I borghi più belli di Genova e La Spezia

Piccola ma sicuramente bella: la Liguria potrebbe essere soltanto la terza regione più piccola d’Italia per superficie totale, ma la sua topografia e la sua posizione unica attraggono ospiti da tutto il paese e perfino dal mondo intero. Inoltre, questa grande regione costiera dell’Italia settentrionale ospita luoghi meravigliosi e angoli tranquilli. Sono diversi i luoghi della città metropolitana di Genova e della Provincia di La Spezia che fanno parte dell’associazione privata “I borghi più belli d’Italia” e meritano sicuramente una visita.

 

La città metropolitana di Genova

Genova dà il nome quest’area ed è sia una città cosmopolita sia un’antica potenza navale. L’antico luogo di intense attività commerciali ora ospita affascinanti chiese, edifici e palazzi, alcuni dei quali sono stati perfino dichiarati Sito del Patrimonio Mondiale UNESCO. Inoltre, l’antica provincia di Genova ha ancora molti tesori nascosti da offrire e che sicuramente meritano un’occhiata o due. I borghi più belli d’Italia della città metropolitana di Genova sono dei veri e propri gioielli.

 

©Bigstock.com/Faabi

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Campo Ligure

In parte situata nel Parco Naturale Beigua e confinante con il Parco delle Capanne di Marcarolo, Campo Ligure (2.780 abitanti circa) è un luogo di una particolare bellezza naturalistica. Originariamente chiamato Campofreddo, ha avuto il nome attuale soltanto nel 1884. Oltre agli splendidi panorami e ai meravigliosi percorsi escursionistici, non vedrai l’ora di ricevere consigli architettonici da parte di addetti ai lavori. La chiesa parrocchiale, costruita alla metà del XVIII secolo, e i grandi oratori sono ricchi di affreschi e dipinti. Ci sono anche alcuni antichi edifici da scoprire, tra cui l’imponente Castello di Campo Ligure o Palazzo Spinola.

 

Moneglia

Una baia tra due colline parzialmente piene di costruzioni ospita Moneglia (2.500 abitanti circa), situata in posizione panoramica sul mare. Il borgo è stato insignito della Bandiera Blu per la buona qualità delle sue spiagge, delle acque e dell’ambiente in genere. Due rocche sono state costruite nel corso del XII secolo per proteggere Moneglia. La Fortezza di Villafranca è stata pesantemente danneggiata durante la Seconda Guerra Mondiale e messa in sicurezza soltanto recentemente. Tuttavia, la grande Fortezza di Monleone è un luogo sicuramente da vedere. Non perdere la chiesa di San Giorgio, fondata dai monaci benedettini, con i suoi polittici gotici e l’altare in marmo policromo.

 

La Provincia di La Spezia

Il nostro viaggio ci porta ora in Provincia di La Spezia nella Liguria orientale. Oltre a diverse splendide città, ospita il Parco naturale delle Cinque Terre, una delle destinazioni più gettonate di tutto il paese. Tuttavia, ora passiamo in rassegna ai borghi più belli della Provincia di La Spezia, e ce ne sono ben sette.

 

Brugnato

Questo luogo è stato fondato dai monaci durante il VII secolo come un’abbazia. La Concattedrale dei Santi Pietro, Lorenzo e Colombano è stata costruita sulle fondamenta di una basilica risalente al primo periodo di Brugnato (1.300 abitanti circa). Possenti pilastri e grandiosi affreschi, tra cui quello pregevolissimo della “Presentazione di Gesù al tempio” rendono la cattedrale una meta assolutamente da visitare. L’adiacente museo diocesano nell’antico palazzo vescovile offre ulteriori approfondimenti sulla storia e sull’arte del luogo.

 

Deiva Marina

Essendo una nota località balneare nella valle della Riviera di Levante, Deiva Marina (1.300 abitanti circa) è circondata da una piccola ma incantevole spiaggia così come ripide colline boscose. Due torri sono state costruite alla metà del XVI secolo per proteggere il luogo dai pirati. Sfortunatamente, quella vicino alla costa è crollata nel 1852. Oltre alla splendida chiesa barocca di Sant’Antonio Abate suggeriamo vivamente di visitare i resti della rocca.

 

©Bigstock.com/Denis Vostrikov

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Framura

Meno di 600 persone vivono a Framura, un luogo in mezzo a una baia frastagliata. Abitata fin dal tempo dei Liguri, diversi maestri hanno lasciato la loro impronta in questo affascinante comune. Diverse torri di guardia ti aspettano, in parte di origini carolinge e genovesi. Goditi la straordinaria natura con numerosi alberi decidui nel Giardino Botanico di Monte Serro. In netto contrasto, la chiesa parrocchiale di San Martino è in realtà costruita su strutture difensive romane ed è stata probabilmente trasformata in un’affascinante basilica agli inizi del XII secolo.

 

Montemarcello

Montemarcello (poco meno di 300 abitanti) fa parte del comune di Ameglia, eppure è stato insignito da solo del titolo di borgo più bello d’Italia. Da un lato, ciò è dovuto alla sua posizione all’interno del Parco Naturale Montemarcello-Magra e, dall’altro lato, è dovuto ai resti di edifici splendidamente conservati del XV e XVI secolo. Entra nel borgo attraverso una vecchia porta e percorri le stradine strette. La chiesa parrocchiale di San Pietro emana un grande fascino per i suoi trittici e per il piazzale dove puoi immergerti completamente nella caratteristica atmosfera ligure.

 

Tellaro

Anche Tellaro (1.200 abitanti circa) fa parte di un altro comune (Lerici), ma è inserito da solo nell’associazione privata de “I borghi più belli d’Italia”. In questa regione originariamente abitata dagli etruschi, c’era un importante porto commerciale per le navi greche, fenicie e romane. Oggi, il piccolo borgo di pescatori è forse più conosciuto per l’annuale gara di imbarcazioni “il Palio del Golfo” o il suo Natale sottomarino. Vale sicuramente la pena fare una passeggiata attraverso il borgo con il suo magnifico castello e Palazzo Doria.

 

©Bigstock.com/faber1893

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Varese Ligure

Il comune più settentrionale della Provincia di La Spezia confina direttamente con la Provincia di Parma in Emilia Romagna e con la città metropolitana di Genova. Diverse strade medievali passano per Varese Ligure (1.800 abitanti circa) conducendoti tra fiumi, foreste e colline verso luoghi particolarmente suggestivi. Innumerevoli chiese e due rocche indicano la strada verso uno dei borghi più belli della Provincia di La Spezia. È d’obbligo una sosta nel centro storico di Borgo Rotondo con le sue facciate decorate e le antiche strutture difensive. Suggeriamo inoltre di dare una sbirciatina all’interno della chiesa di San Giovanni Battista con la splendida scultura in alabastro della Madonna con il Bambino, e l’Oratorio dei Santi Antonio e Rocco riccamente decorato con la sua affascinante architettura barocca.

 

Vernazza

Uno dei borghi delle Cinque Terre domina il tutto. L’antico borgo di pescatori di Vernazza (740 abitanti) soffre per la popolazione in forte calo. Sempre più case vengono affittate ai turisti. Ciò non dovrebbe sorprendere per la sua incantevole posizione sul sentiero escursionistico delle Cinque Terre e per la vista unica che va dalle montagne al mare. Tuttavia, il panorama da solo non è la ragione per la quale Vernazza è uno dei borghi più belli d’Italia. In questo comune, ci sono molti altri luoghi affascinanti che ti aspettano, tra cui il notevole Castello del Doria, costruito come protezione contro i pirati, la spettacolare chiesa di Santa Maria d’Antiochio, e il Santuario di Nostra Signora di Reggio (una ripida escursione di un’ora da Vernazza).

 

La Liguria è ricca di luoghi meravigliosi con il suo fascino costiero unico che si distingue per i meravigliosi panorami, le splendide spiagge, i freschi boschi e i lunghi sentieri escursionistici. Luoghi altrettanto invitanti ti trascinano verso tempi ormai andati. Il fascino medievale è sempre tangibile in Provincia di La Spezia e nella città metropolitana di Genova, così come i ricordi dell’antica potenza navale della regione. Non perderti la varietà paesaggistica della Liguria!

I borghi più belli delle province di Asti, Novara e Verbano

Innumerevoli incantevoli luoghi punteggiano il Piemonte, la regione più grande d’Italia. Essi costituiscono uno straordinario contrasto tra città famose a livello mondiale e stupiscono con le loro piccole chicche, il più delle volte nascoste, dall’aspetto prevalentemente medievale, con tante affascinanti sorprese. L’associazione privata “I borghi più belli d’Italia” collega questi irresistibili luoghi. Questa volta ti accompagneremo in un viaggio nella parte orientale della regione alla ricerca dei borghi più belli nelle tre province al confine con la Lombardia: Asti, Novara e Verbano-Cusio-Ossola.

 

La provincia di Asti

Se senti nominare Asti, potresti pensare ai tanti grandi vini che provengono da questa provincia e dalle zone limitrofe. Solo nel 1935 si è staccata dalla provincia di Alessandria, l’omonimo capoluogo che con poco più di 76.000 abitanti è senza dubbio l’attrazione principale. Tuttavia, ci sono anche due borghi particolarmente belli che ti aspettano, entrambi con una specifica attenzione alla viticoltura.

 

©Bigstock.com/Alessandro Campagnolo

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Cocconato

Sorprendenti vigneti circondano Cocconato (1.400 abitanti circa). Questo richiama l’origine del nome latino del posto: “cumconatu” e descrive la fatica necessaria per salire sulla collina dove sorge Cocconato. Oltre ai vini pregiati – le uve sono utilizzate per il vino rosso Barbera d’Asti – ci sono anche buonissimi formaggi che attendono di essere assaggiati, e diversi eventi culinari durante l’anno. Tra le attrazioni c’è la lunga camminata culinaria il primo fine settimana di giugno che in sette tappe tocca sette vigneti, includendo degustazioni di vino per 15 chilometri.

 

La chiesa della Santissima Trinità è stata costruita nel 1617 dopo un voto della popolazione con la speranza di avere protezione contro l’infuriare della peste. Tuttavia, lo scenografico portico laterale, la sacrestia e la facciata, risalgono a periodi successivi. Le parti di un castello sono state trasformate in municipio. È uno dei pochi edifici gotici del Piemonte decorato da piastrelle in cotto e archi ogivali. Ultima, ma certamente non meno importante e da non perdere è la chiesa parrocchiale di Santa Maria della Consolazione risalente al 1669 con numerosi dipinti e sorprendenti pale d’altare.

 

©Bigstock.com/Kloeg

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Mombaldone

Mombaldone è un altro luogo di importanza vitivinicola con un nome che richiama la sua posizione elevata: Mons Baldus (dal termine tedesco “bald” che significa “montagna”) indica che la collina ospitava un importante monastero. Oltre alla già affermata Barbera, a Mombaldone si coltivano anche le uve per il rosso Dolcetto d’Asti e lo spumante Alta Langa. Il tipico menu locale – salame (bichiré), pasta fatta a mano (tajarin o ravioli al plìn), bollito con salsa verde (bagnét) e formaggio robiola con mostarda – è accompagnato con questi vini pregiati.

 

Non si può solo godere del fascino vacanziero di questo piccolo comune a misura d’uomo con i suoi 200 abitanti. Mombaldone è l’unico luogo della Langa Astigiana ancora circondato dalle sue mura calcaree originarie. Partendo dalla prima porta con la sua struttura medievale, si passa davanti a diverse straordinarie chiese e ai resti di altri edifici, come il castello parzialmente distrutto, costruito tra il XIII e il XIV secolo circa. Un altro imponente palazzo, documentato fin dal 1209, ora ospita un ristorante.

 

La provincia di Novara

Magnifiche città al sud, tanta acqua al nord – la provincia di Novara con il suo omonimo capoluogo (che supera i 100.000 abitanti) promette il massimo piacere del vino e bellissime architetture. Inoltre, i due laghi, il Lago d’Orta e il Lago Maggiore sono luoghi da vedere. Uno dei borghi più belli d’Italia che impiega in modo affascinante la magia dell’acqua.

 

©Bigstock.com/aborges

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Orta San Giulio

Il nome calza a pennello: Orta San Giulio si trova su una lingua di terra che si estende nel lago sulla sponda orientale del Lago d’Orta. La frazione conta poco più di 1.300 abitanti e comprende l’isola di San Giulio, che è completamente circondata dall’acqua. Il tuo percorso porta direttamente alla più grande basilica dell’isola con la sua imponente cupola romanica. Nella cripta riposano presumibilmente i resti mortali di San Giulio, patrono del luogo. Secondo la leggenda, ha liberato l’isola da serpenti e draghi.

 

A differenza di molti altri borghi, Orta San Giulio ha un distinto aspetto rinascimentale e barocco. Il mercoledì fermati in Piazza Mario Motta per vivere il mercato settimanale che si tiene fin dal 1228. L’affascinante Villa Crespi con il suo particolare stile orientale è incantevole così come le pareti affrescate del quartiere di Legro. Molte case sono decorate con scene dei film girati nei pressi del lago. Proprio sopra il borgo si trova il Sacro Monte d’Orta, una delle nove antiche cappelle e luoghi di pellegrinaggio del XVI e XVII secolo che, nel 2003, sono state dichiarate Sito del Patrimonio Mondiale UNESCO.

 

La Provincia di Verbano-Cusio-Ossola

Solo nel 1992 la parte settentrionale della Provincia di Novara è diventata una provincia a sé. Il suo nome è l’unione di Verbano (il Lago Maggiore e la zona attorno a Verbania, il capoluogo), Cusio (il Lago d’Orta) e Ossola (la Val d’Ossola). Diverse valli fluviali attraversano la zona montuosa, qui ci sono altri due Sacri Monti…e uno dei borghi più belli d’Italia.

 

©Bigstock.com/Marcovarro

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Vogogna

L’antico borgo agricolo documentato già nel 970 è stato trasformato in uno dei più importanti capoluoghi regionali con un potere amministrativo esteso, durante il Medioevo, su gran parte della Val d’Ossola. Neanche una devastante alluvione nel 1328 è riuscita a danneggiare Vogogna, il cui nome probabilmente deriva dai Galli Agoni che sono vissuti in quest’area prima dei Romani. Tuttavia, diverse attrazioni di questo luogo, che conta circa 1.700 abitanti, sono state costruite soltanto negli anni seguenti.

 

Devi assolutamente visitare il castello dei Visconti che è stato completamente ristrutturato negli anni ’90. Costruito nel 1348, sorge sopra il luogo che originariamente doveva proteggere. A dire il vero, l’aspetto medievale delle sue mura merlate e delle alte torri è arrivato fino ai nostri giorni. Il Palazzo Pretorio di stile gotico ospita uno spettacolare mascherone celtico. Numerose case, frazioni e piccole chiese popolano il centro del borgo.

 

Vini pregiati, acque profonde e diversi stili architettonici accompagnano i borghi più belli di Asti, Novara e Verbano-Cusio-Ossola – tre province particolarmente affascinanti che potrebbero non essere le principali mete turistiche del Piemonte, ma sono piene di ogni tipo di chicca. Nel nord Italia, montagne, fiumi e laghi caratterizzano una vacanza a contatto con la natura insieme alla varietà culinaria e al fascino medievale. Non perdere questi luoghi deliziosi!

I borghi più belli della provincia di Cuneo

Pendii estesi e un magnifico paesaggio trasformano la poliedrica provincia di Cuneo, nella parte occidentale del Piemonte, in un posto spettacolare. Confinante con la Francia e la Liguria, questa zona nel nord ovest dell’Italia fa parte delle Alpi Cozie caratterizzate da molti grandi giganti montuosi, come Passo Agnello (2.748 m). Invece, ad est si spinge nella valle del Po con il fiume Tanaro e gli altri corsi d’acqua. Al di là delle sue affascinanti città, tra cui Bra, Alba e Cuneo, il capoluogo della provincia, ci sono cinque località particolarmente belle che fanno parte dell’associazione privata “I borghi più belli d’Italia”. Continua a leggere per saperne di più sui tanti tesori nascosti che ti aspettano qui.

 

©Bigstock.com/alessandrogiamello

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Chianale

Per essere un po’ più precisi, Chianale è in realtà una frazione del comune di Pontechianale che conta circa 170 abitanti. Si trova nell’alta Valle Varaita che attraversa le Alpi Cozie per circa 50 km con Maddalena, che è la città principale, situata in maniera pittoresca presso il lago artificiale di Pontechianale. Bisogna salire a quota 1.800 m per raggiungere Chianale. Qui ti attendono numerose costruzioni in pietra e sassi, come il ponte in pietra che attraversa il fiume Varaita, che divide Chianale in due. La chiesa di Sant’Antonio piuttosto semplice risale al XIV secolo ma incanta con il suo portale romanico. Un altro posto da non perdere è Casa Martinet, un antico tempio calvinista che sottolinea la particolare posizione di Chianale nel XVI secolo come unico luogo della valle caratterizzato dalla libertà religiosa.

 

Garessio

In netto contrasto con Chianale, Garessio conta oltre 2.900 abitanti a 621 m di altitudine. Eppure, questo comune è un altro dei luoghi più belli d’Italia. Era una tappa importante per i commercianti di sale durante il Medioevo, ed è diventato un rilevante borgo termale agli inizi del XX secolo per le sue sorgenti di acqua minerale, per poi rinnovarsi negli ultimi anni come meta per tutto l’anno per escursionisti, appassionati di mountain bike e sciatori.

 

Garessio è un luogo incantevole se stai cercando di trascorrere una vacanza sportiva in Piemonte. Tuttavia, la sua condizione di membro dei “Borghi più belli d’Italia” deriva principalmente dal borgo medievale ben conservato di Borgo Maggiore. Tra le tante cose da vedere qui ci sono la torre Ponte Rosa che attualmente ospita una pinacoteca, Casa Odda con le sue finestre gotiche su una facciata di pietra e mattoni e il Bricco. Queste costruzioni al di sotto del borgo in collina potrebbero essere un po’ fatiscenti, ma sono senz’altro tra gli edifici più affascinanti. Non perdere Porta Jhape, la porta cittadina ancora collegata alle mura medievali della città. Nelle vicinanze passa l’antica strada dei commercianti di sale.

 

©Bigstock.com/rglinsky

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Monforte d’Alba

Gli appassionati di vino potrebbero già conoscere Monforte d’Alba. Le uve per il vino rosso Dolcetto d’Alba vengono coltivate in questo luogo che conta circa 2.000 abitanti. Ma ci sono altre specialità enologiche, come il Nebbiolo e il Barbera, o lo spumante Alta Langa. Nel 2014 infatti, l’estesa zona vinicola è stata dichiarata Sito del Patrimonio Mondiale UNESCO – il 50° sito italiano ad essere insignito di questo onore.

 

Attendi impaziente le diverse opportunità di degustare i cinque ottimi vini regionali con diversi tour nei vigneti e degustazioni di vini. Inoltre, Monteforte d’Alba ha mantenuto la sua struttura medievale che si apre a ventaglio verso la vallata. Antiche meridiane e luoghi di culto sono solo alcune delle attrazioni che ti attendono lungo le ripide stradine. Il campanile è l’ultima testimonianza superstite della chiesa parrocchiale menzionata per la prima volta nel 1223. Tuttavia, dell’originario castello (documentato per la prima volta nell’XI secolo) non resta nulla a parte le rovine, dopo che fu attaccato dalle forze sabaude. Da allora ha lasciato il posto a Palazzo Scarampi.

 

©Bigstock.com/Massimo Parisi

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Neive

Anche Neive (3.300 abitanti circa) è immersa nella famosa zona vitivinicola. Le uve sono utilizzate per il Dolcetto d’Alba, il vino spumante dolce Asti e quello fermo, il Moscato d’Asti. Ottimi piatti di carne e pasta, come i Tajarin al Tartufo (pasta fatta a mano con tartufi), e una deliziosa torta alle nocciole deliziano il palato.

 

Neive affonda le sue radici nel periodo romano. Il suo nome proviene dalla nobile famiglia romana Gens Naevia, gli antichi proprietari. Tuttavia, qui vedrai principalmente l’architettura medievale. Tra gli edifici più antichi c’è la Torre romanica del Monastero, risalente al X secolo, originariamente parte di un monastero benedettino. Dai un’occhiata alla Torre dell’Orologio del XIII secolo per vedere una lapide commemorativa romana. E infine non perdere Casa Bongioanni – uno degli edifici più nuovi (costruito intorno al 1750) con ricche decorazioni e numerosi affreschi.

 

Ostana

Ostana è diventata quasi inesistente un paio di anni fa. Il borgo contava quasi 1.200 abitanti nel 1921, per poi scendere sotto i 70 nel 2006. Gli investimenti nel turismo hanno portato un po’ di sollievo – il numero si è avvicinato a 90, anche di più durante i mesi estivi – ma c’è ancora molta strada da fare. Tuttavia, merita una visita il borgo nella parte alta del Po ad un’altitudine di 1.200 m. Le antiche strutture medievali del centro del borgo ricordano le origini di Ostana, così come gli incantevoli panorami e le cime maestose. Fermati al municipio di La Villo, sede di un museo, un centro termale e – molto presto – una parete da arrampicata.

 

Per quanto diversi possano essere i cinque luoghi più belli della Provincia di Cuneo, tutti cercano di conservare il loro fascino medievale mostrando angoli senza tempo non restando fermi nel passato. Magnifici panorami, molti ottimi vini nelle zone vitivinicole dell’UNESCO, e fantastiche vedute sull’ampia vallata e sugli incredibili massicci montuosi scandiscono il tuo prossimo tour nella provincia. È tempo di una vera e propria vacanza!

I borghi più belli di Alessandria, Biella e Torino

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Con una superficie totale di 25.399,83 km², il Piemonte è la regione più grande d’Italia. Confina con due stati (Svizzera e Francia a nord) e quattro regioni. Oltre alle sue magnifiche città, famose in tutto il mondo – in particolare la città d’arte di Torino – scoprirai molti posti belli e più distanti che sono riusciti a mantenere il loro fascino originario con sfumature medievali. L’associazione privata “I borghi più belli d’Italia” si dedica al sostegno e alla presentazione di questi luoghi meravigliosi. Oggi ti portiamo in tre province piemontesi: Alessandria, Biella e la città metropolitana di Torino.

 

La provincia di Alessandria

Puoi trovare Alessandria, la terza provincia più grande della regione, nel Piemonte sudorientale. Questa zona prevalentemente montuosa e collinare è conosciuta per i suoi numerosi laghi e fiumi, mentre le pianure nell’entroterra sono principalmente utilizzate per l’agricoltura. A parte le città più grandi, come Tortona, Casale Monferrato o Alessandria stessa, ecco alcuni posti speciali che dobbiamo farti conoscere.

 

Cella Monte

Questa ridente cittadina di poco meno di 500 abitanti nella regione vinicola del Monferrato, protetta dall’UNESCO, ha probabilmente preso il nome dalle cantine scavate nell’arenaria. Potete visitarle durante una passeggiata nei sotterranei, i cosiddetti Infernòt. Temperature e umidità costanti insieme alla mancanza di luce creano le condizioni ideali per la conservazione del vino. La tua passeggiata verso Monte Cella ti porta nel passato con le conchiglie incastonate nella pietra. Milioni di anni fa, c’era un grande oceano in quest’area che si è lasciato alle spalle l’arenaria con i resti marittimi.

 

Garbagna

Il borgo principale della Val Grue prende il nome dal suo fondatore, l’Imperatore romano Galba. Vale sempre la pena di fare una gita al castello che domina il piccolo borgo (poco più di 600 abitanti). Questo complesso medievale risale al IX secolo. Il Santuario della Madonna del Lago si trova poco fuori Garbagna. La leggenda vuole che la Vergine Maria sia apparsa nel 1341 ad una pastorella muta dandole il dono della parola.

 

Vho

Vho (250 abitanti circa) in realtà non è un borgo a sé stante, bensì una frazione di Tortona. Solo il panorama sui campi e sui vigneti circostanti è in grado di stupire. Oltre a diversi musei, è d’obbligo visitare la chiesa di San Salvatore con i suoi pavimenti marmorei e le sue statue.

 

Volpedo

Una visita a Volpedo (1.200 abitanti circa) vizia davvero il palato poiché il piccolo borgo è conosciuto per la coltivazione della frutta, per le deliziose marmellate e per gli gnocchi di patate. Se non sei affamato, c’è comunque molto da vedere qui. La chiesa romanica del X secolo è ricoperta di affreschi della scuola dei fratelli Basilio, autori di una parte all’interno della Cattedrale di Milano. In periferia, c’è un piccolo museo dedicato al pittore Giuseppe Pellizza da Volpedo, nato a Volpedo e diventato famoso a Milano.

 

La provincia di Biella

La provincia di Biella è tra le più recenti del paese. È stata istituita nel 1996 ed è prevalentemente circondata da Torino e Vercelli. Accanto all’antico luogo di culto di Oropa che è stato dichiarato Sito del Patrimonio UNESCO quale parte dei Sacri Monti, ti aspettano due luoghi particolarmente suggestivi nella Provincia di Biella.

 

Ricetto di Candelo

Ricetto deriva dal termine latino “receptum” (rifugio). Tuttavia, Ricetto di Candelo è in realtà una sorta di rione di Candelo formato da strutture medievali del XIV secolo che si estendono su 13.000 m² e comprendono circa 200 piccole case ben tenute. Durante i periodi di guerra la popolazione ha trovato rifugio in questo borgo fortificato. Diversi palazzi, mura imponenti e la grande porta-torre accompagnano la tua passeggiata attraverso questo luogo senza tempo.

 

Rosazza

Ci sono appena circa 100 abitanti in questo piccolo borgo dominato dal suo straordinario castello. La struttura e la chiesa altrettanto grande costruite soltanto verso la fine del XIX secolo – un insieme di elementi stilistici longobardi, romanici, rinascimentali, bizantini e arabi con ulteriori simboli cristiani, esoterici e massonici – creano un aspetto sorprendente diventato famoso al di là della regione grazie a Federico Rosazza che ha sicuramente lasciato la sua impronta (architettonica) in questo tranquillo borgo di montagna.

 

La città metropolitana di Torino

Infine, diamo uno sguardo ai dintorni di Torino costituiti da alcuni dei centri più grandi della regione. Tuttavia, in questa vasta area urbana puoi scoprire luoghi più piccoli e tranquilli che ti mostrano un lato diverso del Piemonte.

 

Ingria

Ingria fa parte de “I borghi più belli d’Italia” solo dalla fine del 2021 ed è uno dei luoghi più piccoli di questa associazione con appena 42 abitanti – un po’ difficile credere che nel Medioevo quasi 2.000 persone potessero abitare qui. Una passeggiata nel borgo ti conduce davanti a vecchie case medievali con pareti decorate da pannelli che raffigurano la vita passata a Ingria e fanno parte di un museo a cielo aperto.

 

©Bigstock.com/edgarmachado

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Usseaux

180 abitanti sparsi su un’area di circa 38 km², questi sono numeri piuttosto insoliti per Usseaux, un posto conosciuto per la sua meravigliosa flora e fauna. Due parchi naturali (il Parco naturale Orsiera – Rocciavrè e il Parco naturale del Gran Bosco di Salbertrand) si estendono nell’area municipale delle Alpi Cozie. Numerosi antichi edifici, accuratamente restaurati, ti aspettano, tra cui un antico mulino ad acqua, il forno pubblico, o la chiesa parrocchiale. Circa 40 murales ad Usseaux sono dedicati alla vita nell’antico borgo.

 

Il Piemonte è non “solo” Torino ma molto di più, come ti mostreranno velocemente i tour delle province di Alessandria e Biella e la vasta città metropolitana di Torino. Numerosi borghi piccoli e ordinati mettono da parte la loro diversa natura e fanno rivivere l’Italia medievale mostrando come andavano le cose in questi luoghi a misura d’uomo. Non perdere questi tesori nascosti nel nord ovest del paese!

I borghi più belli della Valle d’Aosta

L’associazione privata “I borghi più belli d’Italia” è stata fondata nel 2001 con l’obiettivo di candidare e sostenere i luoghi particolarmente belli d’Italia. Questi luoghi sono in prevalenza situati al di fuori dei percorsi turistici battuti e sono a rischio di cadere nell’oblio. Molti di essi sono di origine medievale, perfino chiusi al traffico, hanno un fascino caratteristico e un paesaggio urbano armonioso. Potrai trovare due di questi borghi in Valle d’Aosta nella parte nord occidentale della regione, borghi di cui dovresti assolutamente sapere di più.

 

Étroubles

©Bigstock.com/emanisca

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La prima tappa è Étroubles. Ti trovi nella parte francofona della regione, come suggerisce il nome. Con poco meno di 500 abitanti e una superficie piuttosto ampia di circa 39 km², Étroubles è un classico borgo di montagna sulle Alpi occidentali italiane. Situato sul Passo del Gran San Bernardo, la sua storia può essere fatta risalire al periodo romano. Infatti, il nome di Étroubles deriva dai termini latini e occitani che stanno per “paglia” e “campi di paglia”, che descrivono bene i magnifici dintorni del borgo.

 

Le antiche usanze e tradizioni restano vive ad Étroubles. Il Veillà è incentrato sulla vita dell’antico borgo che va dal tradizionale artigianato all’agricoltura fino alla vita sociale quotidiana. La cucina riflette tutto questo, compreso il dolce fritto “bugie” e la rustica “seuppa freida” (pane nero raffermo inzuppato nel vino rosso). Una delle attrazioni del periodo di Carnevale è una processione satirica che ironizza sulla marcia di Napoleone nel borgo.

 

Lasciando da parte queste straordinarie tradizioni e festività in cui sarai certamente il benvenuto a braccia aperte, ci sono alcuni luoghi ad Étroubles che devi visitare:

  • La chiesa parrocchiale: Menzionata per la prima volta nel Medioevo, l’attuale chiesa di Santa Maria Assunta è molto più moderna in quanto fu costruita soltanto nel 1815. Le rocce dell’antico edificio furono utilizzate per la nuova struttura, ma il campanile mantiene tuttora delle radici romaniche.
  • Torre di Vachéry: Originariamente questa torre fu costruita come vedetta del sistema difensivo locale durante il XII secolo e successivamente adattata a residenza. Bruciata durante la seconda guerra mondiale e da allora lentamente restaurata, la Torre di Vachéry riproduce le strutture medievali di Étroubles.
  • Il museo all’aperto: Un progetto artistico che risale al 2005 unisce l’affascinante paesaggio e le montagne circostanti. 21 artisti famosi hanno trasformato le mura delle case di tutto il borgo in un gigantesco museo all’aperto che ti accompagna nelle tue passeggiate attraverso Étroubles.

 

Bard

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Situato sulla Dora Baltea, Bard si dedica alla conservazione del patrimonio culturale della Valle d’Aosta. Per la sua posizione nella stretta gola, la zona era già abitata durante il neolitico e successivamente è diventata parte di una strada di collegamento tra i territori dei galli e quelli dei romani. Infatti, il nome probabilmente deriva dal celtico “bar”, rocca o luogo fortificato. Forse non sarai sorpreso di sapere che Bard (circa 120 abitanti, 3 km² di superficie totale) ha giocato un ruolo importante come fortificazione difensiva nel corso della storia perfino fermando, per un breve lasso di tempo, un attacco a sorpresa dell’esercito francese nel maggio del 1800.

 

Cosa piuttosto sorprendente per un fazzoletto di terra così stretto, ci sono alcuni eventi vinicoli sulla terrazza lungo l’antica strada romana. I viticoltori della regione sono molto tenaci e apparentemente insensibili alla posizione sfavorevole con le sue alte formazioni rocciose. Un vino rosso intenso estratto dal Nebbiolo con un leggero gusto di mandorla delizia il palato. Le altre specialità regionali includono i biscotti “paste de meglia” a base di farina di mais e il famoso brodo di Natale “bœuf de Noël”.

 

Ci sono anche molti tesori che ti attendono a Bard:

  • Il Forte di Bard: Le originarie strutture fortificate possono essere fatte risalire agli Ostrogoti nel VI secolo, ma sono stati i Conti di Aosta e Savoia che hanno ampliato la fortezza. Fatta esplodere e distrutta per decreto di Napoleone dopo che l’avanzata delle truppe francesi era stata interrotta qui, l’imponente struttura è stata ricostruita durante gli anni ’30 dell’800. Attualmente ospita diversi musei e mostre, tra cui lo straordinario Museo delle Alpi che illustra la storia e la natura delle Alpi Occidentali.
  • La chiesa parrocchiale: Naturalmente, Bard ha la sua chiesa con non poche somiglianze con quella di Étroubles: dedicata all’Assunzione di Maria, originariamente era una struttura medievale, e ricostruita durante il XIX secolo. Tuttavia, il campanile è riuscito a mantenere il suo fascino medievale.
  • I dintorni: Ci sono diversi borghi più piccoli nei dintorni di Bard che permettono di girare la regione. Particolarmente suggestivi sono il borgo medievale di Albard e le case di roccia di Crous in mezzo ai castagneti. Non perdere una gita all’incantevole Tête de Cou con la sua vista mozzafiato.

 

La Valle d’Aosta ospita borghi meravigliosi che sono, al pari della regione, troppo spesso ignorati e trascurati. Tuttavia, in realtà tutto il meraviglioso nord ovest d’Italia merita sempre una visita. Scopri questi e altri straordinari borghi della regione durante la tua prossima vacanza e lasciati incantare dal loro fascino incontaminato!

La città d’arte di Noto in stile barocco siciliano

Lo stile tardo barocco è molto diffuso e visibile in gran parte della Sicilia conferendo alle città e ai borghi un aspetto realmente omogeneo e misterioso. Questo insieme è particolarmente eclatante in Val di Noto, una zona a rischio di attività vulcaniche. Nel 2002, otto città, tra cui la particolarmente affascinante città d’arte di Noto, sono state dichiarate Sito del Patrimonio Mondiale. La completa ricostruzione dopo un devastante terremoto ha dato vita al paesaggio urbano contemporaneo piuttosto omogeneo con alcuni tocchi moderni e diversi resti del ricco patrimonio antico. Il tuo tour della griglia stradale ortogonale ti conduce a numerosi edifici in tufo e ti mostra probabilmente alcuni degli esempi più belli dell’architettura siciliana.

 

La storia delle due Noto

Prima di Noto c’era Netum, un’importante città circa otto chilometri a nord ovest rispetto all’attuale città d’arte. Fondata dai Siculi e conquistata piuttosto presto da Siracusa – i Romani cedettero la città a Gerone II di Siracusa, un personaggio chiave durante la prima guerra punica – prima che cadesse definitivamente sotto il dominio romano. Probabilmente non resterai sorpreso di scoprire che in questa zona sono stati rinvenuti edifici e manufatti siculi, greci e romani. Noto è diventato uno dei luoghi più importanti di tutta l’isola durante il dominio arabo ed è stata l’ultima roccaforte musulmana nel 1091 prima che i Normanni portassero il benessere in città.

 

La città di importanti intellettuali ha visto una svolta devastante l’11 gennaio 1693 quando un violento terremoto colpì la Val di Noto. La Noto medievale scomparve quasi del tutto, più della metà della popolazione rimase uccisa. Si decise di ricostruire la città sulla riva sinistra del fiume Asinaro, un po’ più vicino alla costa. L’architetto locale Rosario Gagliardi curò la contemporanea griglia stradale ottagonale e l’omogeneità dello stile barocco siciliano. Ecco perché ora la città d’arte di Noto ha quest’aspetto piuttosto omogeneo in ogni dove.

 

Le chiese

©Bigstock.com/Alberto SevenOnSeven

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Va da sé che tra i numerosi edifici costruiti dopo il terremoto c’erano molte chiese. C’era anche il progetto di rendere la città una diocesi, e questi luoghi sacri hanno portato avanti tale idea:

  • San Nicolò: La cattedrale della città d’arte è senza dubbio la chiesa più grande e più famosa. Originariamente sorta come principale chiesa parrocchiale e notevolmente ampliata nel corso del XVIII secolo, puoi vedere da lontano la sua brillante facciata giallo chiaro in pietra calcarea. Le vistose torri e l’ampia scalinata conferiscono alla cattedrale un’imponente presenza. In netto contrasto, l’interno sembra piuttosto spento da quando, nel 1996, la cupola e le navate laterali sono crollate a causa del logoramento del materiale e dell’erosione. Da allora, la cattedrale è stata ampiamente restaurata con nuovi affreschi aggiunti alla cupola ricostruita.
  • Santissimo Salvatore: L’unione di questa chiesa con il convento benedettino è relativamente semplice e pratica. Risalta il balcone con le grate in ferro che permette alle suore del convento di seguire la messa con vista sulla piazza antistante l’edificio. Oggi, il convento è riservato ai seminaristi.
  • San Carlo al Corso: La sola facciata concava rende questa chiesa un’attrazione insieme al vicino seminario gesuita e al monastero. La composizione classica di colonne e capitelli utilizza elementi dorici, ionici e corinzi. Vistosi dipinti, statue ed affreschi fiancheggiano gli interni riccamente decorati.
  • San Domenico: Anche questa chiesa risalta per la sua varietà stilistica delle colonne che mostrano elementi dorici e ionici sostenendo deliziosamente il capolavoro di Gagliardi. Il grande e splendido stucco di San Domenico rappresenta diverse scene bibliche adattandosi perfettamente al luogo.
  • San Girolamo: Conosciuta anche come Chiesa di Montevergine, questo edificio è stato originariamente fondato per le suore benedettine. Un’altra facciata concava crea un effetto piuttosto imponente dovuto allo stretto corridoio al di fuori della chiesa. Lasciati incantare ancora una volta dai brillanti stucchi.

 

Altre attrazioni a Noto

©Bigstock.com/vvoevale

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Questo è soltanto un estratto delle numerose chiese nella città d’arte di Noto. Tuttavia, diamo un’occhiata ad altri edifici in cui dovresti fermarti durante la tua passeggiata in città.

  • Palazzo Ducezio: Intitolato al condottiero siculo Ducezio, questo palazzo attualmente ospita il municipio. Il palazzo è stato visibilmente influenzato dalle residenze francesi, i mobili in stile Luigi XV aggiungono un tocco di rococò al tutto. Il balcone fuori dall’aula magna offre una vista esclusiva sulla cattedrale.
  • Palazzo Nicolaci: Noto è anche l’Infiorata tra fine maggio e i primi di giugno. La creazione di questi complessi tappeti e dipinti floreali lungo strade e scalinate richiede settimane e settimane. Il luogo principale della rappresentazione è Palazzo Nicolaci con le sue 90 stanze abbondantemente decorate. Il palazzo è anche sede della biblioteca comunale.
  • Il Museo Civico: Il museo civico di Noto è diviso in due sezioni. Da un lato, interessanti approfondimenti sulla storia regionale con diversi resti da complessi archeologici. L’altra affascinante sezione riguarda la galleria d’arte contemporanea che ti mostra la più recente storia dell’arte siciliana.

 

Netum e la Villa Romana

Gran parte degli antichi edifici di Noto sono ricoperti dalle rovine della città medievale tranne tre stanze scavate nella roccia. Gli scavi nell’entroterra hanno portato alla luce reperti piuttosto interessanti, tra cui le catacombe cristiane e bizantine, e cimiteri siculi e greci. A Noto, o Noto Antica, sono stati scoperti i resti di un anfiteatro, di una palestra ed un’iscrizione greca che allude a Gerone II di Siracusa.

 

Puoi scovare ancora più testimonianze dell’eredità antica di Noto. C’è Elorus o Helorus, un’antica città greca sulla costa e sull’estuario del fiume Tellaro, a circa otto chilometri verso sud. Le ceramiche greche attestano che Elorus è stata fondata attorno all’VIII secolo a.C. Qui sono stati scoperti templi, strade, edifici residenziali oltre alla testimonianza di due torri quadrate e una cinta muraria. Percorri un altro chilometro verso sud e fermati alla Villa Romana del Tellaro, una villa romana della seconda metà del IV secolo d.C. È nota soprattutto per i suoi mosaici pavimentali perfettamente conservati che ricordano la Villa Romana del Casale.

 

L’aspetto piuttosto omogeneo della città d’arte di Noto nasconde affascinanti capolavori grandi e piccoli e chicche per addetti ai lavori assolutamente da conoscere. Questo Sito del Patrimonio Mondiale UNESCO è leggermente differente ma perfetto per farti conoscere l’intero splendore del barocco siciliano. Aggiungi all’insieme tracce affascinanti dell’antico patrimonio, soprattutto nell’entroterra, e scova una meta avvincente ed emozionante con molti tesori nascosti dietro la sua facciata apparentemente omogenea. La città d’arte di Noto è una meta assolutamente da non perdere quando si viaggia in Sicilia!

La città d’arte di Palermo e il suo ricco patrimonio culturale

©Bigstock.com/magicbones

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La quinta città più grande d’Italia si trova in Sicilia. Palermo, il capoluogo dell’isola è uno dei luoghi più importanti del paese per più di una ragione. Non è soltanto il centro politico della Sicilia, ma il suo patrimonio storico, culturale ed architettonico regge il confronto con le più grandi e famose città d’arte. Le influenze medievali arabo-normanne dominano il paesaggio urbano ancora oggi. Innumerevoli chiese e palazzi, la maggior parte dei quali disposti attorno a piazze centrali come Piazza Pretoria e Piazza Quattro Canti, sorprendono e stupiscono per la loro ampiezza, diversità ed unicità. La città d’arte di Palermo è uno di quei luoghi dove è possibile scoprire qualcosa di nuovo, quasi magico, durante ogni visita. Ecco cosa non perdere durante la tua prossima vacanza. Tuttavia, prima di tutto, diamo un’occhiata all’affascinante storia della città.

 

La storia di Palermo tra centro economico e culturale

La vicina grotta di Addaura attesta i primi insediamenti umani nella regione attorno all’8000 a.C. Puoi vedere i relativi reperti nel Museo Archeologico della città d’arte. Palermo stessa è stata fondata dai Fenici nell’VIII secolo a.C. come snodo commerciale. La città era forse chiamata Ziz (“il fiore”), probabilmente per il suolo fertile. Sebbene Palermo non sia mai stata dominata dai greci, essi gli hanno dato il suo attuale nome: Pánormos, “l’ampio porto”. I romani hanno conquistato la città durante la prima guerra punica e le hanno permesso di fiorire. La conquista dei vandali e la successiva riconquista orientale dei romani ha dato inizio alla perdita di importanza di Palermo. Tuttavia, il dominio musulmano è diventato il catalizzatore di un boom senza precedenti. Puoi vedere le tracce di questo periodo ancora oggi. Indicata come capoluogo dei musulmani in Sicilia nell’831, Palermo è stata per molto tempo la terza città più grande d’Europa e un fiorente centro commerciale.

 

La conquista normanna del 1072 e il successivo governo degli Hohenstaufen hanno portato alla costruzione di numerose chiese e palazzi che sono ancora tra le più importanti attrazioni della città. Nel 2015, alcuni edifici e strutture sono perfino stati dichiarati Sito del Patrimonio Mondiale UNESCO. Carlo d’Angiò ha spostato il capoluogo del suo regno a Napoli. Palermo si è impoverita sempre di più arrivando infine ai sanguinosi Vespri Siciliani. I frequenti cambiamenti dei governanti hanno dato il via ad una grave perdita di importanza nei secoli successivi. Pesantemente colpita dai bombardamenti aerei in tempo di guerra, Palermo ha visto un incredibile afflusso di nuovi residenti dalle zone rurali che ha portato alla costruzione di numerosi edifici poveri.  Inoltre, la città è stata teatro di violente guerre di mafia. Negli ultimi anni, il mandato del sindaco Leoluca Orlando ha creato un certo rinnovamento nella vita pubblica e culturale.

 

Le chiese di Palermo

©Bigstock.com/katatonia82

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Il dominio normanno, in particolare, ha visto la costruzione di numerose chiese nella città d’arte di Palermo. Elencarle tutte andrebbe oltre la finalità di questo articolo. Ecco alcuni luoghi di culto da visitare:

  • La Cattedrale di Palermo: La chiesa più grande ed importante della città d’arte, il cui nome completo è “Basilica Cattedrale Metropolitana Primaziale della Santa Vergine Maria Assunta”, risale al VI secolo. L’attuale edificio è stato realizzato dopo un terremoto, tra il 1184 e il 1185 e più volte riadattato nei periodi successivi, in particolare da Ferdinando Fuga sul finire del XVIII secolo. Spaziando dalla classica struttura di chiesa normanna fortificata agli elementi arabi delle tre absidi fino al portico tardo gotico, la facciata mostra bene questa varietà architettonica. All’interno puoi ammirare le trasformazioni di Fuga in tutto il loro splendore, accompagnate da preziose sculture. C’è una sorta di orologio solare nella meridiana astronomica sul pavimento di fronte all’altare. La luce del sole che proviene dalla cupola attraversa questa linea esattamente a mezzogiorno.
  • San Giovanni dei Lebbrosi: La chiesa arabo-normanna più antica di Palermo probabilmente ha avuto origine nel 1071 al di fuori della vecchia cinta muraria. Si trova in un piccolo parco e presenta tre absidi e cupole semisferiche caratteristiche dei luoghi di culto normanni di Palermo. Le finestre leggermente ogivali, tuttavia, sono probabilmente le prime ogive dell’occidente cristiano.
  • San Giovanni degli Eremiti: Questo edificio potrebbe aver subito molte modifiche, ma conserva ancora il suo splendore medievale grazie alla scoperta e al restauro di Giuseppe Patricolo nel 1877. La caratteristica chiesa normanna con finestre ogivali ospita resti di antichi affreschi e pitture murarie avvolti nel mistero.
  • La Martorana: Molte modifiche sono avvenute anche in questo edificio originariamente a pianta centrale dalla metà del XII secolo. Inizialmente, vi era annesso un convento benedettino. Successivamente sono state aggiunte una facciata barocca e una torre campanaria con i piani superiori adattati allo stile gotico catalano. Mosaici vistosi e splendenti – soprattutto nella cupola della navata centrale, il punto più alto della chiesa – sicuramente ti stupiranno.
  • San Cataldo: Scova l’antica chiesa privata del Majone di Bari, ammiraglio sotto il re Guglielmo I di Sicilia, proprio accanto a La Martorana. La struttura cubica pugliese, proprio tipica di questo periodo, svela alti ambienti a tre navate con antiche colonne. San Cataldo è particolarmente gettonata per i matrimoni.
  • La Chiesa di San Giovanni alla Guilla: L’antica sede dell’Ordine di Malta è diventata una chiesa più volte restaurata con rivestimenti barocchi siciliani purtroppo scarsamente conservati. I piani superiori con antichi elementi romanici oggi sembrano davvero i migliori.
  • La Magione: Conosciuta anche come Santissima Trinità, è una delle ultime chiese costruite dai normanni. La Magione è stata ampiamente ristrutturata dopo i danni della guerra mondiale permettendo di ammirare il soffitto ligneo medievale e le varie stratificazioni dei chiostri.
  • Santo Spirito: Fuori Palermo c’era un’abbazia cistercense. Le condizioni climatiche avverse ne hanno determinato l’abbandono e la distruzione lasciandosi alle spalle soltanto la Chiesa di Santo Spirito. Dopo aver asportato gli elementi barocchi, ora emana il fascino normanno.
  • Sant’Agostino: Come suggerisce il nome, Sant’Agostino è una chiesa agostiniana. L’edificio gotico risale alla fine del XIII secolo, la facciata riccamente decorata con il rosone è arrivata poco dopo. Probabilmente sarai sorpreso di vedere stucchi barocchi all’interno.
  • San Francesco d’Assisi: I primi insediamenti francescani possono essere fatti risalire al 1235. Questa chiesa è stata costruita tra il 1255 e il 1277, ma è stata ristrutturata nello stile agostiniano a causa dei pesanti danni di guerra. Sorprendenti dipinti abbelliscono le cappelle di questo edificio gotico.
  • La Chiesa del Gesù: La più antica chiesa gesuita, invece, è uno dei più recenti edifici sacri della città d’arte di Palermo. Questo luogo di culto dalla facciata piuttosto semplice è stato costruito durante la seconda metà del XVI secolo. All’interno i lavori sono durati fino al 1860, il che non dovrebbe sorprenderti vedendo la ricca raccolta di dipinti, affreschi e rilievi. Dietro la chiesa si trovano la Casa Professa dei Gesuiti e la biblioteca comunale di Palermo.

 

Incantevoli palazzi

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Non ci sono solo molte chiese a Palermo, troverai anche un sacco di palazzi. Situati in particolare intorno e nelle piazze centrali come Quattro Canti e Piazza Pretoria (con la sorprendente fontana del manierismo assolutamente da non perdere!), sono vere attrazioni come:

  • Il Palazzo dei Normanni: Il Palazzo dei Normanni o Palazzo Reale ti aspetta nel punto più alto della città medievale. Le sue mura più antiche risalgono addirittura al periodo fenicio-cartaginese. L’antica sede dei re normanni potrebbe aver perso tre delle sue quattro torri nel corso degli anni, ma ha ottenuto una facciata rinascimentale che si armonizza meravigliosamente con la struttura originale. Magnifiche arcate rinascimentali e mosaici del XIX secolo accompagnano il tuo tour nel palazzo.
  • Palazzo Chiaramonte: Lo stile architettonico tardo gotico della Sicilia del XIV secolo è conosciuto anche come “stile Chiaramonte”, e ciò è dovuto a questo palazzo. La forma cubica e il piano terra quasi senza finestre sembrano abbastanza ordinari. Tuttavia, il soffitto ligneo nella sala principale è da non perdere. Scene bibliche, apocalittiche, mitologiche, erotiche ed eroiche affiancano l’affascinante soffitto a pannelli.
  • Palazzo Sclafani: Manfredi Chiaramonte ha impiegato decenni per costruire il suo palazzo. Suo cognato Matteo Sclafani ha voluto umiliarlo costruendo questo palazzo in pochissimo tempo. Vari restauri hanno aggiunto elementi arabi e normanni all’architettura gotica delle origini.
  • Palazzo Branciforte: Questo palazzo reale trasformato in banco dei pegni nei pressi del mare risale al tardo XVI secolo. Una strada divide le due parti dell’edificio collegate da corridoi e ponti. Le sale rappresentative riccamente decorate con affreschi sono disposte al primo piano. Il palazzo attualmente ospita numerose mostre e collezioni, tra cui reperti archeologici, maioliche, monete, francobolli e sculture.

 

Arte e cultura

La vita culturale di Palermo ha avuto una netta ripresa nel corso degli ultimi decenni. In città puoi trovare diversi musei, pinacoteche, teatri e teatri d’opera (rimessi in funzione) che arricchiscono in maniera significativa la vita culturale. Suggeriamo i seguenti:

  • Il Museo Archeologico: Dalla preistoria della Sicilia al periodo tardo romano, il museo archeologico della città ospita i reperti della parte occidentale dell’isola. Affascinanti bronzi greci e reperti provenienti dai templi di Selinunte sono tra le attrazioni di questa esposizione su tre piani.
  • La Galleria Regionale: I due piani del tardo gotico Palazzo Abatellis ospitano la pinacoteca di Palermo. Essa è incentrata su affreschi, dipinti, sculture e ceramiche. Tra i pezzi più significativi ci sono “l’Annunziata di Palermo” di Antonello da Messina e l’affresco “il trionfo della morte” di un autore sconosciuto, entrambe opere del XV secolo.
  • Il Museo Diocesano: L’arte sacra di Palermo ha trovato una degna dimora nel Palazzo Arcivescovile. Un percorso ad anello ti conduce attraverso le sale dove l’architettura stessa diventa arte – tra cui le antiche finestre gotiche della primitiva costruzione. Diverse sale sono dedicate alla scuola siciliana di pittura tra cui quelle di Antonello Gagini, Vincenzo Gaggini e Pietro Novelli.
  • Il Museo Etnografico: Se sei sempre stato interessato alla cultura e alla popolazione siciliana, il museo etnografico dell’isola è il posto perfetto per te. I burattini fatti a mano del famoso teatro dei pupi siciliano e i carri siciliani finemente dipinti che fino agli anni ’50 venivano trainati dagli asini e dai cavalli sono tra i pezzi più affascinanti.
  • Il Teatro Massimo: Chiudiamo con un pezzo di storia. L’antica sede della chiesa e dell’abbazia di San Giuliano ora ospita questo meraviglioso teatro terminato nel 1897. La sala riccamente decorata può ospitare circa 1.300 persone. Inoltre, all’interno del Teatro Massimo sono state girate le scene finali de “Il Padrino Parte III”.

 

Palermo è una di quelle città in cui un giorno semplicemente non basta. Il nostro elenco di siti tocca la superficie del capoluogo siciliano in cui splendore e varietà, un sacco di spiagge, splendidi panorami del mare scintillante e perfino delle tante montagne ti stupiranno giorno dopo giorno. Ti suggeriamo di trascorrere almeno un lungo weekend nella città d’arte di Palermo per scoprire e godere a tuo piacimento delle numerose chiese e dei palazzi. Palermo vale sempre un viaggio: provaci!

La città d’arte di Messina: la porta della Sicilia

©Bigstock.com/ilolab

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Lo Stretto di Messina è noto anche come la porta della Sicilia. Non unisce soltanto due specchi d’acqua – il Mar Tirreno e il Mar Ionio – ma, prima di tutto, l’isola con il resto d’Italia. Il collegamento tra Villa San Giovanni in Calabria (pochi chilometri a nord di Reggio Calabria) e Messina è uno degli snodi più importanti d’Italia. Solo una cosa viene trascurata un po’ troppo spesso: Messina è una splendida ed affascinante città d’arte che è riuscita a mantenere la sua aura magica nonostante le numerose devastazioni e calamità naturali. Visitare la città d’arte di Messina riserva grandi sorprese e dovrebbe essere inclusa in ogni vacanza siciliana. Scopri ciò che la città ha in serbo per te.

 

Gli alti e bassi della storia di Messina

Le radici di Messina possono essere fatte risalire all’VIII secolo a.C. quando i coloni ionici si sono stabiliti in questa zona e l’hanno chiamata Zancle, dal termine siculo “falce” ed è stato probabilmente influenzato dalla forma a falce di questa lingua di terra. Il nome Messene compare nel V secolo a.C. Cartaginesi e Mamertini hanno saccheggiato e devastato la città, questi ultimi infine hanno dato inizio alla Prima Guerra Punica. Questo ha avuto come risultato che Messina è diventata una città libera alleata con Roma, e successivamente inclusa nella provincia romana di Sicilia come un’importante base marittima coronata da un alto faro. Tuttavia, il periodo dello sviluppo economico è svanito nel corso del IX secolo. La città ha visto succedersi numerosi conquistatori, come gli Arabi, i Normanni, e persino una breve conquista del Re Riccardo I (Cuor di Leone).

 

Ciò ha dato il via a diversi secoli estremamente ricchi di eventi che ha visto Messina sperimentare tutti gli alti e bassi che si possano immaginare. Attraverso Messina, nel 1347, le navi genovesi hanno portato la morte nera verso nell’Europa Occidentale. Le cronache contemporanee parlano dell’arrivo di “navi della morte” che galleggiavano verso la terra senza alcun sopravvissuto a bordo. In maniera leggermente diversa, il conio di Messina ha lasciato il suo tratto distintivo sulle valute medievali fino al 1678. La città è stata anche sede del Consolato del Mare, un ente regolatore del commercio navale mondiale, e del Consolato della Seta, la corporazione dei commercianti della seta. Nel 1783 un forte terremoto con successive onde di maremoto ha distrutto gran parte della città, tra cui la cattedrale e altri luoghi. Gli sforzi per la ricostruzione hanno posto una grande importanza su ampie strade e piazze spaziose. Un altro terremoto e successivo maremoto nel 1908 ha raso al suolo il 90% degli edifici, oltre 60.000 persone hanno perso la vita. Nemmeno i violenti bombardamenti aerei durante la seconda guerra mondiale hanno scoraggiato la popolazione che ha ricostruito nuovamente tutto. Ecco perché oggi la città d’arte di Messina è così riccamente stratificata.

 

La Cattedrale e la sua piazza

Come hai appena letto, la Cattedrale di Santa Maria Assunta è stata distrutta e ricostruita diverse volte. Della sobria struttura originaria della chiesa consacrata nel 1197 non è rimasto quasi nulla. Nel 1254 un incendio ha distrutto il soffitto a cassettoni. Anche il corpo del re Corrado IV, defunto e sepolto da poco, è rimasto vittima delle fiamme. Le pareti sono crollate durante i due terremoti sopracitati che hanno distrutto l’interno, gli incendi causati dalle bombe hanno bruciato praticamente tutto fino al pavimento. L’attuale aspetto della basilica con una pianta a croce latina ha delle evidenti influenze gotiche e normanne. Il portale principale è interamente gotico. Le tre navate sono separate da due file di 13 colonne con capitelli corinzi. Particolarmente degna di nota è la decorazione a mosaico nella Cappella dei Sacramenti. Risale al XIV secolo ed è uno dei pochi gioielli sopravvissuti alle innumerevoli distruzioni.

 

Allo splendido complesso della cattedrale appartiene anche il campanile (alto 48 metri, costruito nuovamente nel 1933). Il suo stile medievale si adatta perfettamente alla basilica. Il lato rivolto verso piazza del duomo è decorato con scene che raffigurano fatti storici e religiosi legati a Messina. Il suo orologio comincia a muoversi ogni giorno a mezzogiorno. Scova il tesoro della cattedrale nel lato sud della chiesa. Una cosa che devi assolutamente vedere è la Manta d’oro del 1668. La stupenda Fontana di Orione con il suo tocco scenico rinascimentale completa perfettamente questo grandioso insieme.

 

©Bigstock.com/milosk50

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Altre attrazioni a Messina

La piazza del duomo non è affatto l’unica attrazione della città d’arte di Messina. Dovresti assolutamente dare un’occhiata ai seguenti gioielli:

  • Il Palazzo Monte di Pietà: Ci sono (e c’erano) molti palazzi a Messina. Questo palazzo nobiliare del XVII secolo, costruito sull’antica area di una piccola chiesa, è certamente tra i più belli del suo genere. Si eleva imponente con la sua grandiosa facciata e la loggia. Puoi ammirare anche i resti di un’altra chiesa.
  • La Chiesa del Carmine: I Carmelitani hanno fatto costruire la loro prima chiesa in quest’area già alla metà del XIII secolo. L’attuale struttura risale al 1930, eretta dopo l’ultimo devastante terremoto. Il passaggio graduale tra lo stile barocco e quello rococò rende la chiesa, vistosa e riccamente decorata, un luogo da vedere. Ospita diverse cappelle altrettanto spettacolari.
  • La Chiesa della Santissima Annunziata dei Catalani: Questa chiesa normanna del XII secolo è uno dei pochi edifici sopravvissuti a tutte le calamità naturali e ora si trova tre metri al di sotto delle strade ricostruite. Qui potrai apprezzare affascinanti influenze arabe, bizantine e perfino romane. L’abside è particolarmente spettacolare.
  • Il Forte del Santissimo Salvatore: Alcune mura potrebbero essere state demolite dal terremoto del 1908, ma la fortezza ancora di proprietà militare, è riuscita a mantenere perlopiù il suo splendore originale del XVI secolo. Potresti scovare alcuni resti di strutture altomedievali in tutto l’edificio.
  • Il Forte Gonzaga: Questa fortezza è stata costruita nel 1540 come protezione contro l’Impero ottomano in rapida espansione. Sorge sopra la città e domina lo Stretto di Messina. Il Forte Gonzaga è diventato di proprietà della città nel 1973. Ci sono progetti per trasformarlo in museo e centro conferenze.
  • Il Palacultura Antonello da Messina: Il Palazzo della Cultura è uno degli edifici più moderni della città, almeno dall’esterno. E proprio questo suo aspetto ha causato per anni una serie di discussioni a causa della forte somiglianza con il Municipio di Boston, che a sua volta avrebbe dovuto essere stato demolito da tempo. Inoltre, il Palacultura è stato edificato su un’area archeologica che ne ha ritardato la costruzione per circa 30 anni. Tuttavia, il centro polivalente sembra essere sorprendentemente indifferente a tutte le discussioni e alle controversie.

 

Lo Stretto di Messina

All’inizio abbiamo parlato un po’ dello stretto tra la Sicilia e la Calabria. Può essere attraversato solo via mare sebbene il traghetto sia attrezzato per il trasporto delle carrozze ferroviarie della tratta che collega Palermo a Napoli. La costruzione di un ponte è stata in discussione per decenni. Un’iniziativa del 2003 ci si è avvicinata molto ma dieci anni dopo tutte le speranze sono andate in frantumi. Tra i maggiori rischi di costruire un ponte ci sono i forti venti e il rischio di terremoti. Tuttavia, gli sforzi per simili progetti continuano ancora oggi.

 

Poi ancora nel dopoguerra lo stretto di Messina è stato attraversato… dall’elettricità. L’installazione dell’energia elettrica in Sicilia attraverso la terraferma italiana è iniziata nel 1955. Gli elettrodotti aerei collegavano la stazione calabrese di Scilla con la stazione siciliana di Messina-Santo. Il palo della corrente a 224 m di altezza è ancora in piedi anche se le linee elettriche sono state rimosse nel 1944 a favore di un cavo sottomarino. Puoi scalare il vecchio palo siciliano con i suoi 1250 gradini. La vista è sorprendente fin tanto che la testa regge le altezze.

 

Come puoi vedere, Messina è una città d’arte fantastica e diversificata con tante sorprese. Il semplice viaggio dalla terraferma è meraviglioso, ma la città stessa ha molto da offrire comunque. L’architettura è riccamente stratificata con un entusiasmante mix imposto di fascino classico, spirito moderno e intelligenti reinterpretazioni che attraversa tutte le piazze e le strade. Non dovresti assolutamente perdere la città d’arte di Messina – sicuramente da visitare quando si viaggia in Sicilia e/o in Calabria!

La città d’arte di Cagliari e le sue antiche testimonianze

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Il capoluogo della Sardegna si trova nel sud dell’isola. Ospita spiagge straordinarie, splendidi lungomare e interessanti parchi. Insomma, qualcosa di cui non si parla abbastanza: Cagliari è una città d’arte poliedrica che mette in mostra la sua storia lunghissima e variegata, nel miglior modo possibile. Già abitata in età preistorica, è stata conquistata, distrutta, abbandonata e ricostruita. Così, oggi a Cagliari e dintorni puoi addentrarti nel patrimonio di innumerevoli epoche in una sorta di timelapse architettonico. E per finire, c’è la splendida vista sul Golfo di Cagliari dal punto più alto della città collinare… non c’è niente di meglio di tutto ciò!

 

Una breve storia di Cagliari

Le radici della regione risalgono all’età neolitica. L’area era molto frequentata, soprattutto dalla cultura di Monte Claro, per la sua posizione ideale tra il mare, una pianura fertile, due zone paludose e delle montagne alte, come rifugio. Caralis, così era conosciuta la zona, successivamente diventò una colonia fenicia, posta sotto il dominio romano dopo la prima guerra punica, con il ruolo chiave di base navale durante la seconda guerra punica e infine ottenne lo status di municipio. I Vandali la invasero dopo la caduta dell’Impero Romano d’Occidente, ma l’inclusione nell’Impero Bizantino assicurò a Cagliari un ruolo chiave durante il Medioevo.

 

Quando, nel corso del IX secolo, Bisanzio iniziò a perdere importanza si formarono i cinque Giudicati Sardi se non altro fino all’annessione di Augugliastra da parte di Cagliari che, per diversi secoli, li ridusse a quattro. Tuttavia questo periodo di indipendenza ha fatto sì che i cittadini lasciassero la città e fondarono nell’entroterra Santa Igia per sfuggire ai ripetuti attacchi dei pirati. La Repubblica di Pisa distrusse Santa Igia durante le sue conquiste del 1258; Castel di Castro, fondata dai mercanti, è diventata l’antenata della moderna Cagliari. Durante il XIV secolo, la regione fu posta sotto l’amministrazione spagnola e passò ai Savoia nel 1718 dando vita al Regno sardo-piemontese. Cagliari visse un enorme boom dopo l’Unità d’Italia. Numerosi edifici si levavano verso il cielo, accompagnati dal famoso stile Art Nouveau e dalle decorazioni floreali.

 

Quello che resta di Caralis

Stiamo alla larga dai tempi moderni per ora poiché la città d’arte di Cagliari ha molta storia da offrire. Il nostro primo luogo di interesse è Caralis, il nome del capoluogo della Sardegna in epoca punica, romana e cristiana. Due luoghi particolarmente ben conservati illustrano il suo ruolo chiave nella regione in modo davvero straordinario. La nostra prima tappa è Tuvixeddu, la collina dei piccoli buchi, in sardo. È chiamata così per una buona ragione poiché questa necropoli punica su una collina a nord di Cagliari è composta da migliaia di tombe rupestri. Un’altra necropoli e un luogo di sepoltura romano sono stati aggiunti successivamente. Le foto aeree mostrano com’è attualmente questa area che sembra essere stata bucata.

 

La testimonianza più importante dell’eredità romana a Cagliari, oltre al cosiddetto Heroon di Atilia Pomptilla con iscrizioni poetiche greche e romane – è l’anfiteatro. Costruito direttamente nella collina con diversi posti scavati nella roccia, per secoli è stato utilizzato come una cava distruggendo purtroppo gran parte dell’imponente struttura che ospitava da 8.000 a 12.300 spettatori. A partire dai primi ripristini e restauri nel 1866 l’anfiteatro è stato dotato di ulteriori strutture in legno, come corridoi e gradinate, trasformando l’atmosfera storica in un luogo per eventi contemporaneo.

 

La cattedrale di Cagliari

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La Cattedrale di Santa Maria Assunta e Santa Cecilia è uno dei tanti edifici in cui praticamente nessuna pietra è intonsa. I Pisani, già nel 1217, fecero costruire una cattedrale nello stile normanno-pisano allora prevalente. I primi rimaneggiamenti nel XIV secolo hanno cambiato la facciata e aggiunto il transetto. Cambiamenti simili si sono ripetuti più e più volte, sebbene le modifiche barocche iniziate nel 1669 hanno avuto certamente il maggior impatto d’insieme sulla struttura. Puoi vedere i resti della facciata barocca – rimossa a causa del suo stato compromesso e ricostruita tra le due guerre con elementi romanico-pisani – nel museo della cattedrale.

 

Queste modifiche fortemente barocche sono visibili soprattutto dentro la cattedrale poiché l’interno è stato riadattato secondo questo stile. Tra le attrazioni c’è la cripta dove i resti di quasi 300 martiri sardi hanno trovato la loro ultima casa. La volta della cripta è decorata con 600 rosette. Il paliotto d’argento smaltato da Madrid, il tabernacolo finemente cesellato, la grande pala d’altare con la scena di una crocifissione e la Madonna in trono, e i pavimenti artistici in marmo policromo ti stupiranno. Non perdere il pulpito in marmo del XII secolo, un dono dei Pisani e uno dei più importanti capolavori d’arte pisana dell’isola.

 

Altre attrazioni a Cagliari

Mettendo da parte gli antichi resti di Caralis e l’imponente cattedrale solo per un momento, ci sono molte altre attrazioni che rendono Cagliari una notevole città d’arte:

  • La Basilica di Nostra Signora di Bonaria: La collina di Bonaria a Cagliari nasconde non solo una necropoli, ma anche il più grande centro di pellegrinaggio della Sardegna. La prima rocca è stata costruita attorno al 1323/24 dopo che Alfonso d’Aragona aveva conquistato tutta la Sardegna attraverso Bonaria. Tuttavia, la Basilica odierna risale al periodo barocco. Il suo nome deriva da una meravigliosa statua che secondo la leggenda fu portata a riva in una cassa nel 1370. Un dipinto di Antonio Corriga all’interno della basilica rappresenta il salvataggio della statua da parte dei marinai. Il monastero annesso, nel suo chiostro, documenta la storia dell’adorazione della Vergine Maria di Bonaria.
  • Il Bastione di Saint Remy: Gli spagnoli hanno costruito diverse fortificazioni nel tardo XVI secolo per proteggere Cagliari. Alla fine, due sono diventate le fondamenta di questo bastione costruito tra il 1896 e il 1902. Tuttavia, l’imponente struttura neoclassica non svolge alcun ruolo militare. C’è una grande terrazza panoramica che è molto famosa per turisti e persone del posto. Qui puoi godere di un magnifico panorama su tutta la città d’arte.
  • Le Torri: Alcune parti delle antiche strutture difensive sono ancora in piedi, come la Torre dell’Elefante e la Torre di San Pancrazio. Originariamente esse erano parte della prima struttura pisana del XIV secolo e sono state utilizzate come prigione dagli spagnoli. Fin dalla ristrutturazione nel 1999 si può salire sia sulla torre dell’elefante – che prende il nome dal piccolo elefante sul cancello – e sulla torre San Pancrazio per godere di una vista meravigliosa.

 

Elementi dell’età della pietra ed elementi barocchi si fondono meravigliosamente e in modo sorprendente a Cagliari. La città d’arte vive attraverso differenti epoche trovando un modo affascinante di rappresentarle tutte nella loro straordinaria varietà. Splendidi punti panoramici, e tanti meravigliosi musei, bar e ristoranti creano lo scenario per una vacanza in città diversa e divertente, sia in autunno che in inverno. Qui potrai vedere la Sardegna più bella e nel suo lato migliore.

Reggio Calabria, la città d’arte con un’eredità antica

©Bigstock.com/byvalet

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Il sud Italia ospita i più antichi insediamenti del paese che hanno lasciato tracce che puoi squisitamente esplorare e ammirare ancora oggi. Se hai voglia di una vacanza culturale e sei appassionato di storia, ti suggeriamo la città d’arte di Reggio Calabria. La città più grande della Calabria e l’antico capoluogo della regione – un onore che passò a Catanzaro nel 1970 – si trova sul lato est dello Stretto di Messina. Puoi comodamente raggiungere la città siciliana con il traghetto in appena 20 minuti e ciò si presta perfettamente ad una originale vacanza culturale in una doppia città. A Reggio Calabria troverai un enorme patrimonio, architetture diversificate e uno dei lungomari più belli dell’intero paese. Andiamo!

 

Le radici greche della Calabria

C’è sicuramente molta storia a Reggio Calabria. La sua antenata, Rhegion, era una delle colonie greche più antiche d’Italia oltre a Cuma. Probabilmente fondata intorno al 720 a.C. da coloni calcidesi, ha avuto un forte sviluppo grazie alle intense attività commerciali oltre ad una flotta di circa 70 imbarcazioni. Conquistata e distrutta da Dioniso I di Siracusa dopo aspri combattimenti nel 387 a.C. – Rhegion si era alleata con Atene contro Siracusa – la popolazione ormai ridotta in schiavitù perse tutte le sue ricchezze. Infine, passò ai Romani poco prima della prima Guerra Punica, diventò una fiorente città prendendo il nome di Rhegium Julii e, dopo la caduta dell’Impero romano d’Occidente e diverse invasioni, alla fine è diventata un dominio bizantino.

 

I secoli successivi si rivelarono molto movimentati. Reggio Calabria fu conquistata dagli arabi di Sicilia nel 918, ebbe molti contatti Normanni e infine fu inglobata nel Regno di Sicilia e nel Regno di Napoli. Mantenne le sue influenze greche fino al XVII secolo e sopravvisse persino ai saccheggi dei turchi Ottomani che pianificarono di diffondere l’Islam da qui in tutta Italia. Dopo gli Asburgo, gli spagnoli e il regno napoleonico Reggio Calabria infine divenne parte dell’Italia unita. Colpita da violenti terremoti fin dall’antichità, il più dannoso fu quello di Messina nel 1908 che con il suo tsunami distrusse gran parte della città. Almeno un terzo della popolazione perse la vita. Ecco il motivo per cui diversi luoghi a Reggio Calabria hanno un aspetto decisamente più moderno.

 

Una passeggiata sulla spiaggia

Reggio Calabria è situata direttamente sul mare ed ha innumerevoli spiagge che si prestano ad un tuffo in acqua – certamente imprescindibile durante i caldi mesi estivi. Una lunga passeggiata sul lungomare accuratamente rinnovato è quello che ci vuole. Costruito alla fine del XVIII secolo come esperimento sostanziale dell’escursionismo verso il borgo di allora, potrai vedere numerose ville ed edifici sorprendenti. Le facciate decorate in modo originale ti stupiranno ancora ed ancora. Tra le attrazioni c’è l’anfiteatro sul mare, uno dei luoghi più famosi per eventi di Reggio Calabria. Oltre agli edifici più significativi, i numerosi locali e i bar sulla spiaggia, non bisogna dimenticare di affacciarsi sul mare. Nelle giornate limpide – e qui ce ne sono abbastanza – puoi facilmente vedere Messina.

 

Il Museo Nazionale della Magna Grecia

Inizialmente ti abbiamo consigliato la città d’arte di Reggio Calabria come una meravigliosa meta storica e culturale. Il motivo principale di tutto ciò è nascosto dietro le mura del museo archeologico, noto come Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria o MArRC. L’edificio – progettato nel 1932, terminato nel 1942, ma vuoto per diversi anni fino al dopoguerra – sembra piuttosto ordinario dall’esterno. I quattro piani di questo museo ampiamente rinnovato racconta tutta la storia che desideri di Reggio Calabria, dai primi insediamenti greci ai tempi più moderni. Il piano terra con le sue 15 sale è dedicato ai ritrovamenti della pianura di Sibari e di Locri con vari reperti provenienti dai tempi greci e la ricostruzione di una tomba scavata nella roccia. L’antica Reggio Calabria e un’affascinante collezione di antiche monete si trovano al primo piano, mentre la storia artistica della regione dal Medioevo ad oggi è raccontata al secondo piano.

 

L’attrazione imperdibile, senza alcun dubbio, si trova nel seminterrato, il luogo perfetto per una mostra intitolata “archeologia subacquea”. Troverai reperti provenienti dai mari calabresi e dalle navi affondate, come le anfore e le ancore del periodo greco e romano, nelle prime due sale. Tuttavia, la sala III si prepara a superarle. Oltre alla testa del filosofo trovata a Porticello e alla scultura di un sovrano del V secolo a.C., potrai ammirare i Bronzi di Riace. Sono stati trovati davanti al litorale di Riace in provincia di Reggio Calabria nel 1972 e accuratamente restaurati per diversi anni. Le statue, entrambe di circa due metri d’altezza, probabilmente reggevano scudi di legno ed armi da taglio. Potrebbero essere state dei doni di consacrazione per un tempio e potrebbero essere state poste su dei piedistalli.

 

Altri luoghi a Reggio Calabria

©Bigstock.com/Aliaksandr Antanovich

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Mentre il museo archeologico di Reggio Calabria è assolutamente da non perdere, questa città d’arte ospita molti altri splendidi luoghi di cui dobbiamo semplicemente parlarti:

  • Il Duomo di Reggio: La Basilica Cattedrale Metropolitana di Maria Santissima Assunta in Cielo, la cattedrale della città, è uno degli edifici gravemente colpiti dal terremoto del 1908. Ciò che è stato iniziato nel 300 d.C. sui resti di un tempio greco e ha visto numerose ristrutturazioni e ampliamenti nel corso dei secoli ed è stato interamente ricostruito nel XX secolo. L’attuale cattedrale neogotica con il suo campanile di 28 metri d’altezza è riuscita almeno a conservare alcuni manufatti del XV e XVI secolo. Il portale d’ingresso riccamente decorato da solo merita la visita.
  • Madre della Consolazione: Un altro edificio distrutto è questa chiesa del XVI secolo. Temporaneamente stabilizzata con una struttura in legno per decenni, la nuova chiesa di pellegrinaggio ha un tocco decisamente più moderno creando un affascinante contrasto con le antiche radici di Reggio Calabria. La pala d’altare, un dipinto della Madonna della Consolazione, prende parte ad una processione che lo conduce alla cattedrale a settembre per ritornare a novembre. Questo rievoca i secoli passati quando il manufatto veniva ripetutamente portato al Duomo di Reggio durante le epidemie.
  • Il Castello Aragonese: La nostra tappa finale è un altro punto di riferimento della città d’arte di Reggio Calabria. Strutture fortificate esistevano probabilmente fin dall’antichità. Allora la collina su cui sorge la fortezza era molto più accentuata. Mentre il suo nome è dovuto alle consistenti modifiche architettoniche sotto il re Ferdinando I d’Aragona, che ha fatto costruire i suggestivi bastioni rotondi con i merli, le origini della fortezza probabilmente si collocano tra il IX e l’XI secolo, nel periodo bizantino.

 

Il ricco e multiforme patrimonio greco, con molti ostacoli e rigore, ma anche autentica estasi e gioia accompagnano il tuo tour della città d’arte di Reggio Calabria. Scopri la città più grande della Calabria in tutto il suo splendore e la sua diversità tra statue inestimabili, magnifici panorami e possenti mura difensive. Un ulteriore viaggio a Messina in traghetto è un extra di benvenuto – è ora di pensare alla tua prossima vacanza!