Brescia: città d’arte romana lombarda

Anche se Brescia è la seconda città più grande della Lombardia con i suoi 200.000 abitanti circa, non è forse tra le principali mete per le vacanze. Certamente ci sono luoghi più noti in questa regione che, trovandosi nel cuore di una delle più grandi zone industriali del paese, è stata lasciata da parte. Tuttavia, questo è un po’ ingiusto poiché Brescia come capoluogo dell’omonima provincia può vantare una storia lunga e ricca di eventi che ha dato vita a panorami e siti archeologici sorprendenti. Per chi è ben informato, questo suggerimento condurrà ad un importante pezzo del Patrimonio Mondiale UNESCO.

Come Brescia è diventata Brescia

Città d´arte Brescia

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Sorpresa: iniziamo guardando la storia di questa città d’arte, ed è già qualcosa. Il nome Brescia proviene da Brixia, il nome dell’insediamento dato dai Galli Cenomani. Essi si arresero all’Impero Romano nel 225 a.C. e infine nella regione fu dedotta una colonia. Diversi popoli occuparono Brescia durante le invasioni barbariche prima che i Longobardi garantissero un periodo più tranquillo. La città raggiunse il suo apice e produsse due re prima che Carlomagno ponesse fine al dominio longobardo. Nel corso dei secoli successivi il Monastero di San Salvatore, fondato dalla regina Ansa, diventò il centro della città.

Tuttavia, la storia più recente di Brescia non è così grandiosa. Nel 1138, un’insurrezione comunale sfociò in un conflitto abbastanza violento tra i cittadini e il vescovo. La città sarebbe diventata una parte attiva nella Lega Lombarda. Tra coloro che governarono nei secoli successivi ci furono gli Scaligeri, i Visconti di Milano e la Repubblica di Venezia. Nel corso del XVI secolo Brescia era anche una delle città più ricche della Lombardia. L’esplosione del 1769 uccise migliaia di persone e devastò la città quando il Bastione di San Nazaro che ospitava 90 tonnellate di polvere da sparo fu colpito da un fulmine. Infine, la città finì sotto il dominio austriaco. Nemmeno un’insurrezione riuscì a liberare Brescia, nonostante durante il Risorgimento sia restata attiva guadagnandosi l’appellativo di “Leonessa d’Italia”. Alla fine le truppe italiane conquistarono la città e Brescia fu inclusa nel neonato Regno d’Italia.

Le tracce dell’antica Roma e dei Longobardi

Il periodo di Brescia durante il dominio romano e longobardo è qualcosa che (dovrebbe) rendere la seconda città più grande della Lombardia una meta imperdibile per le persone di tutto il mondo. Dal 2011, due siti sono stati inclusi nel Patrimonio Mondiale UNESCO “I luoghi del potere dei Longobardi in Italia”:

  • San Salvatore: la Regina Ansa, moglie del re longobardo Desiderio, ha fondato un monastero nel 753. Sua figlia Anselperga successivamente è diventata badessa. Il complesso, conosciuto anche come Santa Giulia, ora ospita un ampio museo con oltre 11.000 reperti e opere d’arte. Resterai certamente colpito e a bocca aperta dalla combinazione architettonica di elementi romani, preromanici e rinascimentali. Non dimenticare di fare un giro per l’antica basilica restaurata!
  • Il Capitolium: tra l’altro, troverai gli edifici romani meglio conservati in tutto il nord Italia. Tra questi c’è il Capitolium di Brixia, l’antico tempio principale. Il luogo di sepoltura è stato riscoperto durante gli scavi del 1823, ed interamente portato alla luce e restaurato nel corso degli anni. Ora fa parte di un ampio parco archeologico che include i resti di un antico teatro e di un santuario del I secolo a.C.

 

La Piazza del Duomo e Piazza della Loggia

Città d´arte Brescia

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Questo è abbastanza per l’apice raggiunto da Brescia nell’antichità. Passiamo alle due piazze più importanti della città moderna. La Piazza del Duomo è la nostra prima tappa. Era il sito di tre imponenti edifici romanici fino alla demolizione dell’antica cattedrale nel XVII secolo poi sostituita dai nuovi edifici:

  • Il Duomo Nuovo: la cosiddetta Cattedrale Nuova è stata costruita nell’arco di oltre 200 anni. Molti giovani architetti ed artisti della zona hanno lasciato la loro impronta al suo interno e all’esterno. Molti affreschi sono nascosti dietro la facciata realizzata con il botticino, una lucente pietra calcarea.
  • Il Duomo Vecchio: proprio accanto troverai la Vecchia Cattedrale o Cattedrale invernale. Questa meravigliosa, chiesa romanica a pianta centrale è stata costruita nell’XI secolo. All’interno troverai diverse tombe vescovili gotiche ed altri capolavori.
  • Il Broletto: collocato nella parte occidentale della piazza, questo municipio medievale ha avuto origine nel XII e XIII secolo. Il Broletto, con la sua alta torre e la Loggia delle Grida, è un’autentica caratteristica del periodo. Delle facciate che racchiudono il cortile, tre risalgono al Medioevo.

 

Ci lasciamo alle spalle il fascino prevalentemente medievale e ci rivolgiamo alla culla del Rinascimento di Brescia. Piazza della Loggia è la sintesi di una piazza rinascimentale e resta forse la più bella piazza della città anche dopo circa 600 anni dalla sua realizzazione. Qui puoi trovare Palazzo della Loggia, attualmente utilizzato come municipio, con le sue incantevoli stanze del Vanvitelli e due istituzioni cristiane del XV e XVI secolo per il prestito, i cosiddetti Monti di Pietà. Sulle facciate sono incastonate antiche lapidi romane. L’imponente Torre dell’Orologio si erge al centro del lato orientale della piazza. L’orologio originale del XVI secolo è ancora funzionante.

Altre attrazioni a Brescia

Per quanto queste due piazze possano essere maestose ed impressionanti, finalmente passiamo a presentare luoghi ed attrazioni ancora più belli che non dovresti assolutamente perdere:

  • Santa Maria della Carità: questa chiesa è probabilmente la più bella di tutti gli edifici barocchi di Brescia. Dietro la tradizionale facciata scoprirai una pianta ottagonale con un fastoso e spettacolare altare principale. Il pavimento in marmo è un autentico colpo d’occhio. Sicuramente resterai sorpreso dagli affreschi e dagli stucchi mozzafiato e dall’ingegnoso lavoro prospettico della cupola.
  • Santa Maria dei Miracoli: girava voce dei poteri miracolosi di un affresco della Madonna con il Bambino sulla facciata di una casa a San Nazario quando Brescia è stata colpita dalla peste tra il 1480 e il 1484. La chiesa cattolica ha acquistato quella stessa casa e ha costruito la chiesa miracolosa. Originali rilievi decorano la facciata. Il portico monumentale con le sue quattro colonne conduce all’interno della chiesa che ospita diversi dipinti notevoli.
  • La Pinacoteca Tosi Martinengo: ci sono molte gallerie d’arte in città, ma nessuna eguaglia questa istituzione. Aperta nel 1851 a Palazzo Tosio, la collezione di questa galleria comprende più di 800 dipinti attualmente esposti in 21 gallerie diverse. Tra essi ci sono opere di Raffaello, Vincenzo Foppa e Lorenzo Lotto.
  • La Torre della Pallata: costruita nel 1254, questa torre parte di un bastione delle mura medievali è certamente qualcosa di particolare. Nel corso degli anni sono stati aggiunti alla Torre della Pallata i merli, un orologio e una piccola torre. C’è addirittura una fontana manierista nel lato occidentale.

 

Brescia non è soltanto indefinita per coloro che non si sono mai realmente occupati di questa affascinante città d’arte. Una perla nascosta della Lombardia ospita un Patrimonio Mondiale dell’Umanità particolarmente emozionante e attrazioni architettoniche che vanno dall’antica Roma, al romanico, all’arte barocca. Tuttavia mantiene nel complesso uno stile armonioso, affascinante ed ospitale. Non dimenticare di trascorrere qualche giorno a Brescia durante il tuo prossimo viaggio nel nord Italia!

Bergamo: la città d’arte in collina e le sue funicolari

Città d’arte Bergamo

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Bergamo si trova al confine tra le ultime colline pedemontane delle Alpi e la fertile pianura Padana, proprio nel cuore della Lombardia. Questa splendida città con circa 120.000 abitanti può vantare una storia unica e ricca di eventi che ha certamente lasciato il segno sulla sua struttura contemporanea. L’antica città alta situata su una collina era uno dei principali centri della Repubblica di Venezia ed è circondata dal Patrimonio Mondiale UNESCO, mentre la città bassa decisamente più moderna si estende attorno ad essa. Entrambi i centri cittadini sono collegati da funicolari che trasportano avanti e indietro persone del posto e turisti. Salta su e che il nostro tour abbia inizio!

Un’incursione storica a Bergamo

La posizione ideale di Bergamo su una collina ha attratto ben presto i primi fondatori. La tribù celtica dei Cenomani si stabilì qui per prima e i Romani conquistarono la zona soltanto nel 196 a.C. chiamandola Bergomum. Circa 10.000 cittadini vivevano nel municipio al suo apice. Come molte altre città del nord Italia, è stata saccheggiata poco prima della caduta dell’Impero Romano d’Occidente. Dopo un lungo periodo di governo carolingio Bergamo sarebbe diventato un comune indipendente – durante un periodo dominato da scontri con Brescia e con la Lega Lombarda.

Essendo stata governata in periodi differenti dal re di Boemia, dai milanesi e dai Malatesta, Bergamo infine è caduta in mano alla Repubblica di Venezia dopo la Battaglia di Maclodio. Diverse vittorie francesi e spagnole – Venezia è sempre riuscita a riconquistare rapidamente la città – hanno portato ad un decisivo ampliamento delle fortificazioni. L’imponente cinta muraria che racchiude il centro storico con i 14 bastioni originali e quattro porte di guardia, nel 2017, sono stati dichiarati Sito del Patrimonio Mondiale UNESCO. Bergamo, come molte altre città dell’Italia settentrionale, è stata conquistata da Napoleone ed aggregata al Regno Lombardo-Veneto nel 1815 diventando un centro nevralgico del Risorgimento. La città ha fornito una quota significativa di cosiddetti Garibaldini alla Spedizione dei Mille e infine è entrata a far parte della nuova Italia.

Le funicolari

Città d’arte Bergamo

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Oltre alle numerose linee di autobus, le due funicolari sono estremamente importanti per il trasporto pubblico di Bergamo. La prima idea è stata sviluppata nel corso della seconda metà del XIX secolo quando la città alta in collina si è trovata a fronteggiare un crescente isolamento e la crisi commerciale. Oggi a Bergamo sono in funzione due funicolari:

  • La Città Alta: la crisi nella città alta è aumentata quando il consiglio comunale si è spostato nella città bassa. La soluzione alla fine è stata una funicolare dal margine settentrionale della città bassa (Viale Vittorio Emanuele) al limite settentrionale della città alta (Piazza Mercato delle Scarpe). Per superare le pendenze del 52% alla fine le cabine hanno lasciato il posto a degli ascensori inclinati. La funicolare per la Città Alta resta un mezzo di trasporto popolare tra i turisti e la gente del posto.
  • San Vigilio: questa funicolare nella parte nord occidentale della città alta verso l’omonima collina offre un panorama stupendo su Bergamo e garantisce l’accesso a gran parte delle fortificazioni difensive veneziane. Oggi, la maggior parte dei turisti si reca al castello a 496 m di altezza.

 

La Piazza Vecchia e la Piazza del Duomo

Città d’arte Bergamo

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La maggior parte delle attrazioni sono nell’antica città alta, raccolta attorno alle due piazze centrali: la Piazza Vecchia e la Piazza del Duomo. Ecco alcuni luoghi imperdibili che puoi visitare in prossimità di queste attrazioni:

  • Il Palazzo della Ragione: la facciata in mattoni del palazzo comunale che assomiglia leggermente ad un’antica basilica romana domina la Piazza Vecchia. Diversi incendi hanno distrutto gran parte del Palazzo della Ragione fino al suo restauro nel XVI secolo con l’utilizzo di elementi tardo gotici. Il grande mercato coperto è ora un museo dell’affresco.
  • Il Campanone: uno dei punti di riferimento della città è proprio accanto al palazzo. Puoi vedere il Campanone o la Torre civica anche da lontano. È alta 52,76 m e svetta sopra Bergamo. 230 gradini o, se preferisci qualcosa di più confortevole, un ascensore ti conduce in cima.
  • La Cattedrale: la Cattedrale di Bergamo si trova in Piazza del Duomo. Gli scavi suggeriscono che le prime chiese sono state costruite nel V secolo. Le costruzioni attuali sono iniziate alla metà del XV secolo e terminate soltanto nel 1693 con una pausa di circa due secoli. La facciata in marmo bianco quasi risplendente nasconde dietro di sé una struttura monumentale con ricche decorazioni. Un’area archeologica al di sotto del portico rivela l’affascinante storia della basilica dal periodo paleocristiano ad oggi.
  • Santa Maria Maggiore: originariamente di concezione romanica – i lavori nella basilica di Santa Maria Maggiore sono iniziati nel 1137 – è rimasta incompiuta. Nel transetto con il portico, una facciata è stata aggiunta nel 1530, prima che tutto fosse infine rinnovato in stile barocco. Le bellissime statuine sulla parete esterna creano un affascinante contrasto con gli affreschi e gli arazzi dell’interno. La basilica è il luogo in cui riposano i compositori Gaetano Donizetti e Johann Simon Mayr.
  • La Cappella Colleoni: questo monumento sepolcrale commissionato da Bartolomeo Colleoni nel 1471 è forse l’edificio più suggestivo in Piazza del Duomo. Ospita la tomba del capitano mercenario e quello di sua figlia Medea che è morta a soli dodici anni. Questo capolavoro dell’architettura rinascimentale e delle arti decorative colpisce sia nell’insieme sia nei dettagli. La sola facciata con le sue colonnine, il rosone, il timpano e l’edicola ti stupiranno e non ci faranno iniziare nemmeno a parlare dell’incredibile interno.

 

Altre attrazioni a Bergamo

Oltre all’antico centro storico ci sono molti altri luoghi e piazze che devi assolutamente visitare. Nella città alta e nella città bassa consigliamo le seguenti attrazioni:

  • L’Accademia Carrara: l’Accademia d’arte e la pinacoteca nella città bassa sono state avviate alla fine del XVIII secolo quando il mecenate Giacomo Carrara ha lasciato una grande collezione alla città di Bergamo. Nel corso della tua visita potrai ammirare opere di Botticelli, Raffaello, Pisanello e Raffaello oltre a numerose stampe e disegni, sculture, ceramiche, arredi, bronzi e una collezione di medaglie.
  • La GAMeC: dal 1991, la Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea, GAMeC, si trova nel palazzo di fronte alla neoclassica Accademia. Questa galleria di arte moderna e contemporanea ospita le mostre in dieci sale distribuite su tre piani.
  • L’Orto Botanico: una lunga passeggiata verso Colle Aperto conduce all’orto botanico della città, aperto tutti i giorni nella stagione calda. Fondato nel 1972 e dedicato al fisico e botanico Lorenzo Rota, ospita un gran numero di specie alpine ed esotiche.
  • Il Teatro Donizetti: un incendio – probabilmente doloso – ha distrutto il teatro dell’opera di Bergamo nel 1797, pochi anni dopo la sua apertura. Era necessario un nuovo edificio. Oggi il Teatro Donizetti – ribattezzato in occasione del 100° anniversario della nascita del compositore Gaetano Donizetti nel 1897 – è davvero qualcosa di particolare con la sua struttura a ferro di cavallo, mentre nel parco accanto puoi trovare il monumento di Donizetti.
  • San Michele al Pozzo Bianco: l’ultima chicca ti aspetta nella parte orientale della città alta. Le radici di questa piccola chiesa risalgono all’VIII secolo, l’attuale edificio è stato costruito nel XIV secolo, mentre la facciata ha circa 100 anni. San Michele al Pozzo Bianco è particolarmente nota per i suoi stupendi affreschi che decorano la Cappella mariana, l’altare e la cripta.

 

Dalla città alta alla città bassa, dagli stupendi edifici all’arte contemporanea, Bergamo colpisce con una sorprendente varietà all’interno e all’esterno delle mura veneziane che, essendo Sito del Patrimonio Mondiale, potrebbero essere il solo motivo di visitare questo gioiello nel cuore della Lombardia. Non perdere questa incantevole attrazione culturale ed architettonica!

Como – la città d’arte con molti governanti

Como, il capoluogo dell’omonima provincia in Lombardia, si trova sulla riva sudorientale del Lago di Como. Questa località turistica in prossimità del confine svizzero e a soli 45 km da Milano è davvero stupenda. Inutile dire che il lago da solo merita una sosta per nuotare e per praticare diversi sport acquatici. Tuttavia, ci sono attrazioni meno note nascoste dietro le mura di quella città d’arte che è Como. Andiamo a scoprire insieme qualcosa in più.

Como ora ed allora

Città d’arte Como

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Sembrerebbe che il lago e i dintorni siano stati sempre molto famosi poiché alcuni ritrovamenti fanno pensare a degli insediamenti già dagli inizi del X secolo a.C. che hanno prosperato fino all’arrivo di un’incursione celtica. Si ritiene che Comum, utilizzando il nome romano, in realtà fosse stata fondata dai Galli. La successiva colonia romana è stata fortemente ampliata e fortificata sotto Gneo Pompeo Strabone e sotto Cesare per proteggerla dagli attacchi dei Reti. Il lago di un tempo con una fiorente industria metallurgica ha iniziato ad ospitare numerose ville.

Le prime invasioni germaniche hanno colpito duramente Como e le persone sono tornate soltanto nel periodo longobardo. Un contrasto latente con gli arcivescovi di Milano ha portato ad una dura serie di guerre, occupazioni, risarcimenti e devastazioni. Nel 1450, i frequenti cambi di governo nel Medioevo, alla fine hanno riportato Como sotto il dominio milanese prima che la città – come il resto della Lombardia – diventasse un dominio spagnolo. I secoli successivi hanno visto Como far parte dell’Austria, della Repubblica Cisalpina, del Regno d’Italia di Napoleone, e tornare di nuovo all’Austria prima che Giuseppe Garibaldi liberasse la città nel 1859 affinché entrasse a far parte del nuovo Regno d’Italia.

La Cattedrale di Como

Città d’arte Como

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Questa approfondita e breve panoramica – per usare un ossimoro! – ci dice che la storia di Como non è stata affatto lineare. Il cambiamento di governanti e casate ha lasciato un paesaggio urbano estremamente vario dominato dalla cattedrale. La Cattedrale di Santa Maria Assunta, se usiamo il suo nome intero, si trova nel cuore del centro storico ed è stata l’ultima cattedrale gotica ad essere costruita in tutta la Lombardia. In realtà, c’era già una cattedrale – Santa Maria Maggiore vicino al lago è stata costruita nel IX secolo – ma il restauro già programmato è iniziato alla fine del XIV secolo trasformandola infine in un edificio completamente nuovo.

Forse non sarai sorpreso di sentire che le cose non sono andate com’era stato pianificato apportando diverse fasi costruttive. L’abside principale, le sacrestie e il transetto sono stati realizzati nel 1519, l’abside settentrionale e quella meridionale sono state realizzate il secolo successivo e la cupola non è stata completata fino alla metà del XVIII secolo. Nonostante le fasi costruttive si siano estese fino e ben oltre il Rinascimento, c’è ben poco da ammirare di questi periodi artistici e architettonici. La Cattedrale di Como è decorata con tante grandi opere d’arte tra cui le statue di Plinio il Vecchio e Plinio il Giovane, entrambi originari di Como, e sorprendenti pale d’altare. Il tesoro della Cattedrale conserva l’Urna Volpi, il reliquiario con i capelli della Vergine Maria e una forcina di Maria Maddalena.

Le chiese e i castelli di Como

Numerose chiese medievali e romaniche, grandiosi palazzi e castelli, all’interno al di fuori delle mura cittadine fortificate e ricostruite nel Medioevo, danno un’idea della diversità architettonica di Como. È ora di dare una breve occhiata ad alcuni edifici laici e religiosi che abbiamo selezionato:

  • San Fedele: questa chiesa della fine del XII secolo vicino alla cattedrale potrebbe essere un po’ difficile da trovare. San Fedele, sia a destra che a sinistra, è incastonata tra edifici residenziali. Inoltre, la facciata è stata ricostruita nel 1914 armonicamente incorporata nel paesaggio urbano. Quello che è interessante sono le tre insolite absidi a forma di conchiglia. Esse sono state realizzate su modello di una chiesa di Colonia e da tempo sono oggetto di ricerca di un possibile legame tra Como e la città del Reno.
  • Sant’Abbondio: come San Fedele, Sant’Abbondio è più antica della cattedrale. La navata è stata probabilmente costruita durante la seconda metà dell’XI secolo quando i membri del casato degli Ottoni portarono l’architettura romanica tedesca a Como. La decorazione e le torri sono state realizzate su modello di altri edifici nord Europei, le colonne cilindriche forse sono di origine francese, e gli affreschi del XIV secolo sono chiaramente opera di stile umbro e toscano.
  • Il Castello di Baradello: che ne dici di un breve giro sulla collina che sovrasta la città? Il Castello di Baradello si trova dove è stato fondato l’originario insediamento romano. Esso può far tornare con il pensiero ad una storia lunga e sorprendente, ripristinato e donato al popolo di Como dal Barbarossa. Nel XVI secolo l’Imperatore Carlo V ha fatto smantellare tutto tranne la torre per evitare che il castello cadesse in mano alle truppe francesi. Il vasto restauro è stato avviato soltanto nel 1971. Per tutti questi anni la torre con le mura bizantine, forse databili al VI o VII secolo, si sono conservate.

 

Altri luoghi a cui devi dare un’occhiata

Che ne dici di un po’ più di Como? Beh, si può dire che non ne abbiamo mai abbastanza di questa meravigliosa città d’arte. Ecco ancora altri posti tra i nostri preferiti:

  • La Casa del Fascio: Como non ospita soltanto affascinanti testimonianze degli antichi governanti. La Casa del Fascio è in larga parte considerata un punto di riferimento dell’architettura italiana contemporanea, il cosiddetto Razionalismo. L’antica sede della sezione locale del Partito Fascista di Mussolini ora ospita la Guardia di Finanza e il suo museo.
  • Villa Olmo: sei interessato all’architettura neoclassica? Como copre anche questo periodo!! Il Marchese Innocenzo Odescalchi ordinò la costruzione di Villa Olmo alla fine del XVIII secolo. I successivi proprietari hanno realizzato grandi modifiche – l’ingresso è stato trasformato in una grande sala, i giardini in un parco inglese – ma l’anima originaria è rimasta.
  • Il Tempio Voltiano: nel 1800 Alessandro Volta ha inventato la prima batteria elettrica. Questo museo neoclassico è stato costruito nel 100° anniversario della morte dello scienziato e mostra diversi strumenti scientifici, le prime pile voltaiche e oggetti personali appartenuti a Volta.
  • La funicolare: Brunate si trova su una collina che sovrasta Como. La zona era abitata già fin dal IV secolo a.C. ed è stata trasformata in una rinomata meta turistica dopo la Seconda Guerra Mondiale. E così, la funicolare monorotaia che collega Como a Brunate si è evoluta da principale mezzo di trasporto per la gente del posto in una famosa attrazione turistica.
  • Il Broletto: e infine, facciamo un viaggio nel Medioevo. Il più importante edificio laico medievale della città si trova proprio a nordovest della facciata della cattedrale, segno evidente dello stretto legame tra il potere laico e religioso. Le arcate delle colonne in mattoni immettono nell’edificio decorato da numerose statuette, logge e balaustre.

 

Anche se Como potrebbe essere una delle città d’arte meno conosciute, merita comunque una visita, non soltanto per il Lago di Como. Scoprirai tanti gioielli nascosti di una città dalle antiche radici, dal ricco patrimonio medievale fino ai vivaci periodi successivi e alla contemporaneità. Oh, a proposito, non dimenticare di fare un tuffo nel lago in estate!

Genova: dalla potenza navale alla magica città d’arte

Genova era una potenza navale e commerciale e la “porta di accesso alla vastità del mondo”, una gloriosa repubblica e una potenza coloniale. Cristoforo Colombo e Niccolò Paganini sono nati qui, l’università della città ha circa 550 anni ed ha alle spalle una storia illustre. Tuttavia, raramente si parla di Genova come una città d’arte, degli affascinanti palazzi e degli splendidi edifici lungo le sfarzose Strade Nuove, Patrimonio Mondiale dell’UNESCO, delle innumerevoli chiese e musei d’arte. È ora di cambiare opinione: unisciti a noi per un tour a Genova, la città d’arte sulla costa del Mar Ligure!

La leggendaria Repubblica di Genova

Città d’arte Genova

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Dai, non pensavi seriamente che avremmo ignorato la ricca storia di Genova, eh? Sì, Genova. Bene, allora, diamo il via allo spettacolo. Il nome probabilmente deriva da “genu” il termine latino che sta per “ginocchio”, in parte ispirato alla forma della costa. Gli esperti ritengono che il porto naturale fosse già utilizzato fin dal periodo paleocristiano. Cerca gli indizi dell’insediamento greco durante il IV secolo a.C. I romani hanno iniziato a trasformare la città nel loro quartier generale per combattere contro i Liguri nel 216 a.C. Tuttavia, i resoconti degli scrittori classici sono rari, e quindi non sappiamo molto dell’antica città. In netto contrasto, il continuo cambiamento dei governanti dopo la caduta dell’Impero Romano d’Occidente è cosa nota. La spiccata capacità di navigazione ha aiutato i Genovesi a raggiungere rapidamente la costituzione del comune, a vivere la rapida ascesa della sua flotta, e a trasformarsi in una potenza coloniale del periodo medievale.

I conflitti interni hanno rallentato l’ascesa di Genova a potenza commerciale navale – un ruolo che poi è stato assunto infine con piacere. Furono fondate diverse colonie e la repubblica si è trasformata in un fulcro commerciale. Il commercio di olio, vino, pelli, sapone, grano, seta ma anche di schiavi, prosperava. La riforma della repubblica di Andrea Doria ha cercato di combattere la crescente influenza spagnola e francese, ma una discordia intestina ancora maggiore è stata provocata dalla graduale perdita delle colonie. Nel 1796, Napoleone occupò Genova e diede vita alla Repubblica Ligure che, a sua volta, fu infine annessa dalla Francia. Tuttavia, lo spirito repubblicano non morirà, e la regione diventerà successivamente parte dell’Italia. Restando un importante porto, Genova ha giocato un ruolo decisivo durante il miracolo economico italiano dopo la 2^ Guerra Mondiale. È rimasta un rilevante operatore commerciale mondiale grazie alle aree interne come Milano, Torino e i collegamenti con la Svizzera.

I palazzi di Genova e il Sito del Patrimonio Mondiale

Città d’arte Genova

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Quindi, finalmente procediamo con la città d’arte stessa. Non vogliamo dedicare troppo tempo alle Strade Nuove e ai Palazzi dei Rolli poiché abbiamo dato un’occhiata abbastanza ravvicinata a questi 163 palazzi – prevalentemente costruiti tra il XVI e il XVII secolo da ricche famiglie aristocratiche all’apice del potere commerciale genovese – nell’ambito del nostro articolo sull’omonimo Sito del Patrimonio Mondiale UNESCO. Solo 42 di questi 163 palazzi hanno raggiunto lo status del Patrimonio Mondiale… e ci sono ancora altri palazzi a Genova.

Uno da non perdere è il Palazzo Reale. Certamente, ne abbiamo già parlato nel nostro articolo dell’UNESCO, ma il palazzo è naturalmente troppo bello ed importante per essere ignorato. Costruito dai membri della nobile famiglia Balbi tra il 1618 e il 1620, il palazzo è stato ampliato, modificato e migliorato nel corso dei decenni successivi. L’edificio è noto soprattutto per la sua facciata monumentale e l’incantevole giardino. Palazzo Reale attualmente ospita un museo d’arte con oltre 200 dipinti dei maestri di Genova e di altri maestri italiani ed internazionali. Presenta anche notevoli affreschi e superbi arredi realizzati tra il XVII e il XX secolo.

Le chiese e i cimiteri di Genova

Città d’arte Genova

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C’è molto altro nella città d’arte oltre allo sfarzo e alla grandezza degli imponenti palazzi. In tutta Genova, troverai innumerevoli edifici religiosi e cimiteri monumentali. Abbiamo selezionato per te alcuni dei nostri preferiti:

  • La Cattedrale di San Lorenzo: la cattedrale di Genova mostra con orgoglio la sua storia dal 1100 alla fine del XV secolo. Elementi romanici e gotici si alternano e si esaltano l’un l’altro. L’interno è particolarmente splendido con i suoi grandiosi dipinti e le sculture altrettanto imponenti.
  • Santa Maria Assunta: inutile dire che nel cuore della città c’è un po’ di architettura rinascimentale. La Basilica di Santa Maria Assunta si trova sul colle Carignano proprio al centro della città. La costruzione dell’edificio a pianta centrale è iniziata nel 1549 e si è protratta per cinque decenni. La basilica è riuscita a mantenere il suo fascino originario nonostante i vasti lavori di ristrutturazione del XIX secolo.
  • La Sinagoga: a differenza di altre chiese genovesi la sinagoga è piuttosto recente. L’edificio in stile eclettico realizzato in cemento armato con rivestimento in pietra è stato costruito nel 1934-35. Il piano superiore ospita un museo ebraico.
  • Santo Stefano: collocata su un’altura, questa chiesa si affaccia sulla strada principale, Via XX Settembre. La leggenda vuole che Colombo sia stato battezzato a Santo Stefano. Questo importante esempio di architettura romanica ligure è stato ridotto nel corso dei secoli – molte cappelle sono state demolite per mancanza di spazio – eppure la chiesa risplende davvero fin dalla sua nuova costruzione effettiva dopo la 2^ Guerra Mondiale.
  • Il Cimitero monumentale di Staglieno: il quartiere di Staglieno è situato leggermente fuori città ed è principalmente associato all’omonimo cimitero. Esso si estende su un’area superiore a 1 km² con numerose terrazze, alcune delle quali sono piuttosto ripide. Per un più facile accesso, il cimitero ha anche una linea di minibus dedicati. Molte tombe sono estremamente pompose e formano una sorta di parco sculture con 150 anni di storia della scultura in un unico luogo.

 

Ancora altri luoghi di Genova

Palazzi, chiese e cimiteri a parte, la città d’arte di Genova ha sicuramente molto di più da offrire. Ecco una selezione di ulteriori attrazioni:

  • Il Porto Antico: questo elenco non sarebbe completo senza il porto turistico pubblico. Ci è voluto fino al 1992 per l’ampliamento e il potenziamento dell’ex porto industriale, giusto in tempo per l’Expo. Oggi il Porto Antico attrae sia i turisti sia la gente del posto. Tra le principali attrazioni c’è l’Acquario di Genova, il più grande acquario d’Europa.
  • Il faro: Genova ha due punti di riferimento. Uno di essi è il faro del porto, la Torre della Lanterna di Genova, sul colle di San Benigno. Con i suoi 76 metri è il faro più alto d’Europa. È aperto al pubblico il sabato, la domenica e i giorni festivi, ed ha il suo museo.
  • La Fontana di Piazza de Ferrari: il secondo punto di riferimento si trova in Piazza de Ferrari, la piazza centrale della città. La grande fontana in bronzo dell’architetto Cesare Crosa di Vergagni, realizzata nel 1936, domina la piazza in maniera incantevole.
  • L’Università: una delle università italiane più grandi e rinomate si trova a Genova. Circa 37.000 studenti sono iscritti all’Università degli Studi di Genova. È stata fondata già dal 1471 grazie ad una bolla papale di Papa Sisto IV ed ha nuove facoltà a Genova, ma anche lungo la costa a La Spezia, Imperia e Savona. Tra gli studenti più importanti ci sono il famoso presidente italiano Sandro Pertini e Papa Benedetto XV, il papa della pace.
  • Il Teatro Carlo Felice: l’antica sede della chiesa domenicana di San Benedetto ora ospita uno dei più rinomati teatri d’opera in Italia. I bombardamenti aerei hanno distrutto gran parte dell’edificio originario degli anni ’20 dell’800 tra cui il prezioso soffitto rococò. L’antica facciata infine è stata ricostruita. Attualmente, il Teatro Carlo Felice è composto da una sala principale da 2.000 posti e un auditorium da 200 posti.

 

C’è molto di più nascosto dietro all’antico potere navale di Genova – una città d’arte autentica, a tutti gli effetti! Consigliamo un soggiorno di più giorni sulla costa ligure per vivere e godere appieno di queste e molte altre attrazioni. Ancora meglio unire la tua visita con un’escursione su e giù per la costa. Non resterai deluso.

Un tour di Torino, città d’arte del Piemonte

Automobili, calcio, industria – in poche parole c’è abbastanza a Torino… o no? I fanatici del calcio sono divisi tra le eterne rivali Juventus e Torino FC, la casa automobilistica di fama mondiale è stata fondata qui nel 1899, e molte altre aziende tra cui Kappa, Lancia e Lavazza, hanno mosso i loro primi passi a Torino. E poi c’è la Cattedrale con la Sindone di Torino, uno dei più importanti manufatti della fede cristiana. In pratica, Torino – situata nell’Italia nord occidentale, a circa 100 km dal confine francese e da quello svizzero – è una città d’arte affascinante con una storia avvincente e una valanga di luoghi altrettanto impressionanti. Ti invitiamo a unirti a noi per un tour nel capoluogo del Piemonte.

Dall’insediamento militare romano al boom industriale

Città d´arte Torino

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Non sarai probabilmente sorpreso nel sentire che per prima cosa richiamiamo la tua attenzione sulla storia di Torino, il che è davvero sufficiente. Il nome deriva probabilmente da “tau” il termine celtico che indica “le montagne”. Inoltre, la parola italiana “Torino” può richiamare l’espressione dell’etimologia popolare “piccolo toro”, motivo per cui l’insegna e lo stemma di Torino recano un toro. La tribù celtico-ligure dei Taurini originariamente viveva qui prima dei Romani, che crearono un insediamento militare nel 28 a.C. circa. La tipica struttura cittadina con strade perpendicolari resta visibile nel Quartiere Romano. All’epoca, circa 5.000 abitanti vivevano all’interno delle mura di Torino.

Dopo la caduta dell’Impero Romano d’Occidente, Torino è stata governata dai Longobardi e dai Franchi prima di essere conquistata dai Duchi di Savoia alla fine del XIII secolo. Questi ultimi, nel XV secolo, hanno messo in atto una completa ricostruzione della città. Molti dei suoi famosi giardini e palazzi risalgono a questo periodo, l’università è stata fondata nel 1404, e Torino è diventata persino la capitale del ducato. Una pressione continua di 117 anni da parte delle truppe francesi non ha avuto successo. Dopo l’unità d’Italia, per quattro anni, Torino ha svolto la funzione di capitale e di residenza reale. In seguito, l’industrializzazione ha provocato una crescita senza precedenti. Tuttavia, la crisi industriale degli anni ’80 ha posto un arresto devastante a questo sviluppo. La popolazione è scesa sensibilmente al di sotto di un milione dove da allora è rimasta.

Le chiese e le basiliche

Città d´arte Torino

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Prima di diventare il capoluogo della Savoia nel 1563, Torino aveva un aspetto prevalentemente medievale che è stato modificato nel corso della vasta trasformazione che ha portato, tra le altre cose, nuove strade e alla distruzione o alla modifica delle 21 chiese parrocchiali. Torino ospita ancora numerose chiese e basiliche note in tutto il mondo che dovresti assolutamente visitare. Noi suggeriamo:

  • La Cattedrale di Torino: Forse non sarai sorpreso da questa prima voce. Dopotutto, abbiamo accennato brevemente alla Cattedrale di Torino nella nostra introduzione. Il Duomo di Torino è in realtà un edificio piuttosto semplice con un progetto poco sofisticato caratterizzato dalle classiche forme rinascimentali, una facciata in marmo e un campanile con i piani superiori in stile barocco. Principalmente, citiamo la Cattedrale di Torino per la cappella dietro l’incrocio delle navate, costruita appositamente per la Sindone di Torino e riccamente decorata. Guardando il cielo sopra di te resterai colpito dall’imponente cupola. Nonostante sia stato confutato dalla scienza, molti credenti venerano ancora il panno di lino come lo stesso lenzuolo in cui Gesù fu sepolto dopo la crocifissione.
  • La Basilica della Madonna Ausiliatrice: La Vergine Maria è apparsa al salesiano Don Bosco in sogno nel 1844 o nel 1845 mostrandogli il luogo del martirio dei santi torinesi Solutore, Ottavio e Avventore. Don Bosco ha voluto che la Basilica di Maria Ausiliatrice fosse costruita in quel punto. È stata costruita durante la seconda metà del XIX secolo e conserva le reliquie dei santi e quelle del suo costruttore canonizzato.
  • San Lorenzo: Incastonata senza dare nell’occhio tra una fila di palazzi, questa chiesa in Piazza Castello assomiglia a diversi edifici dello stesso quartiere. Tuttavia, forme fantasiose e affascinanti elementi dell’architettura islamica con abili trucchi di illuminazione sono nascosti dietro la sua facciata.
  • Superga: Prendi la ferrovia a cremagliera fino alla collina di Superga nella parte orientale della città per raggiungere l’omonima chiesa ad un’altitudine di 672 m. Se il meteo è buono, puoi vedere anche le Alpi. Immergiti nel mondo dell’arte barocca: dagli enormi scaloni all’altrettanto maestosa cupola.

 

I palazzi e i castelli di Torino

Non vorremmo passare troppo tempo nei castelli e nei palazzi di Torino. Non perché non siano di una bellezza mozzafiato – anzi! – ma piuttosto perché abbiamo già dedicato un articolo completo alle Residenze della Casa Reale dei Savoia che consigliamo fortemente per maggiori informazioni. Di queste 14 residenze cinque si trovano proprio a Torino:

  • Palazzo Reale
  • Palazzo Madama
  • Palazzo Carignano
  • Castello del Valentino
  • Villa della Regina

 

Non possiamo dimenticare la Palazzina di Stupinigi, situata a una decina di chilometri circa a sud est di Torino che è anch’essa parte di un incredibile Sito del Patrimonio Mondiale UNESCO. Devi assolutamente visitare questo luogo di caccia barocco, anche soltanto per i suoi straordinari dipinti murali.

Ancora altre attrazioni a Torino

Città d´arte Torino

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Per il momento, restiamo ancora a Torino poiché la città d’arte ha davvero molto da offrire. Ecco alcuni dei luoghi più importanti:

  • La Porta Palatina: Mura spesse circondavano Torino nel periodo romano. Una delle tre porte più grandi della città si è conservata, forse perché utilizzata come prigione nel XVIII e XIX secolo dopo diverse trasformazioni. Da allora, Porta Palatina è stata ristrutturata e ricostruita. Due copie moderne delle antiche statue affiancano la porta in mattoni con le due imponenti torri di avvistamento.
  • Il Museo Egizio: Questo museo torinese è interamente dedicato all’egittologia e ospita una delle più grandi collezioni al mondo di antichi pezzi egiziani. Quasi 6.500 dei circa 32.500 manufatti sono esposti. Oltre alle numerose statue, il Museo Egizio è piuttosto conosciuto per la sua straordinaria collezione di papiri.
  • La Galleria Sabauda: Situata nel Palazzo Reale, sito del Patrimonio Mondiale, questa galleria di dipinti conserva principalmente arte italiana, francese e olandese dal XV al XVII secolo. Lasciati stupire dalle opere di Tintoretto, Rembrandt, Guercino, Buoninsegna e molti altri.
  • La Mole Antonelliana: questo edificio era stato pensato originariamente per essere una sinagoga. Quando la capitale italiana fu spostata a Firenze nel corso della seconda metà del XIX secolo e i costi salirono rapidamente, tutti i progetti furono cancellati. La grandissima torre con un’altezza di 167,5 m è ora considerata uno dei simboli di Torino e ospita il Museo Nazionale del Cinema. L’ascensore ti porta a circa 85 m d’altezza dove c’è una meravigliosa vista con uno scorcio delle Alpi.
  • Il Lingotto: Il Lingotto della Fiat era la più grande fabbrica automobilistica del mondo. Aveva persino una pista di prova per le nuove auto sul tetto. Dopo la chiusura della fabbrica nel 1982 nel corso di una devastante crisi industriale, l’edificio è stato trasformato e ammodernato. Ora ospita un centro congressi, una sala concerti, un centro commerciale e una galleria d’arte, la Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli con pezzi della collezione della coppia della Fiat. Per inciso, la pista di prova sul tetto esiste ancora. Puoi dare un’occhiata e anche camminarci sopra.

 

Torino ha in serbo ogni tipo di attrazione. Visita i siti di pellegrinaggio di fama mondiale, lasciati incantare dai fastosi palazzi e castelli, e vivi da vicino la ricca storia industriale della città. E sì, devi assolutamente visitare uno dei più imponenti stadi di calcio. Goditi il tuo viaggio nel cuore del Piemonte!

Aosta: un’occhiata alla città d’arte alpina

Città d´arte Aosta

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La Valle d’Aosta si trova all’estremità nord occidentale d’Italia, al confine con la Francia e la Svizzera. La piccola regione è conosciuta per le sue bellezze naturali e per il turismo, i numerosi parchi regionali e nazionali e le prestigiose stazioni sciistiche confinanti. Inoltre, i nomi dei comuni in Valle d’Aosta sono francesi: l’indicatore di un legame lungo oltre 900 anni con il dominio del Casato dei Savoia. Tuttavia, soltanto poche persone al di fuori dei confini regionali conoscono i nomi dei singoli borghi. Aosta, il capoluogo – il solo posto in Valle d’Aosta con un altro nome in italiano – in realtà è una vera città d’arte con una storia molto affascinante e luoghi incantevoli. È il momento di dare un’occhiata più da vicino a questo gioiello del nord Italia un po’ nascosto e ingiustamente ignorato.

Come Aosta è diventata Aosta

Il sito dell’attuale capoluogo della Valle d’Aosta ha ospitato insediamenti preistorici da 5000 a 6000 anni fa. La popolazione autoctona dei Salassi è riuscita a combattere a lungo gli invasori romani grazie alla barriera alpina naturale. Alla fine, A. Terenzio Varro Murena ha conquistato la Valle d’Aosta nel 25 a.C. Gran parte dei Salassi sono stati venduti come schiavi. Augusto ha fondato la città Augusta Praetoria al posto di un preesistente accampamento della legione romana.

Nell’antica città di Aosta, puoi ancora vedere l’originale impianto a scacchiera romano. 64 blocchi residenziali (insulae) costituivano Augusta Praetoria, circondata da imponenti mura cittadine con una porta su ciascuno dei quattro lati. Le strutture più grandi sono state costruite su “quadrati a scacchiera” predefiniti. Dopo la caduta dell’Impero Romano Franchi e i Longobardi hanno combattuto sul territorio, successivamente Carlomagno ha fatto costruire la Via Francigena passando per la città fino a Roma. Umberto I, Conte di Savoia ha acquistato la zona nel 1025; rimasta parte del dominio sabaudo fino al 1946, anche dopo il suo accorpamento nel Regno d’Italia nel 1861. Il dominio fascista ha costretto all’italianizzazione la Valle d’Aosta facendone uno dei principali luoghi della resistenza durante la 2^ Guerra Mondiale. La regione ha ottenuto uno statuto speciale autonomo per controbilanciare gli sforzi di auto-governo nonché i progetti di annessione della Francia. Ad oggi circa l’80% della popolazione parla francese. Quasi il 70% parla il tradizionale dialetto franco-provenzale.

Aosta preistorica

Ti consigliamo di aprirti il cammino tra le molte sfaccettature di Aosta in ordine cronologico, motivo per cui stiamo partendo dal periodo preistorico. Saint Martin de Corléans nella periferia occidentale è una delle più grandi aree megalitiche d’Italia. È stata scoperta nel giugno del 1969 individuando 22 differenti strati fino ad una profondità di sei metri, attentamente studiati. Scopri l’evoluzione di questo sito dalla fine dell’Età Neolitica all’Età del Rame a quella del Ferro, e infine, l’Età del Ferro su un’area totale di circa 6 ettari. Gli esperti credono che la fase più antica dell’attività umana risalga al 4200 a.C. circa. Tracce di aratura fanno pensare ad atti rituali. L’effettiva costruzione dell’area megalitica probabilmente è iniziata tra il 3000 e il 2750 a.C. Sono stati montati 22 pali di legno in fila – ritenuti totem dagli esperti – e più di 40 steli antropomorfe sono state aggiunte successivamente. Probabilmente sono monumenti per le festività in onore di dei ed eroi. Saint Martin de Corléans è anche una necropoli. Il periodo delle sepolture è durato fino all’Età del Bronzo grazie all’identificazione di diverse tipologie di tombe e riti. Alcuni reperti fanno pensare che la necropoli sia stata addirittura utilizzata fino alla conquista romana. Un enorme complesso museale composto da due edifici ti fornisce affascinanti approfondimenti del sito degli scavi. Qui potrai apprendere qualcosa in più sulle diverse fasi archeologiche dell’evoluzione di Aosta, allora come oggi.

Le strutture romane di Aosta

Città d´arte Aosta

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Come già ricordato è ancora possibile vedere la struttura romana di Aosta mentre si passeggia nel suo centro storico. Alcuni edifici e strutture del passato sono sopravvissuti, almeno in parte. Le mura della città romana di Aosta hanno certamente qualcosa di particolare. I governi medievali hanno continuato a servirsene, motivo per cui esse probabilmente sono ancora quasi del tutto intatte. Le mura racchiudono un’area rettangolare di 724 x 572 metri e perlopiù superano l’altezza di sei metri. Inoltre, la porta orientale e quella meridionale sono ancora conservate. Quella principale Porta Praetoria, costruita nel I secolo d.C., è stata successivamente rivestita di marmo, mentre per il resto conserva la sua struttura originaria. Anche l’arco di Augusto davanti alla porta e il ponte romano Pont de Pierre che originariamente attraversava un fiume, risalgono a quest’epoca.

Tuttavia, non tutti gli edifici sono altrettanto ben conservati. Mentre alcune delle torri della cinta muraria sono ancora romane nella loro struttura, altre hanno subito sostanziali modifiche. Scegliendo un esempio abbastanza rilevante, la torre di Bramafam è stata costruita sui resti di un bastione romano nell’XI secolo ed è stata l’abitazione di un visconte del Casato dei Savoia. Tra le altre evidenze del periodo romano solo il muro meridionale del monumentale teatro a quattro piani è sopravvissuto, e il foro è anch’esso in gran parte distrutto. Da non perdere un’escursione alla villa romana sulla collina che sovrasta Aosta!

Altre attrazioni di Aosta

Ma questo non è tutto ciò che Aosta, città d’arte, ha in serbo per te. Non occorre ricordare che i secoli successivi alla fine della dominazione romana hanno lasciato le loro tracce sul capoluogo della Valle d’Aosta. Pertanto, suggeriamo caldamente le seguenti attrazioni:

  • La Cattedrale: la Cattedrale di Aosta è stata originariamente costruita nel IV secolo ma è scomparsa circa 700 anni dopo per far posto ad un nuovo edificio. Ulteriori modifiche sono state apportate nel XV e XVI secolo. L’aspetto tardo -gotico, la facciata rinascimentale, il portico neoclassico degli anni successivi insieme al pavimento a mosaico e le vetrate dipinte nel XII e XIII secolo creano un miscuglio architettonico incredibilmente spettacolare.
  • Sant’Orso: anche le radici di questa antica collegiata possono essere rintracciate molto più addietro – al V secolo, per essere precisi. Una intera ricostruzione del primo romanico alla fine ha lasciato il posto all’aspetto tardo gotico nel corso del XV secolo. Mentre la cripta a cinque navate costruita su dodici colonne romane rende l’idea dell’edificio precedente, il ciclo di affreschi raffigurante scene della vita di Cristo e dei suoi apostoli è ben radicato nella tradizione dell’XI secolo.
  • Il Ponte di Grand Arvou: l’aumento della popolazione della Valle d’Aosta, insieme all’allevamento del bestiame, ha portato ad una carenza dell’approvvigionamento idrico. Al Canale Rû Prévôt realizzato tra il XIII e XIV secolo, sono seguiti numerosi acquedotti. Tra le più belle costruzioni di questa tipologia c’è il Ponte di Grand Arvou che, per inciso, è ancora operativo.
  • La Riserva naturale Tzatelet: una delle più belle riserve naturali della regione si trova leggermente fuori Aosta. Ammira diverse specie rare di uccelli e la variegata flora mediterranea, una vera rarità per le Alpi. Un’altra necropoli neolitica, forse fondata nel 3000 a.C. circa, è stata rinvenuta sulla collina Tzatelet.

 

In verità, nel Nord Italia, ci sono sicuramente città più conosciute di Aosta, assolutamente non devi perdere il capoluogo della Valle d’Aosta. L’affascinante patrimonio storico del capoluogo regionale da tempi lontanissimi all’Impero Romano fino al periodo gotico porta alla luce molti tesori che meritano di essere visti da vicino. Scopri questo gioiello alpino, meglio se combinato con un indimenticabile soggiorno escursionistico o sciistico nelle montagne circostanti.

Le colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene

Le colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene

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L’Italia esporta ogni anno grandi quantità di Prosecco – circa 90 milioni di bottiglie, per essere precisi. All’inizio, e fino alla fine del 2009, si riferiva ad un vitigno, ora indica un luogo di origine specifico. La zona di produzione di Conegliano e Valdobbiadene in provincia di Treviso è tra le zone più famose al mondo per il Prosecco. Esso soddisfa la più alta classificazione (DOCG) per la quale può contare su una zona che è stata modellata appositamente per la produzione delle cosiddette uve Glera nel corso dei secoli. Le colline del Prosecco tra Conegliano e Valdobbiadene sono state dichiarate Sito del Patrimonio Mondiale UNESCO nel 2019. Un paesaggio unico e diversi percorsi rilassanti ti attendono nel corso della visita.

Il Prosecco a denominazione di origine controllata e garantita

Il Prosecco di Conegliano Valdobbiadene è uno spumante ottenuto prevalentemente dall’uva Glera (dall’85% al 100%). Questo spumante può essere prodotto soltanto nei seguenti 15 comuni, a Conegliano e Valdobbiadene e dintorni:

  • Conegliano
  • San Vendemiano
  • Colle Umberto
  • Vittorio Veneto
  • Tarzo
  • Cison di Valmarino
  • San Pietro di Feletto
  • Refrontolo
  • Susegana
  • Pieve di Soligo
  • Farra di Soligo
  • Follina
  • Miane
  • Vidor
  • Valdobbiadene

 

Oltre al Prosecco dei Colli Asolani, prodotto anche nella provincia di Treviso (ad Asolo, per essere precisi), il Prosecco di Conegliano Valdobbiadene è il solo del suo genere ad avere la classificazione DOCG. DOCG significa “Denominazione di Origine Controllata e Garantita”, la più alta classificazione per la qualità dei vini in Italia. I viticoltori producono una sorprendente quantità di Prosecco – circa 700.000 ettolitri ogni anno con un trend in crescita – in quattro diverse tipologie: fermo, frizzante, Spumante Superiore e Superiore di Cartizze.

Un mosaico di terrazzamenti scoscesi

Le colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene, UNESCO

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La straordinaria area vitivinicola e la stretta interazione tra uomo e natura sono state i criteri determinanti per il Patrimonio Mondiale UNESCO. La popolazione ha affrontato le enormi sfide del difficile terreno, per usare un eufemismo, andando avanti per secoli costruendo alla fine la perfetta regione del Prosecco. Propriamente questo terreno è noto come “dorsale” – pendii ripidi e accidentati, che si estendono in direzione est-ovest intervallati da piccole valli che corrono parallelamente. I “ciglioni” sono stati utilizzati per domare questa difficile superficie. Essi sono delle particolari tipologie di terrazzamenti che impiegano il terreno erboso al posto della roccia, rinforzando le colline in modo duraturo. Le testimonianze suggeriscono che queste porzioni di terreno sono state impiegate fin dal XVI e XVII secolo e sono particolarmente adatte per zone ripide. Poiché ci sono migliaia di piccoli viticoltori tra Conegliano e Valdobbiadene, le colline del Prosecco assomigliano ad un mosaico – estremamente frammentate ma strettamente collegate tra loro.

Passeggiando sui rilassanti sentieri tra Conegliano e Valdobbiadene

Anche se forse hai apprezzato questa lezione più o meno breve sul Prosecco, magari vorresti assaggiare quello che la zona ha da offrire, non è vero? Numerosi e rilassanti sentieri collegano i due punti di attrazione attraverso ripide colline e fitte foreste, attraverso le crescenti tessere di un mosaico e vaste proprietà agricole. Esiste persino una sorta di “strada del Prosecco” tra Conegliano e Valdobbiadene. Abbiamo scelto alcune attrazioni per te:

  • Conegliano: Iniziamo con la prima scuola di vino in Italia, fondata nel 1876. Una visita guidata ti mostra i segreti della produzione del Prosecco. Successivamente visita le antiche cantine e dai un’occhiata al vicino museo del vino.
  • Refrontolo: Essendo uno dei borghi più affascinanti di questa zona, Refrontolo ospita un tipo di vendemmia molto conosciuta. Non perderti il mulino ad acqua, Molinetto della Croda, ancora operativo che attualmente funge da museo.
  • Villa Brandolini: Questo edificio a Solighetto è un condensato di competenze essendo la sede del Consorzio Tutela del Vino Prosecco Conegliano Valdobbiadene DOCG. La villa è utilizzata come sede di eventi culturali ed entusiasmanti mostre.
  • Follina: Follina è uno dei borghi più belli d’Italia. Le scelte culinarie da sole sono sorprendenti. Goditi una pausa in una trattoria che offre un abbondante pasto regionale e poi visita l’enorme Abbazia di Santa Maria.
  • Farra di Soligo: Le colline diventano più ripide e disabitate – perfette per un’escursione approfondita! Le tre Torri di Credazzo, che facevano parte di un castello distrutto dai Longobardi, e la piccola chiesa di San Martino svettano tra i vigneti.
  • Cartizze: La patria del Prosecco Conegliano-Valdobbiadene Superiore di Cartizze stupisce per le spettacolari colline a forma di cono, le cosiddette “chiocciole” e le “casére”, i caratteristici fienili della zona. Devi assolutamente visitare una delle tante cantine.
  • Valdobbiadene: Ottimi ristoranti eccellenti che preparano i migliori piatti di Treviso oltre ad innumerevoli cantine per lo spumante ti aspettano al termine del rilassante percorso. Inoltre, sulla via del ritorno, ti consigliamo di fare un breve giro a Guia, Campea e Farrò. Qui, il panorama sui vigneti è incredibilmente mozzafiato, soprattutto al tramonto.

 

Scopri una delle aree più belle ed uniche dell’Italia intera, la particolare simbiosi tra uomo e natura e, soprattutto vini particolarmente pregiati. Le colline del Prosecco tra Conegliano e Vadobbiadene sono un esempio di competenza, innovazione e inventiva dell’arte italiana della viticoltura. E non dimenticare l’incomparabile mosaico paesaggistico! Non perdere uno dei più recenti Siti Italiani del Patrimonio Mondiale UNESCO, e forse, forse, già che ci sei di visitare una delle innumerevoli cantine.

Ivrea, la città industriale del XX secolo

Ivrea, la città industriale del XX secolo, UNESCO

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Se dovessi guardare dall’alto Ivrea in Piemonte, situata al confine settentrionale della Pianura Padana tra Torino e la Valle d’Aosta, ti accorgeresti che il fiume Dora Baltea la divide praticamente in due. La città antica è collocata a nord e presenta i resti di un anfiteatro romano, l’imponente castello del Conte Amedeo VI di Savoia e la grandiosa cattedrale che ha visto numerose trasformazioni nel corso dei secoli. A sud, tuttavia, sorge una città industriale nata dopo la fondazione dell’azienda Olivetti, cresciuta costantemente e seguendo lo sviluppo di Ivrea. Il 1^ luglio 2018, l’UNESCO ha dichiarato la città industriale di Ivrea Sito del Patrimonio Mondiale. Questo insieme di 27 edifici è ampiamente considerato l’antesignano dell’architettura aziendale e ti fa conoscere un lato differente dell’Italia settentrionale.

Macchine da scrivere, calcolatrici, computer per ufficio

Osservare Ivrea, Sito del Patrimonio Mondiale non avrebbe molto significato senza prima dare un’occhiata alla storia aziendale della Olivetti. L’azienda è stata fondata da Camillo Olivetti nel 1908. Aiutato da alcuni ingegneri, sviluppò la macchina da scrivere “M1” in un piccolo laboratorio in mattoni per tre anni e la presentò per la prima volta alla fiera industriale di Torino. La macchina da scrivere di Olivetti ha avuto un successo strepitoso, l’azienda ha iniziato a crescere contando 200 dipendenti nel 1920, circa 800 nel 1933 e addirittura 6000 durante il 1940, anno della guerra. L’azienda assunse i lavoratori soprattutto dalla zona di Ivrea – che un tempo costituivano il 90% di tutto il personale – e sviluppò, già nel 1909, un sistema innovativo di welfare dall’assicurazione sanitaria all’asilo aziendale, dai sussidi per le donne alle case vacanza, dagli spettacoli culturali alla promozione dei talenti.

Camillo Olivetti, figlio di una famiglia ebrea, siglò l’azienda con il nome Adriano per evitare l’espropriazione fascista. Adriano introdusse un nuovo modello di gestione rendendo l’aspetto del design la principale caratteristica di Olivetti. Le linee di mobili per ufficio precedentemente presentati e la macchina da scrivere portatile MP1 “Ico” si erano già mossi in questa direzione, il categorico rivestimento grigio scuro è stato introdotto successivamente. Olivetti entrò nel mercato delle calcolatrici elettroniche nel 1948, produsse i primi computers elettronici a transistor nel 1959. Adriano Olivetti ha subito un duro colpo nel 1960 a causa di una disputa con i suoi sette eredi. La morte del presidente dell’azienda Giuseppe Pero ha aggiunto altra benzina sul fuoco. Non era la prima volta che l’azienda ha dovuto risolvere problemi finanziari; diversi cambi di rotta – elettronica, computer, telecomunicazioni – hanno portato un sollievo solo temporaneo.  Dopo aver rilevato Telecom Italia nel 2003 e averla resa la nuova società madre, la Olivetti è riuscita finalmente a consolidarsi e a sorprendere ancora il mondo rientrando nel mercato dei computer dieci anni fa.

Il Movimento Comunità

L’aspetto sociale è sempre stato importante per Olivetti e lo stesso è stato per una identità aziendale ben definita. Il “Movimento Comunità” ha fortemente condizionato gli edifici del Sito del Patrimonio Mondiale UNESCO. Basato sul libro di Adriano Olivetti “L’Ordine Politico delle Comunità”, è stato presentato nel 1947. Il movimento richiedeva la ristrutturazione del paese in comuni autonomi legati da una cultura collettiva condivisa.  A differenza di altri industriali, Olivetti si è reso conto della necessità di proteggere i suoi dipendenti e fornire servizi sociali. La realizzazione dei suoi edifici residenziali ha conosciuto i rapidi cambiamenti industriali – e quindi sociali – del XX secolo. In quanto tale, questo Sito del Patrimonio Mondiale UNESCO non è soltanto notevole dal punto di vista architettonico, ma è anche una testimonianza della storia del pensiero politico dietro ad esso – anche se le attività di parte degli edifici commerciali sono sostanzialmente diminuite negli ultimi anni.

Una straordinaria architettura che segna un cambiamento industriale

Ivrea, la città industriale del XX secolo

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Nonostante AEG avesse degli edifici progettati secondo la propria identità aziendale già negli anni ’10, Olivetti è stato ampiamente considerato un pioniere dell’architettura industriale. Presentati nel corso degli anni ’30 questi edifici soddisfacevano la capacità sociale e creavano un’identità espressa nella riconoscibilità del marchio e nell’identificazione dei valori che, in cambio, accrescevano la forza produttiva. L’organizzazione, unica nel suo genere, del complesso della Olivetti – concepito e costruito sotto la direzione di Adriano Olivetti e dei maggiori architetti italiani sulla base del pensiero sociale e politico di Olivetti – ha simboleggiato un cambiamento industriale. Le meccaniche sono state digitalizzate, sono stati introdotti dei meccanismi di produzione e inseriti dei cambiamenti sociali. Ogni singolo edificio, ogni parte di questo complesso è perfettamente studiato per rispecchiare l’identità aziendale ed è ancora integrato nel paesaggio urbano senza soluzione di continuità. Non dovrebbe sorprendere il fatto che gli edifici di Olivetti siano diventati dei pilastri fondamentali per lo sviluppo delle teorie industriali e per lo sviluppo urbano nel XX secolo.

27 edifici, un solo Sito del Patrimonio Mondiale

70.000 ettari di superficie in totale, 145.000 m² di area edificata, 17% dei quali utilizzati come appartamenti, il complesso Olivetti stupisce per le sue dimensioni monumentali. Il Sito del Patrimonio Mondiale include 27 edifici, la maggior parte dei quali sono utilizzati in maniera differente ancora oggi. Essi comprendono la centrale termica e la falegnameria, l’ex edificio Sertec e il centro dei servizi sociali Borgo Olivetti, l’edificio con 18 alloggi e l’unità residenziale ovest, progettata solo nel 1968. Tutti portano la firma di rinomati architetti pur essendo fortemente caratteristici dello stile di Olivetti che continua a modellare l’intera architettura industriale fino ad oggi. L’asilo nido aziendale mostra come padre e figlio potessero essere molto più avanti dei tempi. Concepito nel 1939, le stanze sono tuttora utilizzate come servizi comunali per l’infanzia.

Inutile dire che oggi ci sono edifici aziendali più sorprendenti e impressionanti con progetti pazzeschi e dimensioni gigantesche. Tuttavia, il complesso industriale di Ivrea resta speciale, unico. Scopri com’è cambiata l’Italia nel periodo dell’industrializzazione facendo un breve giro nel sud della città. Già che ci sei, visita il centro città nella parte nord con le sue costruzioni altrettanto straordinarie. Scopri oltre duemila anni di storia ricca di eventi e in rapida evoluzione e resterai incantato da Ivrea.

L’arte della pizza napoletana

pizza napoletana

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Ora che sei già esperto della grande varietà dei Siti del Patrimonio Mondiale UNESCO in Italia, conosci diverse zone e punti di riferimento naturali e culturali. In realtà, esiste anche un terzo elenco di cui non abbiamo parlato molto finora. La Lista Rappresentativa del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità si occupa delle espressioni culturali, delle tradizioni orali, delle usanze, delle feste e dell’artigianato. Attualmente, l’Italia è rappresentata in questa lista per ben dodici volte tra cui il tradizionale artigianato del violino di Cremona, la transumanza nel Mediterraneo e sulle Alpi, l’opera dei pupi siciliani. Ciò nonostante, abbiamo scelto un pezzo di patrimonio culturale immateriale che ognuno dovrebbe conoscere: la pizza!

Benvenuti a Napoli

Non si conosce l’origine precisa della parola “pizza”. Alcune tracce la fanno risalire al longobardo, all’arabo e all’ebraico, ma anche ai diversi dialetti italiani. Esiste “piceà” o “pizzà” in napoletano, che possono essere tradotti con “tirare” con termini equivalenti in calabrese o nella lingua latina medievale. Ovviamente, questo calza perfettamente poiché la storia della pizza è strettamente collegata a Napoli. Anche se, fin dal Neolitico, esistevano piatti piuttosto differenti, la prima testimonianza moderna è stata fornita da Vincenzo Corrado che, tra il 1715 e il 1725, ha scritto riguardo la tradizione napoletana di condire con il pomodoro la pasta e la pizza. Solitamente, la diffusione della pizza è strettamente legata alla crescente popolarità del pomodoro nell’Italia meridionale.

pizza napoletana, UNESCO

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C’è una storia emozionante sulla prima pizza “moderna” che è stata verosimilmente creata a Napoli – e dove altrimenti! – da Raffaele Esposito l’11 giugno 1889. Il Re Umberto I e sua moglie Margherita desideravano una pizza. Esposito, in maniera molto patriottica, ha utilizzato i condimenti con i colori della bandiera italiana – il verde basilico, la bianca mozzarella e i rossi pomodori. Questa versione è conosciuta da allora come Pizza Margherita, la Pizzeria Brandi di Esposito è famosa ancora oggi. Tuttavia, gli storici hanno respinto questa storia avvincente. Un articolo del Washington Post del 1880 racconta la predilezione della Regina per la pizza. Aveva numerosi fornai che le consegnavano i loro prodotti prima che ne fossero selezionati otto diversi tipi. Esposito è stato l’unico pizzaiolo che ha conservato la ricevuta del riconoscimento della corte reale.

La tradizione viva della pizza

Un’occhiata alla più stretta tradizione della cucina napoletana riconosce soltanto due diversi tipi di pizza:

  • La Pizza Margherita con pomodoro, mozzarella STG a listarelle, mozzarella a dadini, basilico e olio d’oliva
  • La Pizza marinara con pomodoro, aglio, origano e olio

 

Oltre a ciò, esistono molte altre diverse varianti che possono essere ricondotte alla tradizione napoletana (per es. Capricciosa, Quattro Stagioni, Quattro Formaggi, Calzone o Diavola), senza considerare le innumerevoli specialità regionali e le curiose invenzioni con condimenti strani e bizzarri. Tuttavia, non si tratta di pizza con salsicce, spaghetti o cotoletta, stiamo parlando rigorosamente di classici.

L’Associazione Verace Pizza Napoletana è stata fondata nel 1984 per mantenere la tradizione della pizza napoletana con la finalità di proteggere questo classico in un periodo in cui sono diffusi pizza surgelata e fast food. Gli iscritti mondiali di questa associazione possono definire il loro prodotto una “vera pizza napoletana” (Verace Pizza Napoletana), il cui metodo di produzione e gli ingredienti sono controllati regolarmente. L’UE ha introdotto nel 2005 il marchio Pizza Napoletana proteggendo la realizzazione tradizionale / il metodo di produzione tradizionale come “Specialità Tradizionale Garantita” (STG). Secondo questo, una pizza napoletana è composta dai seguenti ingredienti:

  • Farina di frumento
  • Lievito di birra
  • Acqua naturale potabile
  • Pomodori pelati e/o piccoli pomodori freschi
  • Sale marino o sale da cucina
  • Olio extra vergine di oliva

 

Ci sono alcuni ulteriori ingredienti che possono essere utilizzati anche durante la cottura della pizza, ossia:

  • Aglio
  • Origano
  • Basilico fresco
  • Mozzarella di Bufala Campana DOP o mozzarella STG

 

Viene cotta soltanto nei forni a legna che in cottura raggiungono la notevole temperatura di 485°C. Inoltre, il tempo di cottura non deve superare i 60-90 secondi. La crosta leggermente più spessa è un’altra caratteristica tipica della pizza napoletana.

Un giorno di festa per mangiare la pizza

La pizza napoletana e l’arte del pizzaiolo sono state aggiunte all’ambita lista del patrimonio culturale immateriale il 7 dicembre 2017. In tutta la città è stata servita la pizza gratis per festeggiare l’evento, e da allora il 7 dicembre è una festa napoletana accompagnata da un vasto programma di più giorni con conferenze, esibizioni culinarie e cerimonie. Non dovrebbe essere una sorpresa dato che ci sono circa 3.000 pizzaioli nella regione, senza contare i pizzaioli non professionisti.

Se ora ti stai chiedendo quale sia il giusto modo di mangiare una pizza, Enzo Coccia, uno dei miti più illustri di Napoli, ha la risposta per te: piegata in due a portafoglio. In questo modo puoi sentire il sapore dell’impasto, della mozzarella e dell’olio di oliva. La salsa di pomodoro non deve sgocciolare e puoi gustare tutti gli ingredienti in un solo boccone. Evviva!

La Ferrovia Retica nei paesaggi dell’Albula e del Bernina

La Ferrovia Retica nei paesaggi dell’Albula e del Bernina, UNESCO

©Bigstock.com/gevision

La ferrovia dell’Albula e la ferrovia del Bernina parte della ferrovia Retica sono state le terze linee al mondo ad essere dichiarate Sito del Patrimonio Mondiale nel 2008. Le due tratte sono in funzione tra Thusis nel cantone svizzero dei Grigioni e St. Moritz, dove puoi cambiare dall’Albula alla ferrovia del Bernina, fino a Tirano in Italia, nella Lombardia. Fin dall’inizio, il nuovo sistema ferroviario ha aperto le porte ad un enorme turismo regionale (invernale). Ora propone un servizio regolare e delle corse panoramiche molto spettacolari. Vivi le Alpi da una prospettiva completamente nuova!

Superare i 2.000 metri di altitudine in treno

All’inizio del XX secolo le zone montane e quelle che alla fine si sono trasformate in aree per gli sport invernali tra la Svizzera e l’Italia erano quasi del tutto isolate dal resto del mondo. Grandi gole, enormi pendii e giganti rocciosi quasi insormontabili hanno posto delle enormi sfide per gli architetti della ferrovia Retica. La ferrovia dell’Albula nel 1904 e la ferrovia del Bernina nel 1910 non solo hanno portato a termine la realizzazione di due percorsi alpini, ma anche lo sviluppo di eccellenti soluzioni di trasporto. Le innumerevoli costruzioni – 196 ponti e 55 gallerie che coprono 122 chilometri – sono state l’espressione di una grande ingegnosità innovativa.

La Ferrovia Retica nei paesaggi dell’Albula e del Bernina

©Bigstock.com/Alessandro Lai

Il modo in cui questi capolavori architettonici sono stati inseriti nel paesaggio alpino continua a meravigliare ancora oggi.  Una conoscenza approfondita della zona, unita ad un audace spirito pioneristico ha dato vita ad un’armonia mozzafiato – e tutto ciò ad un’altitudine fino ai 2.253 m sul Passo del Bernina, il più alto valico ferroviario alpino in Europa. Le due ferrovie collegano la Svizzera e l’Italia tramite un tragitto di quattro ore, senza l’ausilio di alcuna tecnologia a cremagliera: una ferrovia veramente innovativa a scartamento ridotto che rimane estremamente affascinante ancora oggi.

La ferrovia dell’Albula

La prima parte di questa ferrovia del Patrimonio Mondiale è interamente in Svizzera. Con i suoi 61,67 km, la ferrovia dell’Albula collega Thusis nel distretto di Hinterrein a St. Moritz nell’Engadina. I 144 ponti hanno campate fino a due metri di ampiezza, le 42 gallerie e tunnel garantiscono esperienze spettacolari. È difficile credere che la costruzione di questa linea è iniziata nel lontano 1898. Dopo pochi chilometri, attraverserai il Viadotto Solis a 89 metri, il più alto ponte di tutta la ferrovia Retica. Un’altra meraviglia, se vuoi, è il tratto tra Bergün e Preda. In realtà la distanza in linea d’aria è di 6,5 km coperti a 417 metri d’altitudine. Tuttavia, nemmeno la ferrovia più potente avrebbe potuto padroneggiare questa impresa, motivo per cui sono state realizzate diverse costruzioni di ingegneria civile per estendere questa sezione a dodici chilometri con la ferrovia che le attraversava più volte per raggiungere l’altezza necessaria. Non perderti nemmeno la galleria dell’Albula – lunga 5.865 metri e per lo più scavata in uno spesso granito.

La ferrovia dell’Albula doveva essere molto, molto più lunga. I progetti originari prevedevano un allungamento a Chiavenna in Italia, attraverso il Passo Maiola, con un successivo collegamento diretto a Milano attraverso il Lago di Como. Dichiarazioni di intenti poco chiare da parte italiana, la I Guerra Mondiale e la successiva recessione hanno impedito tale estensione. Ora una linea AutoPostale è in funzione su questo tratto.

La ferrovia del Bernina

Arrivati a St. Moritz, si cambia per la ferrovia del Bernina. Ciò significa dirigersi verso un differente binario con diverse rotaie a causa di un altro sistema di alimentazione ferroviaria prima di spostarsi verso est. La costruzione della ferrovia del Bernina è iniziata solo dopo il completamento della ferrovia dell’Albula. L’intero percorso è stato aperto nel 1910, il funzionamento invernale è stato introdotto nel 1913/14. Durante i primi anni i costi della barriera valanghe sono stati enormi, la ferrovia è stata sull’orlo del fallimento diverse volte. Soltanto quando la ferrovia Retica è subentrata nel 1943 sono state realizzate nuove costruzioni e ammodernamenti per salvare la ferrovia del Bernina.

La prima fermata a Celerina Staz è in realtà il punto più basso sul lato nord del percorso ad un’altitudine di “soli” 1.716 m. Nei successivi 20 km c’è una crescita quasi costante raggiungendo il punto più alto vicino a Ospizio Bernina (2.253 m). Arrivare qui comporta una serie di curve e diversi cambi di direzione. Numerosi tunnel e gallerie salvaguardano questa parte della ferrovia, che è fortemente colpita da cumuli di neve, fino a Poschiavo, e poi si avvia verso una pressoché costante discesa verso l’Italia. Il tornante che svolta dietro Alp Grüm con la sua ripida pendenza e la stretta curva a 180° è particolarmente spettacolare. Potrai anche “godere” il traffico limitato sul lato sinistro dei binari incisi simili a quelli del tram durante gli stretti collegamenti attraverso i borghi di Sant’Antonio e Le Prese. Il viadotto elicoidale di Brusio raggiunge una certa altitudine per l’ultima volta prima di raggiungere la stazione capolinea di Tirano ad un’altezza di 429 metri. Il treno per Milano, che ti porta nella capitale della Lombardia in circa 2,5 ore, già ti aspetta nella stazione adiacente.

Le attrazioni lungo le linee ferroviarie

La ferrovia dell’Albula e del Bernina sono perfette se te la vuoi prendere lentamente e con calma. Per la sua altitudine eccezionale e a causa del percorso limitato sulla ferrovia a scartamento ridotto, dovresti aspettarti un tempo di percorrenza di circa quattro ore. Consigliamo in particolare questa esperienza durante l’estate poiché con le carrozze panoramiche sembra di poter semplicemente afferrare il cielo. Inoltre, ci sono numerose aree sciistiche, luoghi per escursioni e mete per gite di un giorno che ti aspettano lungo il percorso e nelle sue immediate vicinanze, tra cui:

  • Bormio: ci sono molte aree per gli sport invernali lungo il confine tra la Svizzera e l’Italia, come ad esempio Madeismo, Aprica, Livigno e Santa Caterina Valfurva. Bormio è sicuramente una delle aree sciistiche più conosciute delle Alpi, non solo per la leggendaria Coppa del Mondo di gare sciistiche sulla Pista dello Stelvio. Ti aspettano 50 km di piste perfettamente preparate.
  • Poschiavo: il pittoresco paesaggio urbano del comune dei Grigioni è costituito da case realizzate in pietra dal XVI al XIX secolo. Non perdere San Vittore, una chiesa collegiata tardo gotica, la chiesa riformata della Santa Trinità e l’Oratorio di Sant’Anna con il suo ossario – uno scenografico insieme formato da una meravigliosa architettura e un sorprendente panorama montano.
  • Sonico: certamente conosci il nostro articolo del Patrimonio Mondiale sulle incisioni rupestri in Valcamonica in questa particolare area in cui i graffiti preistorici sulla pietra coprono una lunghezza di 25 km. Uno dei punti di accesso alla valle è Sonico, a meno di un’ora da Tirano, la stazione capolinea della ferrovia del Bernina.
  • Google Street View: ad essere onesti, Google Street View, non è quello che si potrebbe definire un luogo d’interesse, ma può essere considerato un’esperienza particolare. A marzo 2012 il percorso del Patrimonio Mondiale UNESCO Albula – Bernina è stata la prima linea ferroviaria al mondo ad essere resa accessibile con foto panoramiche a 360°. Puoi trovare questa attrazione su rhb.ch.

 

Un giro con la ferrovia dell’Albula e con la ferrovia del Bernina ti consente di rilassarti in modo spettacolare. Ammira i grandiosi risultati architettonici, osserva all’interno degli enormi pendii, i maestosi giganti di roccia e la natura selvaggia in mezzo a tanti borghi piccoli e attraenti. Aggiungi all’insieme le diverse mete per le gite giornaliere per tutta la zona e non lasciarti sfuggire questa allegra escursione!