Molte specie di uccelli rari, tra cui l’aquila reale o il picchio muratore, nidificano qui.

Il Puez-Odle

Piccolo e possente, almeno se confrontato con le altre aree e situato all’interno dell’omonimo parco naturale, l’incantevole sistema montuoso del Puez-Odle è racchiuso da valli molto rinomate come la Val Gardena, la Val Badia e la Val di Funes. Nettamente dominato dal Sas Rigais (3.025 m), l’area ospita innumerevoli specie animali, una variegata vegetazione e praticamente tutti i tipi di rocce originarie delle Dolomiti. Naturalisti e geologi amano questa zona per buone ragioni. E tu? Certo, la amerai anche tu: soltanto il meraviglioso insieme di rigogliosi prati alpini, alte cime e gole profonde merita una visita.

Lo Sciliar-Catinaccio e il Latemar

Nomi familiari, paesaggi panoramici: vette sorprendenti come il Latemar (2.791 m), il Catinaccio d’Antermoia (3.002 m), il Catinaccio (2.981 m) e le Torri del Vajolet (2.813 m) ti aspettano tra Trento e Bolzano. Il Lago di Carezza con il suo verde smeraldo riflette i Campanili del Latemar, l’altopiano dello Scilar che sale come un alveare sopra i pascoli, le belle campanule morettiana e rapunculus: lo Scilar Catinaccio e la zona del Latemar sono piene di bellezze naturali. Lunghe passeggiate ed escursioni in montagna sono obbligatorie!

Il Bletterbach

Il Bletterbach è l’area più piccola di questo sito UNESCO con soli 271 ettari che coprono per lo più la stretta gola tra il Passo degli Oclini e il Monte Pausabella. L’erosione e la nuda roccia vulcanica hanno creato la gola Bletterbach che raggiunge i 400 m di profondità. In netto contrasto, il Corno Bianco raggiunge in maniera sorprendente i 2.317 m. Se ami esplorare questo paesaggio naturale in modo più dettagliato, ti suggeriamo di visitare il Geoparc Bletterbach con vari percorsi naturali e didattici focalizzati su argomenti come le foreste, le gole e la geologia. Ti guideranno numerosi pannelli informativi.

Le Dolomiti del Brenta

Ultima, ma sicuramente non meno importante visitiamo la provincia occidentale di Trento, dove Bocca di Brenta divide le Dolomiti del Brenta in due parti. Incredibili cime e forme uniche dalla Cima Tosa (3.173 m) alla Cima Brenta (3.150) ti stupiranno. In netto contrasto con le linee fluide e piuttosto slanciate delle altre zone delle Dolomiti, le Dolomiti del Brenta potrebbero sorprenderti con le loro guglie sottili e frastagliate e con pinnacoli elevati, testimonianza di migliaia di anni di erosione. Il Parco Naturale Adamello Brenta ti offre informazioni su una varietà inattesa di minerali e sulla diversità della fauna.

Escursioni mozzafiato, lunghe passeggiate, incantevoli escursioni naturali e anche molte avventure sulle piste ti attendono nel Sito del Patrimonio Naturale UNESCO delle Dolomiti. Lasciati incantare dall’affascinante regione montuosa e scopri un nuovo lato dell’Italia settentrionale. Ti auguriamo tanto divertimento e tante avventure alpine!